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Gas russo, la proposta di Trump all’Europa: Putin incassa, Kiev teme il peggio
Il presidente Usa presenta la ripresa degli acquisti come una via per arrivare alla pace e abbassare i prezzi dell’energia. Ma dopo l’accordo sul diesel e lo stop alle sanzioni, Zelensky vede un altro favore al Cremlino e come dargli torto
Donald Trump continua a fare il gioco di Vladimir Putin. Mentre l’Ucraina paga ogni giorno il prezzo dell’invasione russa, il presidente americano lavora per riaprire a Mosca le porte del mercato europeo, mascherando l’operazione con la promessa di bollette più leggere e di una pace che, nelle sue intenzioni, dovrebbe passare anche dal ritorno del gas russo. Dopo aver contribuito ad aggravare la crisi energetica con l’attacco all’Iran, Trump riscopre così il gas del Cremlino come soluzione ai rincari che la sua stessa politica ha contribuito ad alimentare. Il conto, però, non lo presenta a Putin: a pagarlo saranno ancora gli ucraini, mentre la Russia torna a incassare e Washington allenta la pressione sul suo presidente.
A ricostruire il progetto è il New York Times, sulla base dei colloqui tenuti a settembre a Kiev tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli emissari della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner. L’idea americana è che l’Ucraina valuti la riattivazione dei gasdotti utilizzati in passato per trasportare il gas naturale russo verso il cuore dell’Europa.
Trump considera la ripresa degli scambi energetici un tassello del percorso per arrivare a un accordo. Nella sua impostazione, il ritorno del gas russo sul mercato europeo produrrebbe vantaggi per tutti: Kiev recupererebbe risorse economiche, i consumatori europei potrebbero beneficiare di bollette più basse e Mosca tornerebbe a incassare dalle proprie esportazioni. È una rappresentazione che mette sullo stesso piano interessi economici profondamente diversi, senza risolvere la contraddizione centrale: la Russia continuerebbe a guadagnare proprio mentre la guerra contro l’Ucraina non è finita.
Il gas russo, la nuova carta di Trump
L’Ucraina ha interrotto il transito del gas russo nel gennaio 2025. La decisione le è costata circa un miliardo di euro l’anno di entrate, mentre l’Unione europea ha continuato a importare dalla Russia una parte delle forniture: il 13% del gas complessivo, secondo i dati richiamati dal NYT. Nel 2021 la quota era del 45%. La strategia europea punta a portarla vicino allo zero entro il prossimo anno.
È proprio su questa scelta che si misura la distanza tra Bruxelles e Washington. Witkoff e Kushner avrebbero presentato la proposta anche a funzionari europei, ricevendo una risposta negativa. L’Unione europea non intende cambiare rotta: le sanzioni contro Mosca restano in vigore e l’obiettivo è ridurre ulteriormente la dipendenza energetica dalla Russia, non ricostruirla.
Trump, invece, sembra voler trasformare la riapertura dei rapporti commerciali in una leva per convincere Putin a fermare la guerra. Ma la domanda è inevitabile: quale pressione resta sul Cremlino se, nel momento in cui dovrebbe essere indotto a fare concessioni, gli si offre la prospettiva di nuovi ricavi dalle esportazioni energetiche?
La proposta americana arriva inoltre dopo l’accordo per la fornitura di diesel russo agli Stati Uniti e dopo la decisione di bloccare l’applicazione di gran parte delle nuove misure previste dal Lindsey Graham Act. La legge, intitolata al senatore Lindsey Graham, era stata approvata con ampie maggioranze bipartisan alla Camera e al Senato il mese scorso e avrebbe dovuto entrare in vigore in queste ore.
Trump ne ha di fatto sterilizzato una parte sostanziale, sospendendo le restrizioni che avrebbero potuto aumentare la pressione economica sulla Russia e sui Paesi che continuano ad acquistare le sue risorse energetiche. Il possibile ritorno del gas russo in Europa si inserisce nella stessa direzione: meno vincoli commerciali, più spazio per gli affari e una strategia che affida al commercio una parte del lavoro che dovrebbe spettare alla pressione diplomatica.
