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Presidio per Fakir, nessun preavviso formale in Questura: Lepore al centro delle polemiche
Il clima che si respira è sempre più pericoloso: questi scontri e queste iniziative contro le forze dell’ordine rischiano di provocare delle contrapposizioni che possono sfociare in vere e proprie battaglie, che a lungo andare potrebbero degenerare in una forma non più controllabile.
Presidio per Fakir a Bologna, nessun preavviso formale alla Questura secondo quanto emerge. Lepore replica, sindaci firmano lettera di sostegno
Il sindaco di Bologna Matteo Lepore non ha fatto alcun preavviso formale alla Questura per il presidio convocato lunedì in memoria di Abderrahim Fakir, morto durante un intervento di polizia. È quanto emerge da verifiche effettuate dall’Adnkronos.
Lepore ha parlato di interlocuzioni tra l’amministrazione comunale e gli organi preposti alla sicurezza, ma secondo quanto si apprende non sarebbe arrivata una comunicazione formale in Questura, come previsto dal protocollo per l’organizzazione di manifestazioni pubbliche.
Sulla vicenda il sindaco ha diffuso una nota spiegando che “né nel corso delle interlocuzioni telefoniche, né durante il tavolo tecnico, né in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è stata formulata alcuna richiesta formale di annullamento del presidio”, sottolineando come il confronto si sia svolto a livello istituzionale per la gestione dell’ordine pubblico.
Da fonti dell’amministrazione comunale viene inoltre evidenziato che l’articolo 18 del Tulps non prescrive una forma scritta per l’avviso dei promotori, limitandosi a prevedere l’obbligo di “darne avviso” senza specificarne le modalità.
Tuttavia, il regolamento di esecuzione del Tulps stabilisce che l’avviso debba contenere informazioni precise – tra cui data, ora, luogo e promotori – e debba essere trasmesso al Questore almeno tre giorni prima dell’evento.
Nel frattempo, diversi sindaci italiani hanno sottoscritto una lettera a sostegno di Lepore. Nel documento si sottolinea come il primo cittadino abbia esercitato “una responsabilità istituzionale” nel gestire il momento di tensione, dando voce alla richiesta di verità e mantenendo il presidio nell’ambito democratico.
La lettera distingue inoltre tra la partecipazione pacifica e gli episodi di violenza successivi, attribuiti esclusivamente a chi li ha compiuti, ed esprime solidarietà agli agenti feriti. I firmatari invitano infine a evitare contrapposizioni istituzionali e a mantenere unità nel rispetto del lavoro della magistratura.
Il clima che si respira è sempre più pericoloso: questi scontri e queste iniziative contro le forze dell’ordine rischiano di provocare delle contrapposizioni che possono sfociare in vere e proprie battaglie, che a lungo andare potrebbero degenerare in una forma non più controllabile.
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(con fonte AdnKronos)

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