World
Naza, l’ex 007 israeliana: «Noi avvisavamo i civili prima degli attacchi»
Sarit Zehavi, per 15 anni nell’intelligence militare delle Idf, contesta la ricostruzione del documentario premiato a Venezia: «C’è una confusione intenzionale». La colonnello riservista israeliana spiega ad Adnkronos il significato di «Nezek Agavi» e respinge la rappresentazione delle procedure dell’esercito israeliano a Gaza
«Avvisare la popolazione per ridurre i danni collaterali in tempo di guerra. Questa era la mia missione». Sarit Zehavi, colonnella riservista che ha trascorso 15 anni nell’intelligence militare delle Idf, prima nella ricerca e nelle analisi e poi nel Commando settentrionale, contesta la rappresentazione offerta dal documentario Naza, premiato alla Mostra del Cinema di Venezia.
Il punto da cui parte la sua critica è il significato stesso del termine utilizzato come titolo del film. «Nezek agavi», spiega Zehavi in un’intervista ad Adnkronos, è un’espressione giuridica collegata alle leggi di guerra e indica i danni involontari provocati alle infrastrutture o alla popolazione civile.
Secondo l’ex ufficiale, si tratta quindi di un concetto opposto alla tesi sostenuta nel documentario, che interpreta invece i danni inflitti alla popolazione di Gaza come intenzionali.
«Il film confonde intelligence e pianificazione»
Zehavi contesta soprattutto il modo in cui il film, a suo giudizio, sovrappone momenti diversi dell’attività militare.
«C’è una confusione intenzionale tra la fase di intelligence e la fase di pianificazione», sostiene. La prima, spiega, ha il compito di raccogliere il maggior numero possibile di informazioni sull’utilizzo militare e civile di un obiettivo, proprio per consentire di agire con maggiore cautela.
Nella ricostruzione dell’ex ufficiale, il documentario trascurerebbe invece ciò che avviene dopo la raccolta delle informazioni: ogni obiettivo viene sottoposto alla verifica dei consulenti legali e, prima dell’attacco, vengono adottate procedure per avvisare la popolazione.
Zehavi aggiunge che viene monitorata anche l’evacuazione, per verificare quante persone abbiano effettivamente lasciato l’area. «Nulla in questo processo avviene in modo automatico», afferma.
«La missione è ridurre il numero delle vittime»
È proprio la gestione dei cosiddetti danni collaterali a costituire, secondo Zehavi, una parte del lavoro svolto nell’intelligence militare.
«Se a Israele non importasse dei danni collaterali, della morte di civili dall’altra parte, perché ci preoccuperemmo di fare delle valutazioni, cercando di capire quante persone potrebbero rimanere uccise?», osserva.
L’ex ufficiale elenca quindi le procedure che, secondo la sua ricostruzione, servono a diminuire il rischio per i civili: avvertimenti preventivi, monitoraggio delle evacuazioni e aiuti umanitari.
«Ridurle. Ridurle il più possibile», risponde quando le viene chiesto quale sia l’approccio delle Idf rispetto alle vittime civili palestinesi. «È la missione di molti membri dell’Idf e io ero tra loro, ma ce ne sono molti altri».
Zehavi precisa anche di non avere creato un «sistema Naza». A suo giudizio, parlare di un sistema o di un’unità specifica è impreciso. Il suo lavoro, spiega, consisteva nell’elaborare procedure per avvisare la popolazione, seguire l’evacuazione e fornire alle forze sul campo un quadro del numero di persone che avevano lasciato le aree interessate.
«Ho partecipato alla creazione di tali procedure e credo fermamente – anzi, so per certo – che esse siano ancora in vigore nell’attuale conflitto», afferma.
La critica alla rappresentazione di Israele
Zehavi contesta anche l’impostazione complessiva del documentario. Secondo l’ex ufficiale, gli autori avrebbero costruito una simmetria tra Tel Aviv e Gaza senza rappresentare quanto avvenuto nel sud di Israele, dove, afferma, persone furono massacrate circa tre anni fa.
Nel corso dell’intervista richiama inoltre l’ordine attribuito a Yahya Sinwar e scritto, secondo la sua ricostruzione, di suo pugno a Gaza, nel quale sarebbe stata indicata alla Nukhba la missione di compiere un genocidio contro le comunità israeliane. «È stato dimostrato, mentre non esiste un ordine del genere nell’Idf», sostiene.
Zehavi respinge anche l’idea di incontrare i registi Yuval Abraham e Rachel Szor. Spiega di avere scritto un articolo sul Times of Israel chiedendosi perché non l’avessero contattata prima di realizzare il film, ma di avere cambiato opinione dopo averlo visto.
«Mi sono convinta che loro non vogliano fare giornalismo né cercare la verità», afferma. A suo giudizio, il documentario sarebbe diventato uno strumento di propaganda per paragonare Israele ai nazisti.
L’ex ufficiale lamenta inoltre l’assenza nel film della realtà vissuta nel nord del Paese. Dice di vivere in quella zona e di essere stata per tre anni sotto il fuoco di Hezbollah. Per questo, sostiene, le realtà del nord e del sud di Israele colpite dagli attacchi avrebbero dovuto essere rappresentate.
L’invito a vedere altri documentari
Naza, uscito in circa 500 sale cinematografiche in Italia il 28 settembre, ha dominato il box office nel primo fine settimana di programmazione. Zehavi non invita però a ignorare il film.
«Va bene vedere il film. Nessun problema, anche io l’ho visto», dice. Il suo invito è piuttosto a confrontarlo con altri documentari per costruire, a suo giudizio, un quadro più ampio.
Tra questi cita Naza: The True Story, che, afferma, sarebbe stato visto da più di 14 milioni di persone, e Screams Before Silence, il documentario realizzato da Sheryl Sandberg sui crimini sessuali attribuiti ad Hamas dopo il 7 ottobre.
Indica inoltre We Will Dance Again, realizzato attraverso messaggi, conversazioni e testimonianze delle persone presenti al Nova Festival, alcune delle quali furono uccise e altre sopravvissero.
«Purtroppo nessuno di questi film ha ricevuto attenzione in Europa. Nessuno è stato proiettato ai festival o ha ottenuto riconoscimenti», sostiene Zehavi. I tre documentari, aggiunge, sono disponibili su YouTube e lei afferma di averli visti tutti.
LE ULTIME NOTIZIE
[recent_post_slider design=”design-19″ show_author=”false” slider_height=”390″ lazyload=”progressive” limit=”10″]
