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Serbia al voto, gli studenti sfidano Vucic: elezioni decisive
In palio i 250 seggi del Parlamento. La Lista Studentesca, nata dalle proteste per la tragedia di Novi Sad, punta a battere la coalizione del leader uscente
La Serbia torna alle urne con una sfida che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici del Paese. Sono 6,4 milioni gli elettori chiamati a scegliere i 250 componenti dell’assemblea nazionale monocamerale, in una consultazione che contrappone la Lista Studentesca alla coalizione “Aleksandar Vucic – Serbia unita”, guidata dal Partito progressista serbo (Sns). I seggi chiuderanno alle 20 e i primi risultati sono attesi già in serata.
La protesta contro Aleksandar Vucic, che per 14 anni ha dominato la scena politica serba, prova così a trasformare la mobilitazione di piazza in una vittoria elettorale. L’ex presidente ha lasciato l’incarico a settembre, prima della scadenza del mandato, in vista delle elezioni parlamentari anticipate. Avendo già ricoperto la carica per due mandati, non potrà partecipare alle presidenziali previste a dicembre, ma punta a diventare primo ministro.
A contendergli il successo è una formazione nata dal movimento studentesco che ha preso forma dopo la tragedia della stazione ferroviaria di Novi Sad. Una sfida che richiama, per alcuni aspetti, un altro passaggio cruciale della storia del Paese: la sconfitta di Slobodan Milosevic nel 2000, quando la mobilitazione popolare contribuì a porre fine a un lungo dominio politico.
La piazza di Belgrado e il precedente del 2000
Sabato 24 ottobre, circa 150mila persone hanno riempito piazza Slavija e le strade circostanti, nel cuore di Belgrado, per l’ultima grande manifestazione della Lista Studentesca. Alla capitale sono arrivati partecipanti da tutta la Serbia, compresi gruppi di studenti che hanno percorso a piedi lunghi tragitti per prendere parte al corteo. La chiusura della campagna elettorale si è trasformata in una dimostrazione di forza per una nuova opposizione che, in meno di due anni, ha conquistato una dimensione nazionale.
Le immagini della mobilitazione hanno riportato alla memoria il 24 settembre 2000. Quel giorno, gli elettori serbi inflissero una storica sconfitta a Slobodan Milosevic, allora presidente della Repubblica Federale Jugoslava, che cercava la rielezione. Nonostante il controllo sui media, sulla magistratura e sulle forze di sicurezza, Milosevic perse il voto.
Il suo rifiuto di riconoscere la sconfitta e lasciare l’incarico provocò una mobilitazione di massa: centinaia di migliaia di cittadini, molti dei quali giovani, scesero in strada fino a costringerlo ad abbandonare il potere.
Oggi una nuova generazione potrebbe tornare a essere determinante. La posta in gioco è diversa, perché si tratta di rinnovare il Parlamento, ma la sfida investe ancora una volta la tenuta di un sistema politico costruito attorno a un leader dominante.
Dalla tragedia di Novi Sad alla nascita della Lista Studentesca
Il movimento che oggi sfida Vucic è nato dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, avvenuto il primo novembre 2024. Il cedimento provocò 16 morti e si verificò dopo i lavori di ristrutturazione dello scalo, inseriti in un progetto che coinvolgeva imprese cinesi.
La tragedia è diventata rapidamente il simbolo delle accuse di corruzione e mancanza di trasparenza rivolte al governo. Inizialmente gli studenti sono scesi in piazza per chiedere giustizia e l’accertamento delle responsabilità. La protesta si è poi allargata, coinvolgendo università, lavoratori e cittadini.
Vucic ha inizialmente puntato sul possibile esaurimento della mobilitazione. Le pressioni e gli arresti, tuttavia, non sono bastati a fermare le manifestazioni, proseguite per tutto il 2025 e il 2026. La Lista Studentesca è il risultato politico di questo percorso: una formazione che tenta ora di tradurre il consenso raccolto nelle piazze in rappresentanza parlamentare.
Media, intimidazioni e accuse durante la campagna
Il presidente uscente ha cercato di consolidare la propria posizione anche attraverso il controllo dell’informazione. Il cambio di proprietà del gruppo United Media, fino a poco tempo fa uno dei principali poli editoriali indipendenti del Paese, ha alimentato le preoccupazioni sul pluralismo dei media.
