Primo Piano
Negoziati indiretti a Doha tra Iran e Stati Uniti per sbloccare la crisi
I colloqui si concentreranno sullo Stretto di Hormuz e sul rilascio di 3 miliardi di dollari. Teheran gela l’ipotesi di vertici diretti e lancia un duro monito a Washington
WASHINGTON — La delicata architettura diplomatica per la stabilità del Medio Oriente si sposta dietro le quinte della capitale del Qatar, dove i canali di comunicazione provano a riattivarsi attraverso una fitta rete di diplomazia navetta. Prenderanno il via nella giornata di domani i attesissimi negoziati indiretti a Doha tra Iran e Stati Uniti, un tavolo separato alla presenza dei paesi mediatori che proverà a disinnescare le tensioni regionali concentrandosi sul controllo strategico dello Stretto di Hormuz e sulla sicurezza geopolitica dell’area.
L’agenda dei colloqui, che vede oggi entrambe le delegazioni impegnate in incontri preliminari con il primo ministro del Qatar e con i mediatori pakistani, poggia su pilastri finanziari e operativi estremamente concreti. Al centro del confronto c’è l’attuazione del memorandum d’intesa siglato per concludere il conflitto, un passaggio che per la Repubblica Islamica dovrebbe tradursi, entro la fine della settimana corrente, nello sblocco di circa 3 miliardi di dollari di fondi iraniani finora congelati. Un’operazione finanziaria di primissimo piano che vede l’emirato nel ruolo di garante e custode delle transazioni.
La transizione verso la fase operativa dei colloqui è stata tuttavia accompagnata da una forte frizione comunicativa tra le parti. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, ha smentito con fermezza le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump circa un possibile confronto diretto tra i due paesi. La linea ufficiale iraniana riduce il perimetro della missione a Doha a una pura discussione tecnica sulle clausole del memorandum e sul recupero degli asset finanziari, escludendo qualunque concessione politica a Washington. Una posizione confermata anche dalle autorità del Qatar: il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed Al Ansari, ha infatti precisato che gli emissari della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, non incroceranno direttamente la delegazione di Teheran, limitandosi a interloquire esclusivamente con i rappresentanti dei paesi mediatori.
La fermezza diplomatica dell’Iran si riflette anche sulla gestione militare dei propri confini, con un esplicito richiamo alla sovranità territoriale dello Stretto di Hormuz. Baghaei ha respinto con durezza qualsiasi tentativo di interferenza esterna, liquidando come irresponsabili e prive di credibilità le recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron sul dossier navale. Il portavoce ha ammonito la comunità internazionale a riconoscere i tracciati stabiliti, minacciando una reazione immediata e speculare da parte delle forze armate della Repubblica Islamica in caso di violazioni statunitensi dell’articolo 1 del memorandum. Un avvertimento chiaro che vincola la tenuta dell’intero processo negoziale al rispetto assoluto patti.
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(con fonte AdnKronos)

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