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Norvegia, Marius Borg Hoiby condannato a 4 anni per reati sessuali
Il figlio della principessa ereditaria Mette-Marit riconosciuto colpevole di due accuse di stupro. Assolto da altre imputazioni, resta sotto processo mediatico e giudiziario in Norvegia
Marius Borg Hoiby, figlio della principessa ereditaria norvegese Mette-Marit, è stato condannato a quattro anni di carcere per una serie di reati, secondo quanto riportato dai media norvegesi. Il 29enne è stato riconosciuto colpevole di due delle accuse di stupro a suo carico, mentre è stato assolto da altre due contestazioni.
Hoiby era stato arrestato dalla polizia norvegese con l’accusa di stupro e, nel complesso, ha dovuto rispondere a circa 40 capi d’accusa. Il procedimento si è svolto in parte in videoconferenza per motivi di salute, mentre l’imputato si trovava già in stato di custodia cautelare dall’1 febbraio.
Lo scorso agosto era stato accusato di aver aggredito fisicamente la fidanzata nel suo appartamento, episodio che aveva portato a un primo arresto e a circa 30 ore di fermo da parte della polizia.
Le accuse e il processo
Secondo il quotidiano norvegese Verdens Gang, il tribunale ha assolto Hoiby da due delle quattro accuse di stupro, condannandolo invece per le restanti. Il figlio della principessa ereditaria non è membro ufficiale della casa reale e non perde alcun titolo, pur essendo figura legata alla famiglia reale norvegese.
Nel corso del procedimento giudiziario, Hoiby ha ammesso la responsabilità per altri reati contestati, tra cui il trasporto di 3,5 chili di marijuana, episodi di aggressione fisica e minacce, escludendo però le accuse di stupro.
Le dichiarazioni in aula
In tribunale, Hoiby ha descritto la propria condizione personale affermando: “Sono conosciuto principalmente come il figlio di mia madre, nient’altro. Ho sempre avuto un estremo bisogno di riconoscimento. Questo si è tradotto in molto sesso, molte droghe e molto alcol”.
Il pubblico ministero Sturla Henriksbo, nella sua requisitoria, ha definito l’imputato “un uomo che pensa di poter fare quello che vuole”.
La difesa ha invece richiamato la pressione mediatica sul caso, sostenendo che Hoiby sia stato rappresentato pubblicamente come “un mostro”, diventando bersaglio dell’opinione pubblica norvegese.
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(con fonte AdnKronos)
