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Garlasco, Sempio: la Procura chiude le indagini e conferma i nuovi accertamenti
Notificato alla difesa il nuovo 415 bis. L’impronta 33 viene attribuita all’indagato, mentre la scarpa dell’assassino risulta compatibile con il suo piede
Il nuovo avviso di conclusione delle indagini è stato notificato ad Andrea Sempio. La Procura di Pavia ha chiuso nuovamente il fascicolo sull’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, dopo la precedente chiusura dello scorso maggio. Sempio è accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti.
Tra gli elementi sui quali si concentrano gli ultimi accertamenti c’è l’impronta 33, quella individuata sul muro della scala dove venne trovato il corpo di Chiara Poggi. La Procura conferma quanto già sostenuto in precedenza: la traccia è attribuibile ad Andrea Sempio.
Le nuove analisi aggiungono però un aspetto alla ricostruzione. Non è possibile escludere che la persona che toccò il muro avesse le mani imbrattate di sangue.
Un altro elemento riguarda la traccia della calzatura lasciata dall’assassino. Gli accertamenti effettuati non permettono di sostenere che esista un’incompatibilità fisica tra il piede di Sempio e quella traccia. La scarpa indicata è una Frau numero 42, misura che risulta compatibile con le dimensioni del piede dell’indagato.
La nuova ricostruzione delle lesioni
Le consulenze di Cristina Cattaneo e dell’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone si soffermano anche sulla dinamica dell’aggressione. Dalle loro conclusioni emerge una possibile distanza temporale tra la produzione delle lesioni e il momento della morte.
Gli elementi raccolti, secondo i consulenti, fanno ritenere che almeno una parte dei colpi alla testa e al volto possa essere stata inferta durante una colluttazione o comunque nel corso di un’aggressione protrattasi nel tempo. Chiara Poggi avrebbe compiuto atti di difesa, quantomeno passiva.
La dinamica lesiva, si legge nelle conclusioni, non sarebbe stata quindi «immediatamente coincidente con il decesso». Per quanto riguarda la sopravvivenza, l’intervallo indicato è di almeno 15-30 minuti tra la produzione delle lesioni e la morte, senza escludere un periodo complessivo più lungo, fino a circa un’ora.
Le contro-analisi sul Dna sui pedali
Nel materiale acquisito dalla Procura c’è anche una consulenza della difesa di Alberto Stasi relativa agli esami effettuati nel 2007 sul Dna trovato sui pedali della bicicletta.
Il 20 settembre di quell’anno, secondo la consulenza, due contro-analisi sul campione che aveva evidenziato la presenza del Dna di Chiara Poggi diedero un risultato «totalmente negativo». Per la difesa di Stasi, quei risultati avrebbero potuto «scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa».
La Procura precisa tuttavia che di quelle contro-analisi non è stata trovata traccia negli atti del procedimento e del processo celebrato nei confronti di Stasi.
La posizione di Alberto Stasi
La chiusura delle indagini su Sempio riporta nel fascicolo anche la questione della condanna di Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio.
La Procura di Pavia precisa di non avere mai rivolto alla Procura generale di Milano una richiesta finalizzata a una proposta di revisione della sentenza. La procuratrice generale, viene spiegato, è stata e sarà comunque informata sugli aspetti ritenuti di possibile interesse.
Lo scorso maggio il procuratore di Pavia Fabio Napoleone aveva illustrato il caso alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni durante un incontro al Palazzo di giustizia milanese. La difesa di Stasi si prepara intanto a chiedere la revisione della condanna.
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(con fonte AdnKronos)
