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Tempesta Harry, all’Italia 74,9 milioni dall’Ue per quasi 3 miliardi di danni
Il Parlamento europeo approva il contributo per Sicilia, Sardegna e Calabria. Le risorse coprono una quota limitata delle perdite e sono destinate soprattutto al ripristino dei servizi pubblici
Quasi 3 miliardi di euro di danni nelle regioni colpite, ma dall’Unione europea arriveranno all’Italia 74,9 milioni. È il contributo approvato dal Parlamento europeo per affrontare le conseguenze della tempesta Harry in Sicilia, Sardegna e Calabria: una somma pari al 2,5% dei danni diretti dichiarati dalle autorità italiane, destinata principalmente agli interventi pubblici più urgenti e non al risarcimento diretto di famiglie e imprese.
Il finanziamento rientra in un pacchetto complessivo di 489,1 milioni di euro per quattro Paesi colpiti dalle violente perturbazioni dei primi mesi del 2026. Il Portogallo riceverà 261,5 milioni, la Spagna 149,1 milioni e Malta 3,7 milioni, oltre alla quota italiana di 74,9 milioni.
La distanza tra il costo della calamità e le risorse europee dipende dal funzionamento del Fondo di solidarietà dell’Ue. Lo strumento serve a sostenere gli Stati nelle operazioni di emergenza e nel ripristino dei servizi essenziali, ma non copre automaticamente l’insieme delle perdite economiche provocate da un disastro naturale.
I danni della tempesta e gli interventi finanziabili
Tra il 18 e il 21 gennaio 2026, Harry ha investito le coste meridionali italiane con venti violenti, piogge persistenti e mareggiate. Migliaia di persone hanno dovuto lasciare temporaneamente le proprie abitazioni, centinaia di edifici sono stati dichiarati inagibili e le conseguenze del maltempo hanno interessato strade, ferrovie, porti e altre infrastrutture pubbliche. In alcune aree, l’interruzione dei collegamenti ha isolato intere comunità.
La documentazione presentata alla Commissione europea quantifica in 2,995 miliardi di euro i danni diretti. Le operazioni considerate ammissibili al finanziamento del Fondo ammontano invece a 116,66 milioni. Su questa base è stato determinato il contributo europeo di 74.884.983 euro.
Circa 93 milioni di euro delle spese ammissibili riguardano il ripristino di infrastrutture e impianti danneggiati. Tra le priorità figurano le reti elettriche e idriche, le telecomunicazioni, i trasporti e gli edifici pubblici destinati alla sanità e all’istruzione. Sono finanziabili anche le attività di soccorso, le sistemazioni temporanee per gli sfollati e gli interventi necessari a ristabilire condizioni di sicurezza.
Il meccanismo, quindi, non funziona come un sistema di indennizzo individuale. I fondi vengono assegnati allo Stato per sostenere determinate operazioni pubbliche: chi ha subito danni alla propria abitazione o alla propria attività economica non riceve automaticamente una quota del contributo europeo. Per queste perdite occorrono altri strumenti di sostegno, nazionali o regionali, oppure coperture assicurative, quando disponibili e applicabili.
Perché l’Italia ha ottenuto i fondi
L’accesso al Fondo è stato riconosciuto sulla base della classificazione di Harry come calamità naturale regionale. Per questa categoria, il regolamento europeo richiede che i danni superino l’1,5% del prodotto interno lordo del territorio interessato.
Nelle tre regioni italiane colpite, il rapporto ha raggiunto il 3,256% del Pil regionale ponderato, oltre il doppio della soglia richiesta. Per determinare il contributo, la Commissione ha applicato ai danni diretti riconosciuti l’aliquota del 2,5%, arrivando così a 74.884.983 euro.
Il Parlamento europeo ha approvato la mobilitazione delle risorse con 651 voti favorevoli, 17 contrari e tre astensioni. Per completare la procedura resta necessario il via libera formale del Consiglio dell’Unione europea.
L’Italia è l’unico Paese a non aver chiesto anticipi
Un altro elemento distingue la posizione italiana da quella degli altri Stati beneficiari. Portogallo, Spagna e Malta hanno già ricevuto anticipi sui rispettivi finanziamenti: 65,4 milioni di euro al Portogallo, 37,3 milioni alla Spagna e circa 931mila euro a Malta.
L’Italia, invece, non ha richiesto anticipi. La proposta della Commissione europea riporta questa differenza, senza indicarne le ragioni. Per Roma, dunque, l’intero importo approvato resta da erogare.
La domanda italiana è stata presentata il 10 aprile, entro il termine previsto dalla normativa. La Commissione ha completato la valutazione e sottoposto la proposta di finanziamento il 17 settembre. Il Parlamento europeo ha votato il 21 ottobre, nove mesi dopo la tempesta.
La tempistica riflette il percorso previsto dal Fondo di solidarietà, istituito nel 2002 dopo le devastanti alluvioni che colpirono l’Europa centrale. Per ottenere le risorse, gli Stati devono presentare una richiesta, documentare i danni e attendere la valutazione e l’autorizzazione dei finanziamenti. Nel frattempo, le amministrazioni interessate devono affrontare gli interventi immediati senza poter contare necessariamente sul contributo europeo definitivo.
Un fondo con risorse limitate
Anche la disponibilità complessiva dello strumento europeo ha i suoi limiti. Per il 2026, la dotazione annuale prevista dal bilancio dell’Ue ammonta a circa 1,19 miliardi di euro, con risorse soggette alle regole sui riporti e sui fondi effettivamente disponibili.
Prima di presentare la proposta per i quattro Paesi, la Commissione aveva stimato una disponibilità di circa 966 milioni di euro, parte dei quali destinata agli anticipi e alle possibili emergenze successive.
I 489,1 milioni approvati per le tempeste dei primi mesi dell’anno assorbono quindi una quota significativa delle risorse mobilitabili. Per le regioni italiane colpite da Harry, il contributo europeo potrà sostenere una parte degli interventi pubblici di ricostruzione, ma resterà distante dall’entità complessiva dei danni dichiarati.
(con fonte AdnKronos)
