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Trump vuole riaprire gli affari con Putin e Kiev pagherà il prezzo più caro
Prigionieri politici in cambio di sanzioni più leggere: la Casa Bianca prepara un’apertura a Mosca che può riportare petrolio, diesel e materie prime russe sul mercato americano, anche se questo significa affossare l’Ucraina
Dall’inizio del nuovo mandato alla Casa Bianca, avevamo tutti intuito che il Tycoon non aveva particolare simpatia per Zelensky e invece tanta reverenza nei confronti di Putin. Così, giorno dopo giorno, sta procedendo in qualche modo a delegittimare Kiev con piccoli grandi colpi assestati nei punti “giusti”.
Mentre l’Ucraina continua a combattere e Vladimir Putin non rinuncia alla guerra, Donald Trump studia come riaprire gli affari con Mosca. È questo l’aspetto più pesante dell’ultima iniziativa americana: usare la liberazione di alcuni prigionieri politici come contropartita per alleggerire le sanzioni e creare così le condizioni per nuovi accordi economici con la Russia. Non a guerra finita, ma già mentre il conflitto è in corso.
La proposta è stata elaborata da John Coale, inviato speciale degli Stati Uniti in Bielorussia, e sottoposta nei mesi scorsi al presidente americano. Secondo quanto riferisce The Atlantic, Trump ha dato il suo via libera. Il progetto è ancora nelle fasi iniziali, ma la direzione indicata è tutt’altro che secondaria: reinserire la Russia nell’economia globale e consentire agli Stati Uniti di tornare a trattare con Mosca su alcuni dei beni di cui l’economia americana ha bisogno.
La lista comprende petrolio, diesel, terre rare e altre materie prime critiche. Il passaggio politico servirebbe ad aprire quello economico: il Cremlino libera alcuni detenuti e Washington risponde con un allentamento delle sanzioni. Da quel momento potrebbero ripartire gli scambi e, soprattutto, le trattative commerciali.
È qui che il progetto entra direttamente nel terreno della guerra in Ucraina. Per Kiev, per gli europei e per diversi alleati di Trump al Congresso, il problema è evidente: fare affari con la Russia mentre il conflitto continua significa far arrivare nuovo denaro all’economia russa e, indirettamente, rafforzare la capacità di Mosca di sostenere la guerra. The Atlantic riferisce proprio dei timori legati alla possibilità che gli accordi commerciali convoglino risorse verso la macchina militare russa.
La logica della Casa Bianca sembra invece puntare sul principio opposto: più commercio, più interessi economici condivisi, maggiore pressione perché Mosca accetti di fermare la guerra.
Ma abbiamo presente chi siede sulla poltrona più alta a Mosca?
Questa sarebbe la strategia che Coale ha sperimentato in Bielorussia e che ora vuole trasferire alla Russia di Putin. L’inviato americano sostiene che i rapporti economici possano contribuire a riportare la normalità e, attraverso una rete crescente di scambi, favorire anche un accordo di pace.
E per avvalorare la sua tesi cita che lo stesso piano sta funzionando con la Bielorussia, il più stretto alleato della Russia, come se Putin e Lukashenko fossero fatti della stessa pasta. Da oltre un anno Coale lavora con il presidente bielorusso e, secondo The Atlantic, ha contribuito alla liberazione di circa 500 prigionieri politici. In cambio, gli Stati Uniti hanno allentato alcune sanzioni contro Minsk e hanno aperto la strada a un accordo per acquistare potassio, uno dei principali prodotti esportati dal Paese. Ma la Bielorussia non sta portando avanti (almeno non completamente, né in parte attiva come i soldati di Mosca) una guerra.
Ora lo stesso schema viene proposto a Mosca. Il rilascio dei prigionieri diventerebbe la leva per ottenere concessioni economiche dagli Stati Uniti; le concessioni, a loro volta, aprirebbero nuovi canali commerciali con il Cremlino. Un meccanismo che rischia però di trasformare la pressione esercitata sulla Russia in una moneta di scambio proprio nel momento in cui l’Ucraina chiede all’Occidente di mantenerla.
Volodymyr Zelensky ha già detto di voler bloccare qualsiasi tentativo di revocare le sanzioni contro la Russia prima della fine della guerra. Il presidente ucraino ha avvertito che quando si dà più denaro alla Russia attraverso il commercio, si dà anche più tempo alla guerra.
Anche sul fronte americano la contraddizione è evidente. Trump ha firmato all’inizio di questo mese una legge che autorizza pesanti sanzioni contro la Russia e i suoi partner commerciali. Parallelamente, però, i suoi inviati cercano una formula per ridurre quella stessa pressione e riportare gli Stati Uniti a fare affari con Mosca.
Il progetto di Coale si inserisce in una strategia più ampia. Jared Kushner ha parlato di futuri «prosperity agreements» con Russia e Ucraina, sostenendo che gli accordi economici potrebbero diventare parte della sicurezza e della pace. Per gli ucraini, invece, la prosperità garantita dagli affari con Mosca non equivale affatto a una garanzia di sicurezza: il timore, che potremmo invece definire certezza, è che il commercio occidentale possa offrire a Putin nuove risorse per rafforzare il proprio apparato militare.
Nel frattempo, la Bielorussia continua a essere il banco di prova del modello. Trump ha annunciato un accordo definito «massiccio» per l’acquisto di potassio da Minsk e Coale ha confermato che nei negoziati è coinvolta anche la Russia. Le sanzioni europee impediscono infatti il passaggio del potassio bielorusso attraverso il territorio dell’Unione europea, rendendo necessario il coinvolgimento russo per le rotte commerciali.
La prospettiva è dunque quella di una progressiva normalizzazione dei rapporti economici con Mosca, costruita mentre la guerra non è ancora terminata. Trump potrebbe presentare la liberazione dei prigionieri in pompa magna, come suo solito, rivendicando un successo diplomatico e usare gli accordi commerciali “presentandoli” come un incentivo alla pace. Ma per l’Ucraina il conto rischia di essere diverso: meno sanzioni significa meno pressione su Putin, mentre petrolio, diesel, terre rare e altre materie prime diventano il terreno su cui Washington può tornare a trattare con il Cremlino, che a sua volta finanzierebbe l’apparato militare per continuare a martellare Kiev, fino alla resa. Grandi statisti lavorano…
TS
(Immagine di Trump creata con AI Grok)
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