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Trump vuole cambiare il regime in Iran, l’intelligence Usa gli da una cattiva notizia

Trump vuole cambiare il regime in Iran, l’intelligence Usa gli da una cattiva notizia

Dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei nell’operazione Epic Fury, il presidente americano punta a una nuova leadership a Teheran. Un rapporto dell’intelligence mette però in dubbio la possibilità di un vero cambio di regime.

Trump vuole cambiare il regime in Iran dopo l’offensiva militare avviata dagli Stati Uniti il 28 febbraio con l’operazione Epic Fury. L’attacco, che ha portato all’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, secondo la Casa Bianca dovrebbe aprire la strada all’insediamento di una nuova leadership accettata da Washington.

Il presidente americano ha più volte indicato la necessità di impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari e ha suggerito che il futuro politico del Paese potrebbe essere ridisegnato, citando il precedente venezuelano. Tuttavia Trump vuole cambiare il regime in Iran in un contesto che, secondo diversi analisti e apparati di sicurezza statunitensi, resta estremamente complesso.

Il rapporto dell’intelligence americana

Un rapporto classificato del National Intelligence Council, l’organismo che sintetizza le valutazioni delle 18 agenzie di intelligence degli Stati Uniti, mette in dubbio che un’azione militare possa produrre un cambio di potere a Teheran.

Secondo il documento, anche un’offensiva su larga scala avrebbe scarse probabilità di rovesciare l’attuale struttura di potere iraniana, fondata su istituzioni politiche e militari consolidate e su meccanismi interni di successione.

Il rapporto, redatto prima dell’inizio delle operazioni del 28 febbraio e confermato da fonti citate dal Washington Post, analizza diversi scenari: attacchi mirati contro i leader del regime e campagne più ampie contro istituzioni governative e militari. In entrambi i casi, la valutazione degli analisti è che il sistema sia progettato per garantire la continuità del potere.

La successione dopo la morte di Khamenei

Secondo le analisi dell’intelligence, alla morte della Guida Suprema il sistema politico iraniano attiverebbe procedure istituzionali per assicurare la successione senza modificare la struttura del regime.

La scelta del nuovo leader resta formalmente nelle mani dell’Assemblea degli Esperti, con un ruolo significativo dei pasdaran e delle strutture di sicurezza. Proprio queste dinamiche renderebbero difficile l’obiettivo per cui Trump vuole cambiare il regime in Iran attraverso la pressione militare.

I primi segnali arrivati da Teheran dopo la morte di Khamenei sembrano confermare questa previsione, con l’avvio del processo per la scelta di una nuova guida suprema.

Opposizione interna giudicata troppo debole

Il rapporto dell’intelligence esclude anche la possibilità che l’opposizione interna possa prendere il controllo del Paese. Gli analisti sottolineano che non esiste attualmente una forza politica organizzata in grado di confrontarsi con l’apparato di potere rimasto al regime.

Secondo gli esperti citati dal Washington Post, l’idea che Washington possa influenzare direttamente la scelta del nuovo leader incontrerebbe forti resistenze politiche e ideologiche. Accettare un intervento esterno significherebbe per l’élite iraniana rinnegare i principi su cui si fonda la Repubblica islamica.

Gli obiettivi dichiarati dell’operazione Epic Fury

La Casa Bianca continua a difendere l’operazione militare. La portavoce Anna Kelly ha dichiarato che gli obiettivi dell’offensiva sono distruggere i missili balistici iraniani, colpire la capacità produttiva militare, smantellare la marina e impedire a Teheran di ottenere un’arma nucleare.

Il rapporto dell’intelligence, tuttavia, suggerisce che l’esito politico dell’operazione resta incerto. Nonostante le dichiarazioni della Casa Bianca, per gli analisti statunitensi Trump vuole cambiare il regime in Iran ma la struttura del potere iraniano potrebbe resistere anche a un’offensiva militare prolungata.

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(con fonte AdnKronos)