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Garlasco, i reperti di Chiara Poggi e il nodo della consulenza Cattaneo
La Procura di Pavia aveva autorizzato il ritiro di tessuti, capelli, urina e contenuto gastrico. Ora la difesa valuta eventuali eccezioni procedurali
La validità della consulenza affidata a Cristina Cattaneo potrebbe diventare uno dei prossimi terreni di confronto nell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco. Al centro della questione c’è l’autorizzazione con cui la Procura di Pavia ha consentito alla medico legale di effettuare nuovi accertamenti su alcuni reperti relativi all’aggressione e alla morte di Chiara Poggi.
La difesa di Andrea Sempio, indagato nella nuova inchiesta, sta valutando se sollevare eccezioni legate alle modalità con cui sono stati eseguiti gli accertamenti. Il punto è se le parti avrebbero dovuto essere avvisate, qualora le attività svolte fossero da considerare irripetibili.
I reperti oggetto delle analisi erano già stati esaminati nell’indagine che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Si tratta di due frammenti di tessuto biologico, capelli, urina e contenuto gastrico della vittima.
Il ritiro dei reperti e l’autorizzazione della Procura
La circostanza emerge da un documento inserito nell’atto di chiusura delle indagini su Sempio. Con un visto datato 29 settembre 2025, la Procura di Pavia autorizzò i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano a ritirare i reperti e a consegnarli alla consulente.
Tra il materiale figurava anche «il prelievo del campione di bile, conservato presso l’unità di tossicologia forense del Dipartimento di medicina legale di Pavia».
Proprio il contenuto gastrico di Chiara Poggi era già stato oggetto di una perizia nel 2009, affidata dal gup Stefano Vitelli all’esperto Lorenzo Varetto. Cristina Cattaneo è tornata sull’argomento attraverso un nuovo esame, eseguito «al microscopio ottico e al microscopio elettronico a scansione», come si legge nella relazione dello scorso febbraio.
La consulente precisa che l’analisi è stata condotta «senza inficiare – scrive – l’integrità o la quantità del reperto». Il lavoro ha comportato una serie di passaggi tecnici, dalla separazione del materiale solido dalla componente liquida al ricongelamento, dalla preparazione dei vetrini alle successive analisi morfologiche.
Il risultato, per quanto riguarda il contenuto gastrico, presenta però un limite: senza conoscere l’orario della colazione non è possibile stabilire quanto tempo sia trascorso dal momento in cui Chiara Poggi aveva mangiato. L’esame può invece fornire indicazioni su ciò che la vittima aveva consumato.
La sequenza dell’aggressione
Nella sua relazione Cattaneo sostiene di avere operato nel rispetto dell’articolo 359 del codice di procedura penale, relativo agli «atti ripetibili».
«Poi si è proceduto nel pieno rispetto del 359 codice di procedura penale (atti ripetibili)», scrive la consulente, descrivendo una serie di esami «sempre ripetibili» sui prelievi effettuati all’epoca: cute, osso, blocchetti in paraffina, vetrini, contenuto gastrico e capelli.
Gli accertamenti hanno portato a conclusioni già rese note sulla dinamica dell’aggressione. Secondo la consulenza, si sarebbe trattato di una sequenza «protrattasi per decine di minuti», durante la quale Chiara Poggi «avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva, senza potersi escludere anche una componente di difesa attiva».
Un ulteriore elemento arriva dalle nuove indagini immunoistochimiche eseguite dal co-consulente Biagio Eugenio Leone. Secondo queste conclusioni, la morte della ventiseienne sarebbe intervenuta tra 15 e 30 minuti, fino a un massimo di 60 minuti, dopo i colpi inferti dall’assassino.
Le conclusioni della Procura di Pavia sono ora all’esame dei difensori di Andrea Sempio, che hanno circa due settimane per presentare ai pubblici ministeri pavesi le proprie controdeduzioni.
Prima della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Sempio, accusato di omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti, la difesa potrà quindi valutare anche gli aspetti procedurali legati agli accertamenti effettuati sui reperti.
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(con fonte AdnKronos)
