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Madre e figlia morte a Pietracatella, la perizia tedesca rafforza la pista dell’omicidio
Le analisi del Koch Institute di Berlino avrebbero trovato nuove conferme sulla ricina. Al centro dell’indagine restano movente e modalità dell’avvelenamento
Giallo di Pietracatella, la perizia di Berlino può dare una svolta – Il giallo di Pietracatella potrebbe avvicinarsi a un passaggio decisivo. Le nuove perizie affidate agli esperti del Koch Institute di Berlino avrebbero infatti confermato la presenza di tracce di ricina nei reperti delle due vittime. Un risultato che, secondo fonti qualificate, rafforzerebbe l’ipotesi già al centro dell’inchiesta della Procura di Larino: quella di un duplice omicidio.
La presenza della ricina, del resto, non rappresenta una scoperta recente. Era stata già individuata dagli esami tossicologici eseguiti dal Centro Antiveleni di Pavia, dopo che la morte delle due donne era stata inizialmente ricondotta a una possibile intossicazione alimentare. La novità degli ultimi accertamenti riguarda dunque la conferma arrivata dalle analisi effettuate in Germania, che potrebbe dare ulteriore solidità al quadro investigativo.
Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, morirono a poche ore di distanza tra la sera del 27 e la mattina del 28 dicembre dello scorso anno, a Pietracatella, piccolo comune in provincia di Campobasso. Due decessi ravvicinati che, con l’emergere dei risultati tossicologici, hanno assunto una dimensione completamente diversa rispetto alle prime ipotesi.
La conferma della presenza della ricina nei tessuti delle vittime aveva portato la Procura di Larino ad aprire un’indagine per duplice omicidio volontario. Da quel momento gli investigatori hanno cercato di ricostruire non soltanto le circostanze delle morti, ma anche i rapporti e i contatti delle due donne nelle ore e nei giorni precedenti.
Sono state ascoltate centinaia di persone. Gli accertamenti si sono concentrati anche sui familiari e sulle persone appartenenti alla cerchia più vicina alle vittime, mentre le analisi informatiche hanno accompagnato l’attività investigativa alla ricerca di elementi utili per individuare un possibile movente e soprattutto per capire come la sostanza possa essere stata somministrata.
Anche il Ris è stato coinvolto negli accertamenti, con sopralluoghi e ulteriori attività investigative. Ma, nonostante il lavoro svolto finora, resta ancora senza risposta la domanda principale: chi ha somministrato la ricina ad Antonella Di Ielsi e alla figlia?
Le nuove perizie del Koch Institute di Berlino potrebbero quindi rappresentare un tassello importante per l’inchiesta. Se la presenza della tossina viene ulteriormente consolidata sul piano scientifico, il lavoro degli investigatori si concentra ora sull’altra parte del mistero: ricostruire il percorso della sostanza, individuare il possibile veicolo utilizzato e chiarire il movente che potrebbe essere all’origine della morte delle due donne.
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(con fonte AdnKronos)

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