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Trump aiuta ancora Putin: sospese le nuove sanzioni contro Mosca
Con la scusa di contenere i prezzi dell’energia, il presidente Usa congela gran parte delle misure previste dalla legge Graham. Stop anche ai dazi fino al 100% contro i Paesi che acquistano petrolio e gas russi… Cina e India ringraziano
Continua l’aiuto di Donald Trump a Vladimir Putin. Degli ucraini il presidente americano sembra infischiarsene, mentre trova nuove occasioni per alleggerire la pressione sul Cremlino. Ancora una volta la giustificazione è il contenimento della spesa energetica, diventata però insostenibile per effetto della guerra che lui sta conducendo contro l’Iran. Il risultato è che, mentre Mosca continua la sua di guerra in Ucraina e la Casa Bianca tende un’altra mano allo zar del Cremlino, l’Europa è costretta a guardare l’alleato di sempre, totalmente fuori dai soliti binari.
Il 16 ottobre 2026 il presidente statunitense ha firmato un ordine esecutivo che sospende gran parte delle nuove sanzioni e dei dazi previsti dalla legge Graham contro la Russia. Il provvedimento, pubblicato dalla Casa Bianca a pochi giorni dall’entrata in vigore delle misure approvate dal Congresso, motiva la decisione con l’interesse nazionale degli Stati Uniti.
Una scelta che evita a Mosca una nuova stretta commerciale proprio mentre Washington cerca di contenere il costo dell’energia. A essere congelate sono anche le tariffe che avrebbero potuto colpire i principali acquirenti di petrolio e gas russi, tra cui Cina e India, con dazi fino al 100% su determinate importazioni. La legge prevedeva inoltre un aumento del 500% dei dazi sui prodotti russi, fatte salve le eccezioni stabilite dalla norma.
Trump ha deciso di non applicare per ora gran parte di queste misure. Il risultato è un allentamento della pressione economica sul Cremlino e sui Paesi che continuano a comprare le sue risorse energetiche.
La legge firmata dallo stesso Trump a settembre
L’ordine esecutivo si intitola Implementing the Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026. La legge era stata firmata dallo stesso presidente il 18 settembre con l’obiettivo di aumentare il costo economico della guerra condotta dalla Russia in Ucraina.
Il provvedimento consente però al presidente di sospendere determinate sanzioni e restrizioni, a condizione che certifichi al Congresso la necessità della decisione per l’interesse nazionale americano. Trump ha dichiarato di aver trasmesso la certificazione richiesta, utilizzando così il meccanismo previsto dalla stessa legge per rinunciare all’applicazione di diverse disposizioni.
Una facoltà che permette alla Casa Bianca di congelare misure appena approvate senza cancellare formalmente l’intero impianto sanzionatorio. L’ordine precisa infatti che restano in vigore le restrizioni adottate in precedenza attraverso altri provvedimenti presidenziali contro Mosca.
Le deroghe introdotte con il nuovo decreto continueranno a essere operative fino a quando Trump o le autorità competenti dell’amministrazione non riterranno necessario intervenire nuovamente. La stretta aggiuntiva prevista dalla legge Graham, dunque, per il momento resta in gran parte sulla carta.
Dazi fino al 100% sui partner energetici di Mosca
Uno degli strumenti più incisivi della legge riguardava la possibilità di colpire i Paesi che continuano a importare idrocarburi russi. Le disposizioni prevedevano tariffe aggiuntive fino al 100% sulle merci provenienti dai cinque maggiori acquirenti di petrolio e gas di Mosca, qualora si fossero verificate le condizioni stabilite dalla norma.
Tra i Paesi potenzialmente interessati figuravano Cina e India, mercati fondamentali per le esportazioni energetiche russe. L’obiettivo era rendere più costoso l’acquisto degli idrocarburi del Cremlino e ridurre le entrate che sostengono l’economia russa e contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico.
Trump ha rinunciato anche all’applicazione di queste tariffe. L’amministrazione continuerà a monitorare gli acquisti di energia russa e le eventuali operazioni dirette ad aggirare le sanzioni, ma per ora non scatterà la stretta commerciale prevista dalla nuova legge.
In sostanza, i Paesi che continuano a rifornirsi di energia da Mosca evitano, almeno per il momento, il rischio dei nuovi dazi. E la Russia conserva importanti canali commerciali proprio mentre gli Stati Uniti rinunciano a utilizzare una parte degli strumenti messi a disposizione dal Congresso per aumentare la pressione sul Cremlino.
Prima l’accordo sul diesel russo, ora la sospensione delle sanzioni
La decisione non arriva isolata. La settimana precedente Trump aveva annunciato un accordo per l’acquisto di diesel dalla Russia, presentandolo come una misura necessaria per aumentare l’offerta sui mercati e frenare i prezzi dei carburanti.
Secondo Reuters e CBS News, entrambe le iniziative si inseriscono nella strategia dell’amministrazione americana per contenere i costi energetici, aumentati anche nel quadro della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
È qui che la giustificazione economica si intreccia con le conseguenze politiche delle scelte di Trump. Per limitare il costo dell’energia, Washington riapre spazi commerciali alla Russia e sospende parte delle restrizioni che avrebbero dovuto rendere più onerosi gli acquisti di petrolio e gas russi.
Mentre l’Ucraina continua a subire gli effetti della guerra, Putin ottiene così un nuovo allentamento della pressione economica americana. Trump può invocare l’interesse nazionale e la necessità di proteggere consumatori e imprese dal caro energia, ma la conseguenza immediata delle sue decisioni è che Mosca evita una parte delle misure che avrebbero dovuto colpirla, insieme ai Paesi che continuano a sostenerne il mercato energetico, e si prepara a recuperare fondi per martellare ancora di più il popolo ucraino. E pensare che il primo cittadino americano voleva anche il Nobel per la pace…
TS
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(con fonte AdnKronos)

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