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Colloqui indiretti Iran Usa a Doha tra tensioni su Hormuz
Riprendono in Qatar i contatti mediati: sul tavolo fondi congelati e sicurezza marittima, mentre restano esclusi incontri diretti
È lo Stretto di Hormuz, più ancora dei dossier diplomatici, a segnare il passo del confronto tra Iran e Stati Uniti. A Doha, in Qatar, sono ripresi i contatti indiretti tra le due parti, affidati alla mediazione, senza che le delegazioni si incontrino faccia a faccia.
Il quadro resta fragile e intreccia più livelli. Da un lato c’è il nodo economico: lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero, considerato un passaggio chiave per dare credibilità all’intesa. Secondo fonti regionali, una prima tranche potrebbe essere trasferita a breve, aprendo una fase operativa del negoziato.
Dall’altro lato pesa la sicurezza nel Golfo. Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare il punto più sensibile: un corridoio strategico attraversato da una quota rilevante del traffico energetico globale, dove il rischio resta elevato. Le segnalazioni delle ultime ore parlano di attività di monitoraggio, operazioni di bonifica e interferenze alla navigazione, in un contesto che non ha ancora raggiunto una piena stabilizzazione.
Sul fronte statunitense, la linea non è ancora definita in modo netto. Tra le opzioni sul tavolo resta anche quella militare, valutata però con cautela per le possibili conseguenze sul percorso negoziale e sugli equilibri regionali. L’orientamento prevalente sarebbe quello di lasciare aperto uno spazio temporale più ampio per il dialogo, mantenendo al contempo strumenti di pressione.
Teheran, dal canto suo, lega la tenuta dell’intesa anche alla libertà di transito nello Stretto, indicando una finestra temporale entro cui garantire la sicurezza della navigazione. Una posizione che non esclude irrigidimenti, soprattutto se dovessero emergere ostacoli nell’attuazione degli accordi economici.
In parallelo, prende corpo anche un’ipotesi alternativa per la gestione dei flussi marittimi: l’introduzione di un sistema di pedaggi per le navi in transito, proposta che vede coinvolto l’Oman e che ha già suscitato riserve da parte occidentale, in particolare sulla sua eventuale obbligatorietà.
Intanto, le condizioni operative sul campo influenzano già le rotte commerciali. La presenza di aree considerate a rischio ha spinto parte del traffico a modificare i percorsi, scegliendo direttrici più lunghe ma ritenute più sicure.
Il negoziato resta quindi aperto e incerto, sospeso tra diplomazia e deterrenza, con Hormuz che continua a rappresentare il vero barometro della crisi.
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(con fonte AdnKronos)
