Primo Piano
Iran, Vance tratta con Teheran mentre Trump cerca una via d’uscita
Il vicepresidente sarebbe coinvolto da due settimane nei colloqui indiretti per un nuovo cessate il fuoco. Putin, intanto, si è detto pronto a contribuire alla fine del conflitto
Un accordo con Teheran, la ripresa dei bombardamenti oppure una pressione economica e militare prolungata per costringere il regime a trattare. Sono le tre strade che Donald Trump ha davanti nella gestione del conflitto con l’Iran, senza che nessuna offra una soluzione semplice. Dopo il voto di Midterm e il confronto con i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale, il presidente americano ha assicurato che una decisione arriverà presto. Nel frattempo, però, i canali diplomatici sono tornati a muoversi e al centro delle trattative c’è una proposta che punta a costruire in appena 48 ore le condizioni per riprendere i negoziati.
A riferire delle tre opzioni è Axios, secondo cui Trump si trova davanti a scelte complesse anche sul piano delle conseguenze. Un nuovo intervento militare contro la Repubblica islamica potrebbe rivelarsi impopolare negli Stati Uniti, soprattutto per il possibile effetto sui prezzi della benzina. E non ci sarebbe la certezza che nuovi raid producano risultati militari migliori rispetto a quelli già ottenuti. La seconda possibilità è mantenere la pressione su Teheran attraverso sanzioni, blocco navale e misure economiche, continuando contemporaneamente a esplorare la possibilità di un’intesa. Una strategia di logoramento che potrebbe richiedere mesi prima di dare risultati. La terza strada è un accordo che comporti concessioni significative da parte americana, ma resta da capire se l’Iran sarebbe disposto ad accettarle o se, al contrario, sceglierebbe di alzare le proprie richieste.
L’incontro di giovedì alla Casa Bianca, il primo con i consiglieri per la sicurezza nazionale dopo le elezioni di Midterm, è stato confermato ad Axios da due funzionari americani. Il confronto politico interno si intreccia così con una trattativa che, nelle ultime due settimane, avrebbe coinvolto direttamente anche il vicepresidente J.D. Vance. Secondo due fonti a conoscenza dei colloqui citate dalla testata, Vance ha partecipato personalmente ai contatti indiretti con Teheran per arrivare a un nuovo cessate il fuoco e riaprire il negoziato sul programma nucleare.
Il suo coinvolgimento porta il confronto con l’Iran ai livelli più alti dell’amministrazione americana. Axios collega questa iniziativa anche alla volontà di Vance di favorire il disimpegno degli Stati Uniti da una guerra che, secondo la sua valutazione, avrebbe contribuito alle pesanti perdite del Partito repubblicano nelle elezioni di Midterm.
Sul versante diplomatico, i contatti si sono intensificati. Nelle ultime ore il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto conversazioni telefoniche con i rappresentanti di Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Oman ed Egitto, Paesi impegnati nella mediazione regionale. A Mosca, intanto, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha incontrato Vladimir Putin al Cremlino. Il colloquio è arrivato a pochi giorni da un precedente confronto tra i due e dalle proposte russe di mediazione tra Washington e Teheran.
Rezaei ha riferito di aver consegnato al presidente russo un messaggio della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. Quest’ultimo non è mai apparso in pubblico da quando, a marzo, ha assunto il posto del padre Ali Khamenei, ucciso all’inizio delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, alla fine dello scorso febbraio. Rezaei ha inoltre dichiarato che Putin è pronto a contribuire alla fine del conflitto.
La proposta più concreta in discussione è quella elaborata dai mediatori del Qatar con la Casa Bianca e i rappresentanti iraniani. Il piano prevede una sequenza di iniziative da realizzare nell’arco di due giorni, con l’obiettivo di creare un clima di fiducia e aprire la strada a un’intesa.
Nella prima giornata, gli Stati Uniti dovrebbero revocare il blocco navale e sbloccare una parte dei fondi iraniani. In cambio, Teheran inviterebbe ufficialmente l’Agenzia internazionale per l’energia atomica a inviare ispettori nei siti del programma nucleare, già colpiti dai bombardamenti. L’invito, secondo fonti regionali citate da Axios, si baserebbe su un accordo raggiunto al Cairo un anno fa. Il giorno successivo dovrebbe essere riaperto lo Stretto di Hormuz, mentre riprenderebbero i colloqui sul dossier atomico, con particolare attenzione alle scorte iraniane di uranio altamente arricchito.
Resta però un quadro di tensione sul terreno. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim riferisce che due missili avrebbero colpito nella notte l’isola di Qeshm, nel Golfo Persico. Non sono state diffuse comunicazioni ufficiali sull’eventuale entità dei danni. Ulteriori informazioni, ha precisato l’agenzia, saranno rese note dopo le verifiche delle autorità competenti.
(con fonte AdnKronos)

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