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Naufragio Crotone, governo difende la Guardia Costiera

Mentre proseguono le ricerche dei dispersi, non si ferma l’inchiesta aperta per fare luce sulla macchina dei soccorsi nelle ore che hanno preceduto il naufragio costato la vita ad almeno 68 persone, tra cui molti bambini e numerose donne. Nell’occhio del ciclone è finita in particolare la Guardia Costiera, difesa a spada tratta dal Governo.

“Ricordando con una preghiera i morti innocenti sulle coste calabresi non posso che sottoscrivere riga per riga le parole dell’ufficiale della Guardia costiera che ha parlato oggi con il Corriere e che ha reso giustizia agli uomini e alle donne in divisa, 10.200, codardamente coinvolti in una squallida battaglia politica”, afferma in videocollegamento a Palermo il vicepremier Matteo Salvini. “Dico grazie alle donne e agli uomini di mare che hanno come missione salvare vite. Faccio un appello a certa politica e a certo giornalismo: limitate la polemica alla politica e ai palazzi parlamentari, non coinvolgete pezzi di Stato di cui siamo orgogliosi. Perché anche stanotte gli uomini e le donne della Guardia costiera anche stanotte erano per mare soccorrendo, salvando e portando in sicurezza”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi: “Io sono per fare chiarezza, ma non mi piace che qualcuno metta in discussione le forze di soccorso italiane, che non dipendono dalla politica ma dalla loro condotta che è nel loro Statuto e che li porta a essere soccorritori in mare a prescindere”, afferma. “Mi dispiace che vengano accusate persone che dedicano la loro vita ai salvataggi della gente in mare – continua – La nostra Guardia costiera è quella che, a livello mondiale, negli ultimi venti anni ha salvato più persone. Se il problema è ‘chi fa il ministro o il vice ministro’ ne parliamo, ma che nessuno tocchi la Guardia costiera perché metteremmo in discussione un Corpo che è ammirato a livello mondiale e vorrei venisse ammirato anche da questo Paese”.

Intanto sono ore frenetiche per i Carabinieri di Crotone che hanno avuto la delega dalla Procura di indagare sui soccorsi. Come apprende l’Adnkronos, oggi sono state raccolte alcune relazioni di servizio, ma anche protocolli e altri documenti. Tutte le carte verranno poi inviate ai magistrati – che già indagano sull’attività degli scafisti e sullo schianto sulla secca – che cercheranno di capire cosa è accaduto quella notte tra il 25 e il 16 febbraio davanti alle coste di Steccato di Cutro (Crotone). Dopo avere analizzato le carte, la Procura di Crotone potrebbe decidere di aprire un fascicolo, che per ora è conoscitivo, con un’ipotesi di reato specifica. Al momento il fascicolo è contro ignoti e senza ipotesi di reato. E’ molto probabile che , nel caso si dovesse arrivare a responsabilità penali, i reati contestati potrebbero essere omissioni di soccorso e disastro colposo. Ma per ora non c’è ancora nulla di tutto ciò.

Sono al momento 56 le vittime identificate nel Palasport di Crotone. Restano ancora 12 le persone senza un nome e una identità. Fino a questo momento sono 68 le vittime recuperate. Le ricerche, coordinate dalla Direzione Marittima di Reggio Calabria, proseguiranno ad oltranza per tutto il fine settimana con mezzi aerei, navali, nucleo di sommozzatori e con il personale di presidio a terra della Guardia Costiera, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Protezione Civile regionale, come fanno sapere dalla Prefettura. Saranno avviate a breve le procedure per l’espatrio di alcune delle salme con la presentazione delle istanze da parte dei familiari. A spiegarlo è la Prefettura di Crotone. Oggi pomeriggio i familiari delle vittime, quelle identificate, sono andate al palasport per pregare davanti alle bare.

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(AdnKronos)