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Netanyahu vuole rovesciare il regime iraniano, cresce la tensione con gli Usa
Il premier israeliano accusa Mojtaba Khamenei di seguire le orme del padre. Personale Usa via da ambasciate in Arabia Saudita, Qatar e Emirati
Gli Stati Uniti ordinano al personale della propria ambasciata in Arabia Saudita e ai familiari di lasciare il Paese, mentre Donald Trump non esclude una nuova offensiva contro l’Iran e Benjamin Netanyahu torna a invocare il rovesciamento del regime di Teheran. Sullo sfondo, un’esercitazione dell’aeronautica israeliana lungo una rotta compatibile con un possibile attacco alla Repubblica islamica, che secondo alcuni funzionari americani potrebbe aver avuto l’obiettivo di provocare una reazione iraniana.
La decisione di Washington riguarda tutto il personale americano e i rispettivi familiari presenti nell’ambasciata in Arabia Saudita. A riferirlo all’Agence France-Presse è stata una fonte diplomatica, secondo cui gli Stati Uniti hanno disposto anche l’evacuazione dei familiari dei dipendenti delle proprie sedi diplomatiche negli Emirati Arabi Uniti, in Giordania, Qatar e Bahrein.
«A tutto il personale americano e ai loro familiari è stato ordinato di lasciare l’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita», ha dichiarato la fonte. Il provvedimento arriva mentre il regno continua a essere bersaglio degli attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen.
Netanyahu: «Rovesciare il regime in Iran»
Nelle stesse ore, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rilanciato la linea dello scontro con Teheran. Durante una cerimonia militare nel sud di Israele, ha accusato il governo iraniano di non aver imparato la lezione e di continuare a perseguire lo sviluppo di armi che ha definito «di morte».
«Il regime iraniano non ha ancora imparato la lezione, Mojtaba Khamenei ha deciso di seguire le orme di suo padre», ha dichiarato Netanyahu. La conclusione del suo intervento è stata esplicita: «C’è solo un modo per rimuovere la minaccia una volta per tutte, rovesciare il regime in Iran».
Il premier ha aggiunto che questa è la direttiva impartita alle Forze di difesa israeliane (Idf), al Mossad e alle agenzie di sicurezza.
I caccia israeliani hanno sorvolato Siria e Iraq
A rendere ancora più delicato il quadro è l’operazione condotta lunedì dall’aeronautica israeliana. Decine di caccia hanno attraversato lo spazio aereo di Siria e Iraq, spingendosi fino al confine con l’Iran, prima di invertire la rotta e rientrare.
Secondo la ricostruzione di Axios, che cita funzionari israeliani e americani, l’esercitazione ha coinvolto anche aerei da rifornimento e ha seguito un percorso compatibile con quello di un potenziale attacco contro la Repubblica islamica. Israele ha presentato la missione come un’esercitazione militare con finalità di deterrenza e aveva informato preventivamente Washington.
L’operazione si è svolta a una settimana dalle elezioni israeliane del 27 ottobre. Ma, secondo alcuni funzionari americani, dietro la manovra potrebbe esserci stata un’intenzione diversa da quella dichiarata: provocare deliberatamente le difese aeree iraniane, spingendo Teheran ad aprire il fuoco contro i velivoli israeliani e creando così un possibile pretesto per riprendere gli attacchi.
La nuova offensiva e il confronto con Trump
L’episodio si inserisce nelle pressioni che Netanyahu avrebbe esercitato sulla Casa Bianca per ottenere una nuova offensiva contro l’Iran. Sempre secondo indiscrezioni pubblicate da Axios, il premier israeliano avrebbe sollecitato Trump a prendere in considerazione un’operazione militare prima delle elezioni israeliane e delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Il presidente americano, inizialmente favorevole all’ipotesi, avrebbe successivamente deciso di non procedere. Resta tuttavia aperta la possibilità di una nuova offensiva, mentre le dichiarazioni di Netanyahu e l’attività militare israeliana alimentano ulteriormente le tensioni nella regione.
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(con fonte AdnKronos)
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