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Ex Ilva, la Cassazione congela il dossier: stop a licenziamenti e decreto
Il governo rinvia il provvedimento sui lavoratori e chiede all’indotto di sospendere le 2.500 procedure di esubero fino alla decisione della Suprema Corte
Il dossier Ex Ilva entra in una nuova fase di attesa. Restano sospesi i licenziamenti nell’indotto e il decreto con le misure a tutela dei lavoratori, mentre il governo e i sindacati guardano alla sentenza della Cassazione sul ricorso presentato dai commissari contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo.
L’udienza davanti alla Suprema Corte è stata fissata per il 20 ottobre. Nel frattempo, i commissari di Acciaierie d’Italia si preparano a chiedere allo stesso tribunale milanese una proroga del termine del 26 ottobre previsto per la dismissione degli altiforni, proprio in attesa della decisione della Cassazione.
È il punto emerso dal confronto di quattro ore che ieri mattina ha riunito a Palazzo Chigi governo e organizzazioni sindacali. Il tavolo tornerà a riunirsi la prossima settimana, mentre per venerdì è già previsto un incontro tecnico al ministero del Lavoro.
Il decreto resta fermo
L’obiettivo iniziale dell’incontro era arrivare rapidamente a un pacchetto di interventi destinati a proteggere i lavoratori dell’Ilva, sia quelli direttamente occupati sia quelli dell’indotto, e portare il relativo decreto al Consiglio dei ministri.
Sul tavolo c’era un nuovo strumento di sostegno al reddito: un ammortizzatore unico emergenziale, una cassa integrazione in deroga più flessibile rispetto alla cassa ordinaria e utilizzabile con maggiore tempestività, in alternativa alla cassa per cessazione dell’attività.
L’idea era quella di creare un provvedimento ponte in attesa della conclusione della gara per il futuro dello stabilimento, con la possibilità di adattarlo all’andamento della procedura.
Accanto alla tutela occupazionale, il piano prevedeva l’avvio immediato di un percorso di reindustrializzazione dell’area di Taranto, coinvolgendo i soggetti interessati a realizzare progetti e investimenti, compresa la Difesa. In questa prospettiva, il governo punta anche a rafforzare il ruolo dei contratti istituzionali di sviluppo e a prevedere incentivi per le assunzioni.
La fissazione dell’udienza in Cassazione ha però cambiato i tempi. Il decreto non arriverà più al prossimo Consiglio dei ministri: la discussione, spiegano fonti dell’esecutivo, riprenderà quando il quadro sarà più chiaro.
L’indotto sospende i licenziamenti
Nel frattempo, il governo è tornato a chiedere alle imprese dell’indotto di fermare le procedure di esubero collettivo che coinvolgono 2.500 lavoratori.
L’esecutivo considera il licenziamento la scelta meno opportuna in una fase ancora segnata dall’incertezza sul destino industriale del sito. Le imprese hanno raccolto nuovamente l’invito.
Nicola Convertino, presidente dell’Aigi, ha annunciato l’intenzione di sospendere le procedure almeno fino alla sentenza della Cassazione. Un ulteriore atto di disponibilità è stato sottolineato anche dal presidente di Aepi, Mino Dinoi, che ha parlato di responsabilità di fronte a una situazione particolarmente delicata.
La nuova tregua sul fronte degli esuberi consente quindi di guadagnare tempo mentre resta aperta la questione principale: quale sarà il futuro industriale dell’ex Ilva.
Il nodo della produzione a Taranto
L’indirizzo del governo, secondo quanto emerso dal confronto, è consentire la prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto e andare avanti con la gara per la vendita, valutando l’offerta già presentata e quella che eventualmente arriverà.
La condizione indicata dall’esecutivo è però una produzione necessariamente green. L’acciaio dovrà essere realizzato attraverso forni elettrici alimentati da Dri, cioè ferro preridotto.
Le risorse destinate al Dri, secondo il governo, sono già disponibili e potranno essere utilizzate per questo obiettivo, con la possibilità di integrarle se necessario.
È su questo punto che restano le principali distanze con i sindacati.
I sindacati: emergenza superata, ma non basta
Lo stop alle procedure di licenziamento nell’indotto ha contribuito ad attenuare la tensione, ma non ha chiuso la partita con le organizzazioni dei lavoratori.
Michele De Palma, segretario generale della Fiom, ha definito la sospensione un passo importante per affrontare l’emergenza, ribadendo però che lo stato di mobilitazione resta confermato fino a quando non arriveranno risposte concrete.
La Fim chiede soprattutto indicazioni precise sul futuro industriale e sull’assetto proprietario. Il segretario generale Ferdinando Uliano ha richiamato la necessità di una presenza maggioritaria dello Stato e ha chiesto chiarezza sulla quantità di acciaio che verrà prodotta, sul numero e sul tipo di forni elettrici e sulle risorse destinate al Dri.
Sul tavolo restano inoltre il tema dei prepensionamenti, quello dei lavori usuranti e la definizione degli ammortizzatori.
Davide Sperti, alla guida della Uilm, considera invece il decreto in preparazione un primo passaggio sul quale continuare a lavorare. Nel confronto di Palazzo Chigi, ha osservato, ci sarebbero stati elementi di discontinuità rispetto al passato, soprattutto per l’attenzione riservata alla tutela dei lavoratori.
Ora il prossimo appuntamento sarà il tavolo tecnico al ministero del Lavoro di venerdì, mentre il calendario giudiziario resta il principale elemento destinato a condizionare le decisioni sull’Ilva nelle prossime settimane.
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(con fonte AdnKronos)

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