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Meloni: la crisi in Medio Oriente investe sicurezza ed economia

Meloni: la crisi in Medio Oriente investe sicurezza ed economia

La premier interviene in Parlamento prima del Consiglio europeo: l’Italia non partecipa alle azioni militari contro l’Iran e punta al coordinamento con i partner internazionali

La crisi in Medio Oriente investe sicurezza ed economia italiane ed europee e rappresenta una delle fasi più complesse degli ultimi decenni. È il quadro delineato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante le comunicazioni in Senato e successivamente alla Camera sulla crisi iraniana, in vista del prossimo Consiglio europeo.

Secondo la premier, la crisi in Medio Oriente investe sicurezza ed economia in modo diretto, imponendo una gestione «con lucidità e serietà». Meloni ha auspicato che il confronto politico possa svilupparsi con spirito costruttivo, evitando una polarizzazione che rischierebbe di semplificare eccessivamente uno scenario complesso.

La presidente del Consiglio ha sottolineato che il governo si trova ad affrontare «uno dei tornanti più complessi della storia recente» e ha richiamato alla responsabilità tutte le forze politiche. «È sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali», ha affermato, precisando che l’appello non intende limitare il ruolo dell’opposizione ma richiamare tutte le classi dirigenti alla necessità di decisioni rapide e responsabili.

Durante l’intervento Meloni ha espresso, a nome del governo, «ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab».

La premier ha inoltre respinto le accuse di un mancato confronto parlamentare, ricordando la presenza in Parlamento del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto «per ben due volte in meno di una settimana», oltre al proprio intervento. «Non c’è un governo complice di decisioni altrui, né un governo isolato in Europa», ha dichiarato.

Nel suo intervento Meloni ha descritto un quadro internazionale segnato da una crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali. A suo giudizio, un punto di svolta è rappresentato dall’invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, evento che ha messo in discussione il sistema di garanzie internazionali.

In questo contesto, ha spiegato, si inseriscono anche le operazioni militari statunitensi e israeliane contro il regime iraniano. «Un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte», ha precisato la presidente del Consiglio, ricordando che nei mesi scorsi il governo italiano si è impegnato a evitare un’escalation militare insieme ad altri Paesi della regione, tra cui Oman e Qatar.

Meloni ha poi ricostruito il quadro della tensione in Medio Oriente, indicando come punto di origine dell’attuale fase di conflitto l’attacco del 7 ottobre 2023 contro il territorio israeliano da parte di Hamas. Secondo la premier, l’azione è stata resa possibile anche grazie al sostegno finanziario, logistico e militare dell’Iran al gruppo palestinese.

Lo stesso sostegno, ha aggiunto, sarebbe stato fornito da Teheran nel corso degli anni a Hezbollah in Libano, a gruppi armati attivi in Iraq e Afghanistan — responsabili anche della morte di soldati italiani — agli Houthi in Yemen e al regime siriano di Bashar al-Assad. Meloni ha citato anche la fornitura alla Russia di droni Shahed utilizzati nella guerra in Ucraina.

La presidente del Consiglio ha ribadito che la crisi in Medio Oriente investe sicurezza ed economia e che il governo italiano sta affrontando la situazione «con estrema cautela», mantenendo un costante coordinamento con i partner europei e contatti con i leader del Medio Oriente e del Golfo.

In questo quadro, Meloni ha riferito di aver avuto contatti con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron per condividere valutazioni sull’evoluzione della crisi e coordinare le risposte nazionali di fronte alle possibili ripercussioni globali, comprese quelle energetiche e alimentari.

Sul piano diplomatico, l’obiettivo resta verificare se esistano margini per un ritorno al dialogo. Tuttavia, ha osservato la premier, una ripresa della diplomazia appare difficile finché l’Iran continuerà con attacchi verso i Paesi del Golfo e altri Stati della regione.

Meloni ha anche precisato che l’Italia intende far sentire la propria voce affinché, nel corso delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele, venga garantita la protezione dei civili, in particolare dei bambini.

Un passaggio dell’intervento ha riguardato anche l’uso delle basi militari statunitensi in Italia. Gli accordi risalgono al 1954 e prevedono autorizzazioni tecniche per attività logistiche e operazioni non cinetiche. In caso di richieste per attività diverse, ha spiegato Meloni, la decisione spetterebbe al governo.

La presidente del Consiglio ha però chiarito che, in un simile scenario, la scelta dovrebbe essere rimessa al Parlamento. Ha inoltre precisato che al momento non è arrivata alcuna richiesta in questo senso. «Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra», ha concluso.

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(con fonte AdnKronos)