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Ddl antisemitismo, Segre: «Un Paese civile dovrebbe ritrovarsi unito»
La senatrice chiede ai partiti di trovare un’intesa prima dell’esame alla Camera. Pd e Vannacci hanno annunciato il voto contrario
«Siamo davanti a una ondata di antisemitismo». Liliana Segre torna a chiedere ai partiti di trovare un punto d’incontro sul disegno di legge contro l’antisemitismo, alla vigilia della discussione generale alla Camera, prevista da venerdì 2 ottobre.
La senatrice a vita affida a una lunga nota il suo appello a un voto il più possibile condiviso. Un auspicio che arriva mentre le divisioni sul provvedimento sono ormai esplicite: il Pd è orientato a votare no, mentre una posizione contraria è stata annunciata anche da Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale.
Segre dice di essere «incredula» davanti alle contrapposizioni che si stanno manifestando e richiama un precedente che considera significativo. È quello della legge che nel 2000 istituì il Giorno della Memoria, una battaglia portata avanti dall’allora parlamentare Furio Colombo.
Segre ricorda come Colombo ritenesse un «punto d’onore» per l’Italia arrivare a un voto unanime, dopo le leggi razziali approvate nel 1938 dalla Camera fascista e la collaborazione della Repubblica sociale italiana alla Shoah. Grazie anche al lavoro di mediazione sul testo, aggiunge la senatrice, quell’obiettivo fu raggiunto con l’approvazione unanime del Parlamento.
Secondo Segre, anche oggi esistono le condizioni per cercare una convergenza. Le principali forze politiche, sostiene, condividono tre convinzioni: che sia in corso un’ondata di antisemitismo, che il fenomeno debba essere contrastato non soltanto per proteggere la minoranza ebraica ma anche perché rappresenta un «veleno» per la vita democratica, e che le nuove norme debbano lasciare intatto il diritto di criticare politicamente il governo di Israele.
Su quest’ultimo punto Segre insiste in modo particolare. Ricorda infatti di avere criticato anche duramente le posizioni e le scelte degli attuali governanti israeliani, fino ad avere espresso un sentimento di «repulsione».
A suo giudizio, il testo del ddl all’esame della Camera non presenta, sotto questo profilo, «reali criticità». Nel passaggio al Senato, spiega, sono stati eliminati sia i contenuti di carattere penale sia i divieti che erano presenti in alcune delle versioni iniziali del provvedimento.
Segre richiama inoltre il documento dell’Ihra assunto dal disegno di legge, nel quale viene precisato che le manifestazioni di antisemitismo possono avere come obiettivo anche lo Stato di Israele in quanto concepito come collettività ebraica, ma che le critiche a Israele analoghe a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite.
È su questa base che la senatrice propone di fare, se necessario, un ulteriore passo. Se ribadire espressamente nel testo lo stesso principio potesse servire a costruire una convergenza più ampia, sostiene, sarebbe una modifica da accogliere pur di arrivare a un esito unitario.
L’appello finale è rivolto a tutti i partiti: «un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità», mettendo da parte la speculazione politica e guardando, scrive Segre, al «superiore interesse del Paese». Una divisione su un tema così sensibile, conclude, danneggerebbe l’immagine dell’Italia e contribuirebbe ad alimentare un clima di intolleranza e di diffusione dell’odio.
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(con fonte AdnKronos)
