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Trump, per diventare portavoce della Casa Bianca serve un curriCULUm…
Le indiscrezioni sul possibile approdo di Nicki Minaj nello staff presidenziale riportano sotto i riflettori un’abitudine che accompagna Donald Trump da anni. Quando si parla di donne vicine alla Casa Bianca il presidente finisce spesso per commentarne l’aspetto fisico… E per quel ruolo non si menzionano mai uomini
Il lato B prima del curriculum – Per diventare portavoce della Casa Bianca dovrebbero bastare preparazione, prontezza davanti alle telecamere e capacità di difendere le posizioni del presidente nei giorni più difficili.
Ma nell’universo politico di Donald Trump sembra esserci un requisito aggiuntivo. E soprattutto un dettaglio curioso: quando si parla di quel ruolo, i candidati maschi sembrano semplicemente non esistere.
Le indiscrezioni riguardano donne, le attenzioni del presidente riguardano donne e, nel caso di Nicki Minaj, anche i complimenti pubblici finiscono per riguardare il fisico prima ancora del curriculum.
Nella Washington di Trump il ruolo di portavoce della Casa Bianca sembra infatti declinarsi quasi esclusivamente al femminile.
Non perché manchino uomini capaci di svolgerlo, ma perché il presidente pare guardare altrove. E quando nelle ultime ore il nome della rapper è stato accostato al podio della sala stampa, il comandante in capo ha offerto una propria valutazione pubblica della candidata: non sulle capacità comunicative, non sull’esperienza, ma sul suo lato B…
Ecco il vero curriCULUm che interessa al tycoon.
Il comizio in Michigan diventa uno show
È accaduto durante il rally elettorale organizzato a Port Huron, in Michigan, in vista delle elezioni di Midterm di novembre.
Con Nicki Minaj al suo fianco sul palco, Trump ha interrotto il tradizionale copione politico per soffermarsi su tutt’altro.
“È difficile non notarlo, ho visto un lato B davvero spettacolare. Quello sì che è un bel vedere”, ha detto davanti ai sostenitori repubblicani.
Una frase che nel giro di pochi minuti ha monopolizzato il dibattito sui social e nei media americani, oscurando gran parte dei contenuti politici dell’evento.
Trump ha poi tentato di alleggerire il peso delle proprie parole.
“Spero che Nicki non si sia offesa, ma noi le vogliamo bene. È da tanto tempo che è dalla nostra parte”.
Il presidente ha quindi elogiato la cantante definendola una persona speciale e intelligente, ma il messaggio era ormai passato.
La risposta entusiasta della rapper
Se qualcuno si aspettava imbarazzo o una presa di distanza, la risposta di Nicki Minaj è andata nella direzione opposta.
La cantante, arrivata in Michigan dopo aver viaggiato con Trump a bordo dell’Air Force One, è salita sul palco ribadendo il proprio sostegno politico al presidente.
“Noi amiamo Trump. Sono onorata di lavorare con lui, lo amo così tanto”, ha dichiarato.
Minaj si è poi spinta oltre.
“Ti sosterrò per sempre. Se corri di nuovo, ti sosterrò di nuovo”.
Parole che hanno consolidato l’immagine di una vicinanza politica ormai sempre meno occasionale e sempre più strutturata.
Le voci sul futuro alla Casa Bianca
Proprio questa sintonia ha contribuito ad alimentare le indiscrezioni circolate nelle ore precedenti al comizio.
Secondo alcune ricostruzioni, due membri dello staff presidenziale avrebbero promosso con entusiasmo il nome di Minaj come possibile sostituta dell’attuale portavoce Katie Zacharia.
La cantante non ha confermato le voci né ha lasciato intendere di essere interessata a un ruolo ufficiale nell’amministrazione. Tuttavia l’idea ha iniziato rapidamente a circolare negli ambienti conservatori e sui social vicini al presidente.
Abbastanza da trasformare una semplice apparizione politica in un dibattito sul futuro della comunicazione della Casa Bianca.
Un copione già visto
La questione, però, va oltre Nicki Minaj. Il punto non è stabilire se la cantante possa o meno svolgere il ruolo di portavoce. Il punto è osservare quale sia stato il primo elemento evidenziato pubblicamente dal presidente davanti alla possibilità di affidarle un incarico tanto delicato.
In qualsiasi amministrazione la discussione sarebbe probabilmente partita da competenze, esperienza mediatica o affidabilità politica. Nel caso di Trump si è aperta invece con un commento sul fondoschiena della potenziale candidata.
È questo l’aspetto che continua a colpire. Non tanto la provocazione in sé, ormai quasi una cifra stilistica del presidente, quanto la sensazione che quando alla Casa Bianca emerge una figura femminile il confine tra valutazione politica e giudizio estetico finisca spesso per diventare estremamente sottile.
Quando la politica diventa spettacolo
Da anni Trump costruisce il proprio successo anche attraverso la capacità di trasformare ogni evento politico in uno spettacolo mediatico.
I suoi sostenitori vedono in questo stile comunicativo spontaneità e autenticità. I critici vi leggono invece la banalizzazione di ruoli istituzionali che richiederebbero maggiore sobrietà.
Il comizio di Port Huron offre un nuovo esempio di questa dinamica. Doveva essere una tappa elettorale. È diventato un caso mediatico. Doveva servire a parlare di politica. Ha finito per alimentare una discussione sul fisico di una possibile futura collaboratrice.
E forse è proprio questo il vero paradosso della serata: mentre circolavano voci su una candidata alla guida della comunicazione della Casa Bianca, la conversazione pubblica è stata immediatamente spostata lontano dalla sua capacità di comunicare.
(Photo: © AndKronos)
