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Iran, l’Europa nel mirino se riprendono i combattimenti con gli Stati Uniti
Secondo il Financial Times, che cita fonti interne al regime iraniano, Teheran starebbe valutando la possibilità di colpire installazioni militari statunitensi in Europa se i combattimenti con Washington dovessero riprendere. Nel mirino potrebbero finire anche infrastrutture e cavi sottomarini
L’Europa non deve dormire sonni tranquilli. L’Iran potrebbe estendere la propria risposta agli Stati Uniti ben oltre il Medio Oriente. È quanto emerge da un rapporto del Financial Times, che cita fonti interne al regime iraniano, secondo cui all’interno del regime di Teheran sarebbe stata presa in considerazione anche l’ipotesi di colpire installazioni militari americane in Europa nel caso di una nuova escalation militare.
Tra i possibili obiettivi vengono indicate strutture presenti in Bulgaria e a Cipro, Paesi nei quali si trovano basi utilizzate dalle forze statunitensi. Un’eventuale operazione avrebbe quindi un significato diverso rispetto alle precedenti azioni iraniane, perché porterebbe direttamente il confronto sul territorio europeo.
Il quotidiano britannico attribuisce queste informazioni a fonti interne al regime iraniano, che hanno parlato della possibilità di una risposta molto più ampia qualora Washington decidesse di tornare a colpire Teheran.
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Da Hormuz all’Europa, il messaggio di Teheran
A rendere credibile, almeno sul piano delle capacità militari, l’ipotesi di operazioni a grande distanza c’è anche quanto accaduto durante la guerra iniziata il 28 febbraio.
In quell’occasione l’Iran ha lanciato un missile verso Diego Garcia, base situata nell’Oceano Indiano meridionale e distante circa 4.000 chilometri. Secondo gli analisti, tuttavia, raggiungere distanze maggiori significa anche dover ridurre le dimensioni della testata del missile, limitando di conseguenza l’entità dei danni provocabili.
L’episodio resta comunque significativo perché dimostra la capacità iraniana di tentare di colpire obiettivi molto lontani dal proprio territorio.
Da tempo, inoltre, le autorità israeliane avvertono del rischio rappresentato dalle capacità iraniane anche per l’Europa.
“Nessun limite” alla risposta iraniana
Una delle fonti citate dal FT ha descritto una possibile reazione iraniana senza confini geografici precisi. Secondo quanto riferito, se gli Stati Uniti dovessero oltrepassare una determinata soglia, Teheran sarebbe pronta a rispondere “a qualsiasi costo”, prendendo di mira anche obiettivi europei.
L’altra fonte ha richiamato invece l’attenzione sull’episodio avvenuto in Giordania, nel quale morirono tre militari statunitensi. Quell’attacco, secondo la ricostruzione fornita, sarebbe stato anche una dimostrazione della capacità iraniana di individuare obiettivi americani.
Il messaggio rivolto all’Europa sarebbe altrettanto diretto: se il continente dovesse essere coinvolto, potrebbe diventare a sua volta esposto agli attacchi.
La minaccia ai cavi sottomarini di Hormuz
Lo scenario delineato dalle fonti iraniane non riguarda soltanto le basi militari.
Tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbe anche quella di danneggiare i cavi in fibra ottica che attraversano lo Stretto di Hormuz. Si tratta di infrastrutture fondamentali per le telecomunicazioni e un loro danneggiamento potrebbe provocare conseguenze rilevanti sulle comunicazioni.
È un’ulteriore indicazione della possibile ampiezza di una risposta iraniana nel caso in cui il conflitto dovesse riaccendersi.
La linea descritta dalle fonti è dunque quella di una ritorsione potenzialmente capace di superare i confini del Medio Oriente. Una delle fonti ha avvertito che un attacco alle infrastrutture iraniane potrebbe trasformare una nuova fase della guerra in un conflitto molto più esteso, fino a coinvolgere direttamente l’Europa.
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(con fonte AdnKronos)

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