Secondo quanto riportato dal Guardian, nel fine settimana precedente al voto dieci giornalisti di primo piano dell’emittente N1 si sono dimessi per protestare contro nomine editoriali considerate favorevoli al governo.
Anche il programma satirico “24 minuti con Zoran Kesic” è stato cancellato dal palinsesto. La decisione è stata motivata ufficialmente con ragioni commerciali, dopo che il conduttore aveva osservato come le elezioni avrebbero deciso «se i nostri figli rimarranno qui». «Sappiamo che il potere vuole mettere a tacere ogni voce critica», ha dichiarato Kesic all’Afp.
A preoccupare è anche la disparità di visibilità tra le forze politiche. Secondo Crta, organizzazione indipendente che monitora i processi elettorali, un recente comizio del partito di governo è stato trasmesso in diretta da 46 emittenti televisive, in un Paese con appena 6,6 milioni di abitanti.
La campagna è stata inoltre accompagnata da accuse di intimidazioni, arresti, aggressioni e uso delle risorse pubbliche a vantaggio della maggioranza. Mentre gli studenti manifestavano in piazza Slavija, Vucic teneva un comizio concorrente in un palazzetto della capitale, promettendo una vittoria netta ma ammettendo la difficoltà della competizione.
Gli osservatori internazionali e le organizzazioni della società civile hanno espresso preoccupazione per la regolarità del voto. Mercoledì, intanto, la procura di Belgrado ha interrogato sei persone arrestate con l’accusa di preparare violenze e disordini per il giorno delle elezioni.
I sondaggi dividono il Paese
Le rilevazioni disponibili restituiscono un quadro incerto. Un sondaggio dell’istituto indipendente Nspm, pubblicato il 20 ottobre, attribuisce alla Lista Studentesca il 44,5% dei consensi, contro il 42,7% della coalizione guidata da Vucic.
Altre indagini, condotte da istituti considerati vicini al governo, indicano invece un vantaggio della formazione al potere. La mancanza di rilevazioni indipendenti pienamente affidabili rende difficile stabilire quale dei due schieramenti parta davvero in vantaggio.
Gli analisti concordano su un elemento: una maggiore affluenza potrebbe favorire l’opposizione. Resta però da capire se la partecipazione registrata nelle piazze si tradurrà in un consenso altrettanto ampio nelle urne. E soprattutto se l’esito sarà accettato da tutte le parti, oppure se eventuali contestazioni riporteranno i cittadini in strada.
La partita europea e il rapporto con Mosca
La sfida elettorale ha anche una dimensione internazionale. Di fronte alla crescita del movimento studentesco, Vucic ha accentuato la retorica nazionalista per consolidare il sostegno dell’elettorato più radicale. Ha accolto l’appoggio di Milorad Dodik, leader di fatto della Republika Srpska, l’entità serba della Bosnia, e ha mantenuto i rapporti con Mosca, cercando al tempo stesso di conservare un equilibrio con l’Occidente.
Un’eventuale vittoria della Lista Studentesca potrebbe aprire una nuova fase nelle relazioni con l’Unione Europea e accelerare il percorso di integrazione di Belgrado, frenato da anni dalle ambiguità del governo serbo e dai legami con il Cremlino.
Bruxelles segue il voto con attenzione. Gli studenti hanno accusato le istituzioni europee di essere state troppo caute nei confronti di Vucic, mentre per l’Unione la Serbia resta un Paese strategico per la stabilità dei Balcani, una regione in cui la Russia continua a esercitare una significativa influenza.
L’ultima parola agli elettori
Al di là degli equilibri internazionali, la partita si giocherà sulla capacità degli studenti di convincere gli elettori che il cambiamento sia possibile. «Per la prima volta nella mia vita credo che sia possibile vivere in un Paese normale», ha raccontato all’Afp Marija Nedeljkovic Radic, 47 anni, presente alla manifestazione di Belgrado per sostenere il movimento.
Giovedì sera, dalla folla riunita nella capitale si è levato a lungo il coro «Vittoria, vittoria». Ora saranno le urne a stabilire se la mobilitazione che ha attraversato la Serbia dopo la tragedia di Novi Sad riuscirà a trasformarsi in un risultato politico capace di mettere in discussione il potere di Vucic.
(con fonte AdnKronos)
