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Ex Ilva, sciopero di 24 ore a Taranto: l’indotto blocca le strade
La protesta coinvolge i lavoratori delle aziende dell’appalto dopo l’avvio dei licenziamenti collettivi per oltre 2.500 persone
È iniziata all’alba la mobilitazione dei lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto. Dopo l’assemblea convocata davanti alla Portineria Imprese dello stabilimento siderurgico, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato uno sciopero di 24 ore, dalle 9 di oggi fino alle 7 di domani.
La protesta ha già avuto conseguenze sulla viabilità. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte, mentre le organizzazioni sindacali hanno annunciato un ulteriore blocco della circolazione sulla statale in direzione Bari.
Al centro della mobilitazione c’è il futuro occupazionale delle imprese dell’indotto. A preoccupare i sindacati sono soprattutto le procedure di licenziamento collettivo avviate da 28 aziende, che complessivamente interessano oltre 2.500 lavoratori.
«Non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori», hanno fatto sapere Fim, Fiom, Uilm e Usb nella proclamazione dello sciopero.
La richiesta di ammortizzatori straordinari
Durante l’assemblea, Pietro Cantoro, segretario Appalto Indotto Fim Cisl Taranto-Brindisi, ha indicato come prima emergenza quella di garantire una copertura ai lavoratori delle aziende che hanno già avviato le procedure di licenziamento.
«In questa assemblea emerge un problema importantissimo: coprire innanzitutto, con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc, le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi», ha affermato Cantoro.
Il sindacalista ha quindi rivolto un appello alle aziende coinvolte: «Intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente».
La richiesta viene indirizzata anche al governo, al quale i sindacati chiedono un quadro preciso sul futuro dell’impianto e delle attività collegate. «Il governo – ha aggiunto Cantoro – ci dia un programma e un piano industriale di previsione di ripresa dell’attività perché la gente ha bisogno di lavoro».
La riconversione e il futuro dell’indotto
Per il segretario della Fim Cisl, la questione occupazionale non può essere separata dal processo di trasformazione industriale dello stabilimento. «La riconversione deve essere affrontata con urgenza e deve essere compatibile e green», ha sottolineato.
Il timore espresso dai lavoratori è che la fase di transizione possa tradursi in una perdita di occupazione per migliaia di persone impiegate nelle aziende che lavorano attorno all’ex Ilva.
«Le persone non possono essere abbandonate al loro destino e hanno bisogno di garanzia e di futuro», ha concluso Cantoro.
La mobilitazione arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano sullo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto e mentre resta aperto il confronto sul futuro industriale dell’ex Ilva. Per i sindacati, il governo deve intervenire con misure straordinarie capaci di proteggere i lavoratori coinvolti nelle procedure di licenziamento e garantire continuità occupazionale alle imprese dell’indotto.
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(con fonte AdnKronos)
