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Ucraina, Rubio frena sulla pace: «Accordo difficile nei prossimi mesi»
Secondo fonti diplomatiche citate da Radio Free Europe, il segretario di Stato americano avrebbe espresso forti dubbi sulla possibilità di un’intesa e sull’ingresso di Kiev nella Nato
La ripresa dei contatti diplomatici tra Ucraina e Russia si avvicina, ma a Washington le aspettative su una possibile conclusione della guerra restano basse. È questa la contraddizione che accompagna l’apertura di novembre: Kiev annuncia la preparazione di un nuovo formato negoziale con la partecipazione degli Stati Uniti, mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio avrebbe manifestato privatamente ai colleghi occidentali forti perplessità sulla possibilità di arrivare a un accordo nei prossimi mesi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky conferma che le delegazioni si stanno preparando a un incontro trilaterale tra Ucraina, Russia e Stati Uniti nella prima metà di novembre. Per il momento il confronto dovrebbe ripartire dal livello tecnico, senza che sia ancora definito un percorso capace di superare le divergenze più profonde. Kiev, tuttavia, non esclude un passaggio politico diretto: Zelensky si dice disponibile a incontrare Vladimir Putin e considera un faccia a faccia tra i due leader la strada necessaria per affrontare le questioni sulle quali i negoziatori non riescono a trovare un’intesa.
L’ipotesi di un incontro in Turchia viene accolta senza riserve dal presidente ucraino. «Siamo pronti a questo incontro», afferma, sostenendo che soltanto un confronto diretto possa sbloccare i nodi rimasti irrisolti. La disponibilità al dialogo, nelle parole di Zelensky, non significa però rinunciare alla pressione militare. «La Russia sta perdendo», dichiara, rivendicando la tenuta delle posizioni ucraine e la riconquista di territorio. La guerra, aggiunge, deve continuare a imporre all’aggressore il costo più alto possibile, mentre per fermare le perdite sarebbe sufficiente accettare un cessate il fuoco e scegliere la via diplomatica.
A sostegno della propria valutazione, Zelensky indica le perdite subite dall’esercito russo nel mese di ottobre: 54.400 militari tra morti e feriti gravi, secondo il bilancio diffuso dal presidente ucraino. Si tratterebbe del dato mensile più elevato dall’inizio dell’invasione. Il 21 ottobre, inoltre, sarebbe stato registrato il picco giornaliero, con 2.250 militari russi fuori combattimento. Si tratta di cifre attribuite a Kiev, che descrivono la valutazione ucraina dell’andamento delle operazioni.
Un episodio citato da Zelensky come possibile prova della praticabilità di intese circoscritte riguarda Oleshky, città dell’Ucraina meridionale sotto occupazione russa. Nella serata del 1° novembre si è conclusa la tregua che aveva consentito la consegna di aiuti umanitari e l’evacuazione dei residenti intenzionati a lasciare la località. Per il presidente ucraino, l’operazione dimostra che passi di de-escalation sono possibili quando è Mosca a essere chiamata a compierli. Resta, tuttavia, un risultato limitato, che non modifica il quadro generale del conflitto.
Le difficoltà maggiori emergono soprattutto sul terreno diplomatico. Secondo quanto riferito da Radio Free Europe/Radio Liberty, che cita fonti diplomatiche europee, Rubio avrebbe condiviso con alcuni omologhi occidentali valutazioni particolarmente caute durante la riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta, conclusa sabato 31 ottobre. Il segretario di Stato avrebbe giudicato molto difficile raggiungere un accordo negoziato nei prossimi mesi e irrealistica, almeno nel breve periodo, l’adesione dell’Ucraina alla Nato. L’ingresso di Kiev nell’Alleanza, secondo le valutazioni attribuite a Rubio, sarebbe inaccettabile per Putin.
Le riserve americane non riguarderebbero soltanto l’eventuale ingresso dell’Ucraina nella Nato. Rubio avrebbe avvertito anche che la conquista dell’intero Donbass da parte delle forze russe potrebbe non bastare a soddisfare le ambizioni territoriali del Cremlino. Un elemento che rende ancora più complessa la prospettiva di un compromesso, perché suggerisce che anche una concessione su un territorio centrale nella guerra potrebbe non essere sufficiente a chiudere il conflitto.
Nel frattempo, Donald Trump ha mantenuto aperta la prospettiva di un’iniziativa diplomatica e Rubio avrebbe prospettato la possibilità di invitare Zelensky al vertice dei leader del G20 previsto a dicembre, qualora la sua presenza potesse contribuire a ottenere risultati concreti. Tra l’avvio di nuovi colloqui, la disponibilità ucraina a un incontro diretto e le cautele espresse dagli americani, novembre si apre dunque con un nuovo tentativo di riattivare il negoziato, ma senza garanzie che possa tradursi in una svolta.
(con fonte AdnKronos)

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