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Tensioni in Medio Oriente: l’Iran respinge le richieste di de-escalation

Teheran considera le sollecitazioni internazionali come inadeguate e contrarie al diritto internazionale, mentre si intensificano le diplomazie occidentali per prevenire un’escalation

L’Iran ha fermamente respinto le pressioni internazionali per una riduzione delle tensioni in Medio Oriente. Nasser Kanaani, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, ha dichiarato all’agenzia IRNA che le richieste di moderazione avanzate da Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito “mancano di logica politica e sono in completa contraddizione con i principi e le norme del diritto internazionale”. Secondo il ministero, la dichiarazione dei tre paesi europei (Eu3) è vista come un tentativo sfacciato di impedire all’Iran di rispondere a quelle che considera violazioni della sua sovranità e integrità territoriale da parte di Israele.

Nel frattempo, Barak Ravid di Axios riporta su X che il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha in programma una visita in Qatar, Egitto e Israele. Questo viaggio è parte degli sforzi per gestire la crisi e prevenire un ulteriore deterioramento della situazione.

In aggiunta, l’ambasciatore americano in Turchia, Jeff Flake, ha espresso fiducia nella capacità di Ankara di prevenire un’escalation tra Iran e Israele. Flake, che ha recentemente concluso il suo mandato, ha affermato che la Turchia sta facendo tutto il possibile per evitare il peggioramento della situazione. Ha inoltre esortato gli alleati, compresa la Turchia, a mantenere pressione sull’Iran per evitare ulteriori tensioni.

Le dichiarazioni dell’ambasciatore sono arrivate mentre Blinken aveva un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, durante il quale hanno discusso l’importanza di un ritorno di Hamas al tavolo dei negoziati il 15 agosto, per finalizzare l’accordo sul cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi.

In Israele, il portavoce delle forze di difesa, Daniel Hagari, ha confermato che le forze israeliane sono in stato di “massima allerta” e ha sottolineato l’importanza di seguire da vicino i movimenti di Hezbollah e dell’Iran. Il presidente israeliano Isaac Herzog ha garantito che Israele è ben preparato per affrontare le minacce, con capacità militari avanzate e un’adeguata preparazione difensiva.

Iran tra minacce pubbliche e cautela privata

 

Nonostante le minacce pubbliche di rappresaglia da parte dell’Iran dopo l’uccisione del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, avvenuta quasi due settimane fa a Teheran, il governo iraniano mostra un volto più cauto negli incontri privati con i suoi alleati armati. Secondo il Washington Post, mentre i funzionari iraniani continuano a promettere una risposta dura per “punire” Israele, dietro le quinte invitano alla prudenza per evitare un conflitto su vasta scala nella regione.

Le fonti citate dal quotidiano riferiscono che l’Iran ha esortato i suoi alleati a non ampliare il conflitto e a procedere con cautela. Un parlamentare iracheno con legami con le milizie sostenute dall’Iran ha confermato che Teheran ha assicurato una “risposta limitata” per evitare un’escalation. Inoltre, c’è preoccupazione che un possibile conflitto possa essere sfruttato da Israele e Stati Uniti come pretesto per attaccare il programma nucleare iraniano.

Aliasghar Shafieian, consigliere per i media del nuovo presidente iraniano Masoud Pezeshkian, ha dichiarato che la risposta dell’Iran sarà “di natura e livello simile” all’uccisione di Haniyeh, riconoscendo che affrontare questa situazione rappresenta una “sfida significativa” per il nuovo leader. Tuttavia, Shafieian ha espresso fiducia nella capacità del governo di “gestire la situazione” in modo “maturo”.

Marc Polymeropoulos, ex ufficiale della CIA, ha suggerito che una possibile risposta iraniana potrebbe manifestarsi in attacchi a obiettivi israeliani all’estero, come le ambasciate, piuttosto che in territorio israeliano. Inoltre, fonti irachene hanno indicato che le milizie sostenute dall’Iran in Iraq e Siria potrebbero pianificare attacchi alle basi americane nella regione in concomitanza con un eventuale attacco iraniano contro Israele.

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(con fonte AdnKronos)