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Ucraina, ISW: la Russia perde terreno, quasi 300 km² da marzo
Secondo l’Institute for the Study of War, da marzo le forze russe hanno registrato perdite nette lungo il fronte. A settembre il bilancio è negativo per Mosca
La Russia non sta più aumentando in modo significativo il territorio sotto il proprio controllo in Ucraina. Al contrario, secondo l’Institute for the Study of War (ISW), da marzo 2026 il bilancio territoriale delle forze di Mosca è diventato negativo. Il think tank statunitense, che segue l’andamento della guerra, rileva progressi russi prossimi allo zero e una serie di riconquiste ucraine lungo il fronte.
Nella ricostruzione relativa ai sei mesi compresi tra marzo e settembre, le forze russe avrebbero perso il controllo netto di quasi 300 chilometri quadrati di territorio ucraino. Il dato comprende anche gli effetti dell’Operazione Vivaldi, la controffensiva condotta dalle forze ucraine nell’area di Lyman, che ha consentito a Kiev di recuperare almeno 147 chilometri quadrati nell’arco di diversi mesi.
A settembre, secondo le stime riportate nel quadro fornito dall’ISW, la Russia avrebbe conquistato 175,54 chilometri quadrati di territorio, perdendone però 256,35. Il saldo mensile sarebbe quindi negativo per 80,81 chilometri quadrati, con una perdita media di 2,69 chilometri quadrati al giorno.
Il bilancio resta sfavorevole a Mosca anche includendo le infiltrazioni russe in aree nelle quali le truppe non sono riuscite a consolidare il controllo. In questo caso, a fronte di 143,2 chilometri quadrati conquistati o interessati da infiltrazioni, le forze russe ne avrebbero persi 318,38, per una perdita netta di 175,18 chilometri quadrati.
L’ISW sottolinea che i dati di settembre incorporano anche le riconquiste ucraine realizzate nell’area di Lyman attraverso l’Operazione Vivaldi. Si tratta di risultati maturati in parte nei mesi precedenti e che, secondo l’analisi, vanno quindi letti all’interno di una tendenza più ampia.
Il rallentamento russo, infatti, sarebbe iniziato già in primavera. L’ISW ha valutato che le forze di Mosca abbiano ottenuto guadagni molto limitati dalla fine dell’inverno, mentre l’Ucraina ha condotto controffensive in più settori, compresi Lyman e Oleksandrivka.
Senza considerare i risultati attribuiti all’Operazione Vivaldi, il calcolo riportato nel quadro dell’analisi indica comunque che, dal marzo 2026, le forze russe avrebbero perso 293,59 chilometri quadrati netti lungo l’intero fronte, a fronte di una presenza acquisita su un’area complessiva di 174,44 chilometri quadrati.
Proprio l’area di Lyman è diventata uno dei principali punti di pressione del fronte. L’ISW ha riferito che l’Operazione Vivaldi ha consentito alle forze ucraine di liberare almeno 125 chilometri quadrati a nord della città e di interrompere il saliente russo che minacciava il fianco settentrionale della cosiddetta Fortress Belt del Donetsk.
A settembre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha collegato il rallentamento delle operazioni terrestri russe a un cambiamento nelle modalità di attacco. Secondo la sua ricostruzione, l’incapacità di ottenere progressi attraverso le operazioni convenzionali avrebbe spinto il Cremlino verso una strategia basata su attacchi più intensi contro infrastrutture e centri urbani.
«Ora non ci sono più regole», ha detto Zelensky. Il presidente ucraino ha sostenuto che, non riuscendo a occupare l’Ucraina, le forze russe abbiano intensificato gli attacchi contro ponti, data center, reti internet, ospedali, asili e scuole.
Zelensky ha citato anche i tre raid nelle ore precedenti contro il Ponte Meridionale di Kiev e ha affermato che l’obiettivo russo sarebbe quello di spingere la popolazione a lasciare le città. «Dobbiamo fare tutto il possibile per salvare la nostra gente e le nostre città», ha dichiarato.
Le valutazioni dell’ISW descrivono intanto un fronte nel quale le forze russe continuano a tentare operazioni offensive in diversi settori, ma con risultati territoriali molto più contenuti rispetto alle fasi precedenti del conflitto.
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(con fonte AdnKronos)
