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Iran, il piano dei Pasdaran: più missili e droni per la nuova guerra
Trump beffato dai Pasdaran: secondo il Wall Street Journal, Teheran avrebbe sfruttato i 60 giorni del memorandum per prepararsi a un possibile nuovo confronto con gli Stati Uniti aumentando l’arsenale missilistico e di droni
L’Iran si starebbe preparando a una nuova escalation della guerra con gli Stati Uniti, invece di puntare sul memorandum d’intesa firmato il 17 giugno. È quanto scrive il Wall Street Journal, citando funzionari iraniani e arabi e descrivendo un presunto piano segreto di Teheran elaborato negli ultimi 60 giorni.
Secondo il quotidiano americano, il piano prevede un maggiore controllo delle forze armate da parte dei Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, insieme a un incremento della produzione di missili e droni. In vista di un possibile nuovo confronto, i Pasdaran avrebbero inoltre intensificato il coordinamento con le milizie filo-iraniane in Yemen e Iraq, estendendo così il possibile teatro dello scontro fino al Mar Rosso, e avrebbero rafforzato le attività di controspionaggio.
Secondo fonti informate citate dal WSJ, i servizi segreti arabi avrebbero raccolto elementi che indicano un cambiamento strategico all’interno della leadership iraniana. L’obiettivo sarebbe preparare le forze a un’eventuale estensione del conflitto e aumentare i costi per gli Stati Uniti.
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La priorità di Teheran, secondo le stesse fonti, sarebbe infliggere abbastanza “dolore” da impedire che possano ripetersi attacchi come quelli subiti dall’Iran durante la guerra dei dodici giorni dello scorso anno e nell’ultimo conflitto.
“In Iran la guerra vera e propria non è ancora iniziata”
Da Teheran, l’analista della difesa Mohammad Hassan Sangtarash, considerato vicino al governo iraniano, ha descritto una percezione del conflitto molto diversa da quella americana.
“In Iran è diffusa l’opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata”, ha affermato Sangtarash. Secondo l’analista, quanto accaduto finora viene interpretato sempre più attraverso la tattica del “salami-slice“, cioè un’escalation limitata e progressiva destinata a indebolire le capacità dell’avversario prima di un confronto più ampio.
Una differenza di lettura che, secondo il Wall Street Journal, avrebbe contribuito a rendere più rigida la posizione negoziale iraniana e a rafforzare la riluttanza di Teheran a concludere accordi.
Per il regime iraniano, ha spiegato Alan Eyre, ex diplomatico statunitense di alto livello e negoziatore sul nucleare con l’Iran, “la condizione di partenza è la guerra”. L’Iran, ha aggiunto, “rimarrà in stato di guerra, preparandosi a un eventuale attacco”.
I Pasdaran e le milizie alleate
Anche i funzionari arabi si starebbero preparando a un conflitto destinato a prolungarsi e a nuove interruzioni delle forniture energetiche.
Secondo informazioni dell’intelligence araba riferite da funzionari a conoscenza delle valutazioni, i Pasdaran avrebbero utilizzato la relativa calma seguita al memorandum d’intesa per consolidare i rapporti con le milizie alleate nella regione, in vista di una possibile intensificazione degli attacchi.
Consiglieri iraniani sarebbero stati inviati in Iraq, Yemen e Libano. I Pasdaran avrebbero inoltre supervisionato il dispiegamento di missili, armi navali e lanciatori di droni in posizioni affacciate sul Mar Rosso.
Secondo le stesse fonti, agli Houthi sarebbero state fornite informazioni di intelligence, liste di obiettivi, comprese strutture portuali e impianti energetici sauditi, oltre a indicazioni sulle modalità per proteggersi dalle possibili rappresaglie di Riad.
Il Wall Street Journal riferisce inoltre che i Pasdaran avrebbero minacciato gli Stati del Golfo di colpire i loro impianti energetici nel caso in cui gli Stati Uniti avessero attaccato strutture analoghe in Iran.
Mojtaba Khamenei riorganizza l’apparato di sicurezza
Nel frattempo, la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, avrebbe riorganizzato il proprio apparato di sicurezza nominando sette figure di primo piano alla guida di istituzioni militari e repressive.
Tra le nomine spicca quella di Mohsen Rezaei, che guidò i Pasdaran contro l’Iraq negli anni ’80 e che è stato nominato segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, il principale organo decisionale iraniano.
Per rafforzare la sicurezza interna, Khamenei ha inoltre riportato al comando dei Basij il veterano Hossein Taeb, suo stretto collaboratore che aveva guidato la repressione delle proteste del 2009. La sua nuova missione sarebbe trasformare la forza di volontari in una “rete di intelligence popolare”.
C’è poi la nomina formale del nuovo comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, incaricato di condurre “potenti operazioni offensive contro il nemico”.
Il generale Mohammad Reza Naghdi, consigliere di Vahidi, ha affermato che la forza paramilitare deve essere pronta a condurre operazioni anche in territorio nemico.
“La promozione di Vahidi è coerente con una leadership che prepara l’apparato di sicurezza a un periodo di confronto prolungato, piuttosto che a un ritorno alla normale politica in tempo di pace”, ha dichiarato al Wall Street Journal Saeid Golkar, esperto di servizi di sicurezza iraniani presso l’Università del Tennessee a Chattanooga.
Le ipotesi di una nuova escalation
Secondo funzionari iraniani citati dal quotidiano, i Pasdaran, una forza armata di quasi 200mila uomini, avrebbero elaborato nuovi piani per un’ulteriore escalation, compresa l’ipotesi di attacchi preventivi.
Tra le opzioni considerate ci sarebbero il sabotaggio dei cavi Internet nel Golfo Persico, la creazione di disordini politici nei Paesi con comunità sciite come Kuwait e Bahrein e, potenzialmente, operazioni di terra in Kuwait.
Alcuni funzionari del Golfo considerano l’Iran più aggressivo dopo la guerra e ritengono diventati più incerti i rapporti con Teheran. Fonti vicine ai negoziatori iraniani hanno inoltre avvertito che i colloqui di pace potrebbero rappresentare soltanto una parentesi prima di un nuovo conflitto.
Mehdi Mohammadi, consigliere strategico del capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, ha descritto la situazione come uno stallo, paragonandola alla calma prima della tempesta.
In un precedente post su X, Mohammadi aveva indicato tra le cause del conflitto un “progetto generazionale di vendetta di sangue” per l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, avvenuta in un raid lo scorso 28 febbraio.
“La nazione iraniana ha ancora molti conti in sospeso con Trump”, aveva dichiarato Mohammadi, membro della squadra dei negoziatori iraniani. “L’Iran è pronto per il grande confronto”, aveva aggiunto.
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(con fonte AdnKronos)

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