Primo Piano
Israele, 28 giorni a Eisenkot per formare il governo: cosa succede se fallisce?
Il leader di Yashar ha raccolto il sostegno di partiti che rappresentano 67 seggi della Knesset, contro i 46 ottenuti da Benjamin Netanyahu
La prima possibilità di guidare il prossimo governo israeliano passa a Gadi Eisenkot. Il presidente Isaac Herzog ha deciso di affidare al leader del partito Yashar l’incarico di formare il nuovo esecutivo, dopo che le consultazioni con le forze rappresentate nella 26ª Knesset hanno fatto emergere un sostegno parlamentare più ampio rispetto a quello raccolto da Benjamin Netanyahu. Eisenkot può contare sulle indicazioni di partiti che rappresentano 67 seggi, mentre il premier uscente si è fermato a 46.
Herzog ha comunicato la decisione a Eisenkot nella serata di sabato 7 novembre. La formalizzazione dell’incarico è prevista per domenica 8 novembre, alle 17, durante una cerimonia alla Residenza del presidente a Gerusalemme, secondo quanto riferito dalla stampa israeliana, tra cui Haaretz e Walla.
Il margine ottenuto nelle consultazioni non chiude però la partita. Il leader di Yashar avrà 28 giorni per costruire una maggioranza e presentare un governo. Se il tempo non fosse sufficiente, Herzog potrà concedergli una proroga fino a 14 giorni. È il primo passaggio di un percorso che, in caso di fallimento, prevede ulteriori possibilità prima di arrivare a nuove elezioni.
Se Eisenkot non riuscisse nell’impresa, dovrebbe comunicarlo al presidente. Herzog avrebbe quindi tre giorni per decidere se affidare il compito a un altro esponente politico oppure informare il presidente della Knesset di non intravedere alcuna possibilità di formare un governo. Un secondo candidato disporrebbe di 28 giorni, senza possibilità di proroga.
Se anche questo tentativo fallisse, oppure se Herzog decidesse di non indicare un altro candidato, si aprirebbe una finestra di 21 giorni. In questo periodo almeno 61 deputati potrebbero chiedere congiuntamente al presidente di affidare l’incarico a un ulteriore esponente, che avrebbe a disposizione soltanto 14 giorni per formare l’esecutivo. Esaurite tutte le possibilità, la Knesset verrebbe sciolta e il Paese tornerebbe alle urne. Fino all’insediamento di un nuovo governo, dopo aver ottenuto la fiducia del Parlamento, resterebbe in carica l’esecutivo uscente con funzioni provvisorie.
Sul fronte opposto, Netanyahu continua a invocare un governo di unità nazionale. La sua proposta è quella di riunire tutti i partiti del campo nazionale e le forze politiche sioniste disposte a difendere Israele, «l’unico Stato del popolo ebraico». Secondo il premier uscente, una coalizione di questo tipo potrebbe «eliminare definitivamente la minaccia nucleare iraniana», tutelare l’identità ebraica dello Stato e ricomporre le divisioni interne.
L’appello all’unità, tuttavia, è accompagnato da una condizione precisa: Netanyahu vuole che nella nuova maggioranza siano rappresentati tutti i partiti della sua ultima coalizione. Oltre al Likud, dovrebbero quindi farne parte le formazioni ultranazionaliste Sionismo Religioso e Otzma Yehudit e i partiti ultraortodossi. Il premier uscente non ha indicato chi dovrebbe guidare un eventuale governo di unità nazionale. Intanto, con la scelta di Herzog, il primo tentativo di formare il nuovo esecutivo è stato affidato a Eisenkot.
(con fonte AdnKronos)

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