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Accordo Electrolux, dimezzati gli esuberi: 902 uscite volontarie
Salvi gli stabilimenti italiani, oltre 100 milioni di investimenti e continuità produttiva. A Cerreto d’Esi scongiurata la chiusura
Da 1.719 licenziamenti annunciati a un massimo di 902 uscite, gestite esclusivamente su base volontaria e incentivata. E soprattutto nessuno stabilimento italiano destinato alla chiusura. È il risultato più rilevante dell’accordo Electrolux, raggiunto dopo una trattativa di 30 ore al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con oltre 100 milioni di euro di investimenti e nuove garanzie sulla continuità produttiva. Per il governo si tratta di un passaggio importante nella difesa dell’industria nazionale e dell’occupazione; per i sindacati, di una revisione sostanziale del piano presentato inizialmente dalla multinazionale svedese.
La partita più delicata riguardava Cerreto d’Esi, nelle Marche. Il progetto originario prevedeva la chiusura dello stabilimento entro il 31 dicembre di quest’anno. L’intesa ha scongiurato questa prospettiva: il sito continuerà a produrre cappe, con volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni, fino all’individuazione di una nuova attività industriale. L’obiettivo è tutelare i 149 lavoratori coinvolti. Per accompagnare questa fase saranno chiamati in causa anche il Ministero del Lavoro e gli strumenti di sostegno al reddito, insieme a percorsi di formazione e riqualificazione professionale.
Non è l’unico cambiamento rispetto alle ipotesi iniziali. A Porcia il portafoglio prodotti sarà ampliato e le produzioni di lavatrici e lavasciuga verranno consolidate su entrambe le piattaforme. Scongiurata, secondo quanto riferito dalla Fim Cisl, anche la delocalizzazione in Thailandia della produzione di lavasciuga: l’accordo impegna l’azienda a mantenerne in Italia almeno 140.000 unità. Per Susegana, Solaro e Forlì sono confermati investimenti e prospettive produttive. La Fim segnala inoltre un incremento del 30% dei volumi complessivi a regime nei quattro stabilimenti rispetto a quanto prospettato inizialmente dall’azienda.
Il piano ridimensiona in modo consistente anche il capitolo occupazionale. Le 902 uscite previste saranno soltanto volontarie e incentivate, con il ricorso agli ammortizzatori sociali. Nel dettaglio, la Fim indica 390 operai e 512 impiegati e quadri, al netto di Cerreto d’Esi e di 16 operai della ricerca e sviluppo. Il sindacato sottolinea anche che resteranno in Italia gli enti di ricerca e sviluppo e le attività di industrializzazione dei nuovi prodotti, evitando la cessazione di funzioni aziendali. Gli incentivi all’esodo saranno accompagnati dalla possibilità di future riassunzioni; in accordo con il Ministero del Lavoro, potrà inoltre essere valutato il ricorso al contratto di espansione, qualora venga rifinanziato.
A sostenere il nuovo assetto industriale ci saranno oltre 100 milioni di euro destinati a prodotti e processi per l’intera durata del piano. A regime, la produzione complessiva dovrebbe raggiungere circa 3,2 milioni di pezzi all’anno. «Abbiamo raggiunto l’obiettivo: un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia», ha dichiarato il ministro Adolfo Urso nella notte, al termine del confronto con l’azienda e le organizzazioni sindacali. La trattativa, iniziata martedì, è proseguita senza interruzioni per 30 ore al Mimit.
Per Urso, l’intesa non riguarda soltanto la gestione degli esuberi, ma anche la possibilità di mantenere una presenza industriale competitiva nel Paese. Il ministro ha collegato il risultato al confronto aperto dall’Italia in sede europea per sostenere il settore degli elettrodomestici, sottoposto alla pressione della concorrenza asiatica e dei costi energetici. Con un non-paper sostenuto da Francia, Germania, Polonia, Spagna e Slovacchia, il governo ha chiesto alla Commissione europea un piano per proteggere le produzioni dalla concorrenza sleale e favorire gli investimenti. La disponibilità della Commissione a intervenire sulle proposte ha contribuito, secondo il Mimit, a riaprire il negoziato con Electrolux su basi nuove e a creare le condizioni per la revisione del piano industriale.
«Difendere il lavoro significa creare le condizioni perché le imprese continuino a produrre e investire in Italia», ha osservato Urso, chiedendo che alle aperture della Commissione seguano misure concrete. Sulla stessa linea la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito l’intesa «un passo importante nell’impegno per la tutela dell’industria italiana e dei livelli occupazionali». La premier ha richiamato i tre elementi centrali dell’accordo: oltre 100 milioni di investimenti, continuità produttiva per gli stabilimenti e uscite esclusivamente volontarie e incentivate. Il governo, ha assicurato, continuerà a vigilare sul rispetto degli impegni assunti.
Soddisfazione anche da parte del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, che ha parlato di una mediazione «molto buona» dopo mesi di trattative. La riduzione degli esuberi e la scelta delle uscite volontarie, ha affermato, hanno evitato quello che sarebbe stato «un vero e proprio disastro sociale». La sottosegretaria con delega alle crisi d’impresa, Fausta Bergamotto, ha invece evidenziato il lavoro di mediazione svolto dal governo e la priorità della salvaguardia dei posti di lavoro e della continuità produttiva.
Per la Fim Cisl, l’accordo rappresenta un risultato importante dopo sei mesi di mobilitazione sindacale e un confronto serrato con la multinazionale. Il segretario generale Ferdinando Uliano e il segretario nazionale responsabile del settore Massimiliano Nobis hanno evidenziato soprattutto la riduzione dei licenziamenti annunciati a maggio, il mantenimento in attività del sito marchigiano e le garanzie sugli assetti produttivi. Il sindacato valuta positivamente anche l’iniziativa italiana in Europa: la tenuta degli stabilimenti, sostiene la Fim, richiede politiche industriali capaci di difendere la produzione del bianco e mantenere competitivi i prodotti italiani rispetto alla concorrenza asiatica.
(con fonte AdnKronos)

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