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Trump annuncia nuova offensiva economica contro l’Iran: “Conseguenze enormi per chi lo aiuta”
Il presidente Usa minaccia sanzioni durissime contro Paesi, aziende e istituzioni che continueranno ad avere rapporti con Teheran. La guerra si avvicina al sesto mese mentre resta irrisolta la crisi sullo Stretto di Hormuz. Con fonte Afp e Cnn
Donald Trump alza nuovamente il livello dello scontro con l’Iran e sposta il fronte della guerra sul terreno economico. Il presidente americano ha annunciato una nuova campagna di pressione contro Teheran, avvertendo che anche gli Stati che continueranno a mantenere rapporti commerciali o a fornire assistenza alla Repubblica islamica potrebbero essere colpiti da pesanti sanzioni.
L’annuncio è arrivato attraverso un messaggio pubblicato da Trump su Truth Social, nel quale il presidente ha presentato quella che ha definito una delle più vaste operazioni di pressione economica mai condotte contro un Paese.
“Oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese”, ha scritto Trump, descrivendola come “una guerra economica e un isolamento su una scala senza precedenti”.
Il presidente americano ha quindi esteso la minaccia oltre i confini iraniani. Qualsiasi Paese che consenta alle proprie istituzioni finanziarie, alle imprese, agli aeroporti o agli organismi governativi di fornire sostegno all’Iran, ha avvertito, dovrà affrontare “enormi conseguenze economiche”.
Trump non ha però indicato quali saranno concretamente le misure previste né ha identificato specificamente i Paesi che potrebbero essere coinvolti.
Secondo l’Afp, la nuova offensiva economica arriva mentre il conflitto si avvicina al sesto mese senza che emerga, almeno nell’immediato, una soluzione diplomatica o militare. Sullo sfondo pesa anche la situazione politica interna americana, con le elezioni di novembre sempre più vicine.
La stretta economica e lo Stretto di Hormuz
La nuova minaccia di Trump arriva a quasi una settimana dalle dichiarazioni del segretario al Tesoro Scott Bessent, che aveva annunciato l’intenzione di imporre all’Iran un isolamento economico “come il mondo non ha mai visto prima”.
Sul terreno, intanto, la situazione resta bloccata. Sebbene gli attacchi missilistici abbiano conosciuto una fase di tregua, Teheran continua di fatto a impedire il normale traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il tentativo di raggiungere un’intesa preliminare tra Washington e Teheran sulla riapertura del corridoio strategico non è andato a buon fine. Negli ultimi giorni entrambe le parti hanno confermato l’esistenza di uno scambio di messaggi, ma Trump ha poi sostenuto che i contatti fossero ormai interrotti.
Il presidente americano ha inoltre rilanciato la provocazione sullo Stretto pubblicando una mappa nella quale l’area viene indicata come “nuovo territorio statunitense”.
La risposta di Araghchi
Da Teheran è arrivata una dura replica. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Trump di utilizzare la nuova offensiva economica per distogliere l’attenzione dai problemi degli Stati Uniti.
“Il cosiddetto ‘D-Day economico’ è un diversivo dalla crisi americana: un debito senza precedenti e costi degli interessi in rapida crescita”, ha scritto Araghchi su X.
Secondo il ministro iraniano, insistere sulle stesse politiche non farebbe altro che produrre “un’ulteriore sconfitta e l’inimicizia degli iraniani”.
18 militari americani morti, 757 feriti
Intanto arrivano nuovi dati sulle perdite americane dall’inizio della guerra contro l’Iran.
Secondo quanto riferito dalla Cnn sulla base dei dati aggiornati dal Dipartimento della Difesa statunitense, sono 18 i militari americani morti e 757 quelli feriti dall’inizio delle operazioni.
L’aggiornamento comprende oltre 50 nuovi militari feriti. I dati della Defense Casualty Analysis System (Dcas) sommano le perdite registrate nell’ambito dell’operazione “Epic Fury” a quelle inserite nella nuova categoria “Overseas Operations”.
Quest’ultima voce è stata introdotta dal Pentagono il mese scorso per registrare i militari uccisi o feriti “a partire dal 7 luglio”. La data coincide con quella in cui l’amministrazione Trump aveva notificato al Congresso, attraverso la procedura prevista dal War Powers Act, l’avvio di un nuovo conflitto con l’Iran.
Mentre Washington prepara dunque una nuova offensiva sul piano economico, lo scontro con Teheran resta senza una soluzione e lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali nodi della crisi.
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(con fonte AdnKronos)