Zelensky: «L’alleggerimento delle sanzioni continuerà»
Zelensky non si nasconde le conseguenze di questa linea. Il presidente ucraino ritiene che l’orientamento morbido di Trump nei confronti del Cremlino sia ormai consolidato e teme che le concessioni economiche non si fermino alle decisioni già prese.
«L’alleggerimento delle sanzioni continuerà. Penso che l’accordo sul diesel e la decisione in relazione al Lindsey Graham Act non siano la fine di tutto. Purtroppo», ha dichiarato, ricordando il senatore americano e il sostegno che aveva garantito a Kiev.
«Tutti noi nutrivamo grande rispetto per Lindsey. Ha dedicato la sua vita all’America. Avevamo un ottimo rapporto con lui. E poco prima della tragedia, Lindsey era in Ucraina. Ci ha sempre sostenuto con grande forza e ha spinto per fornire il massimo possibile di assistenza all’Ucraina», ha aggiunto Zelensky.
Il presidente ucraino ha quindi contestato direttamente la decisione di fermare le nuove misure. «La decisione di annullare tutto ciò, di bloccare tutto, mi sembra sbagliata. E aiuta sicuramente solo i russi. Alimenta solo la loro soddisfazione e il loro desiderio di continuare a uccidere persone. Questo di certo non ferma la guerra», ha affermato.
È questo il punto che la retorica del risparmio energetico rischia di lasciare in secondo piano. Le entrate derivanti dalle esportazioni di petrolio e gas rappresentano una risorsa per l’economia russa; ridurre la pressione su quelle entrate significa modificare una delle leve utilizzate dall’Occidente per condizionare le scelte di Mosca. Non è una garanzia che Putin prosegua la guerra, ma nemmeno esiste una garanzia che nuovi affari lo inducano a fermarla.
Kiev è pronta a negoziare, ma aspetta segnali da Washington
Nonostante le critiche, Zelensky continua a puntare sul dialogo con gli Stati Uniti e chiede che i contatti riprendano rapidamente. «Siamo pronti a incontrarci in Ucraina o in Europa. Se vogliono incontrarci in America, ci invitino pure. Siamo pronti a negoziare ovunque e siamo pronti per qualsiasi formato: trilaterale, bilaterale, quadrilaterale», ha detto.
«Ciò che conta è la pace», ha aggiunto, riferendo che la parte americana avrebbe dato un segnale sulla possibilità di un incontro già la settimana successiva.
Washington, secondo quanto annunciato dal presidente ucraino, lavora a un confronto che coinvolga i due Paesi e punta anche a un possibile incontro con Putin. Trump vorrebbe infatti il presidente russo al vertice del G20 in programma a Miami il 14 e 15 dicembre.
«Riguardo a un incontro con Putin, gli Stati Uniti stanno lavorando. Hanno una proposta per un incontro trilaterale. Potrebbe tenersi in uno dei Paesi del Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno sempre menzionato gli Emirati Arabi Uniti o l’Arabia Saudita. Un’altra possibilità è che l’incontro si tenga negli Stati Uniti durante il vertice del G20», ha spiegato Zelensky.
Per ora, però, non ci sono conferme. «Non c’è ancora conferma né dalla Russia né dagli Stati Uniti. L’incontro potrebbe anche tenersi in un Paese in Europa. So che gli europei stanno avviando contatti in merito», ha precisato il presidente ucraino.
Il negoziato resta dunque un’ipotesi, mentre la riapertura degli scambi energetici viene già prospettata come parte della soluzione. È qui che la strategia di Trump mostra la sua contraddizione più evidente: chiedere all’Ucraina e all’Europa di considerare nuovi rapporti economici con Mosca, mentre Putin non ha ancora accettato un percorso che garantisca la fine della guerra. Per il presidente americano il ritorno del gas russo potrebbe essere un incentivo alla pace. Per Kiev, invece, il rischio è che il Cremlino ottenga nuove risorse senza essere costretto a rinunciare alla propria offensiva, anzi.
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(con fonte AdnKronos)
