Primo Piano
Tensione nello Stretto di Hormuz: missili iraniani su basi Usa
Attacchi dei Pasdaran tra Kuwait e Bahrein dopo i raid americani. Trump conferma le operazioni e avverte: rischio escalation
La tensione nello Stretto di Hormuz sale ulteriormente dopo l’attacco condotto nella notte dai Guardiani della Rivoluzione iraniani, che hanno lanciato missili e droni contro obiettivi strategici in Kuwait e Bahrein. Colpite la base aerea americana di Ali Al Salem e il presidio navale della Quinta Flotta statunitense a Port Salman, nella capitale Manama.
Secondo i vertici militari di Teheran, l’operazione rappresenta una risposta difensiva alle incursioni aeree statunitensi che avevano interessato cinque località lungo le coste iraniane. I Pasdaran hanno parlato di un’azione mirata a contenere ulteriori attacchi, lasciando intendere la possibilità di reazioni più estese in caso di nuove offensive.
Sulla vicenda è intervenuto anche Donald Trump, che sulla piattaforma Truth ha confermato i raid dell’aviazione americana contro depositi balistici e radar costieri iraniani. Il presidente ha denunciato la violazione degli accordi bilaterali, evocando il rischio di un’escalation militare nel caso in cui il canale diplomatico dovesse interrompersi.
Sulla stessa linea il vicepresidente Jd Vance, che su X ha ribadito come ogni azione ostile riceverà una risposta proporzionata. Vance ha inoltre sostenuto che le capacità difensive e il programma nucleare iraniano sarebbero stati significativamente indeboliti dalle operazioni in corso.
Parallelamente, il governo del Bahrein ha formalmente denunciato il sorvolo e i danni provocati da droni iraniani sul proprio territorio, accusando Teheran di compromettere i fragili equilibri diplomatici regionali.
Nel Golfo Persico, le autorità marittime coordinate dalla Marina del Regno Unito hanno segnalato un secondo attacco ravvicinato contro un mercantile nello stretto. L’imbarcazione coinvolta, la Kiku, proveniva da un giacimento in Qatar ed era già stata al centro di precedenti tensioni operative. La navigazione nell’area prosegue in condizioni critiche, con diverse navi costrette a deviare su rotte alternative per evitare restrizioni e controlli imposti dall’Iran.
Nonostante il clima di forte instabilità, restano aperti i canali diplomatici. Le delegazioni di Washington e Teheran avrebbero concordato una nuova sessione di colloqui a luglio a Doha, in Qatar, con l’obiettivo di affrontare il tema dei fondi iraniani congelati all’estero. Successivamente, i negoziati sul nucleare dovrebbero proseguire in Pakistan, che il 2 luglio ospiterà la visita ufficiale del primo ministro Shehbaz Sharif a Teheran.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
