I quattro Paesi chiedono di fermare l’espansione e denunciano l’aumento delle violenze contro i palestinesi
Italia, Francia, Regno Unito e Germania hanno chiesto a Israele di interrompere l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, avvertendo che le politiche del governo stanno compromettendo la stabilità dell’area e la prospettiva di una soluzione a due Stati.
In una dichiarazione congiunta, i quattro Paesi parlano di un “deterioramento significativo” della situazione negli ultimi mesi e denunciano livelli “senza precedenti” di violenza da parte dei coloni contro la popolazione palestinese.
I governi europei sollecitano Israele a fermare sia l’espansione degli insediamenti sia l’estensione dei poteri amministrativi nei territori occupati, chiedendo inoltre di garantire responsabilità per le violenze e di indagare sulle accuse rivolte alle forze israeliane.
Nel documento si sottolinea che le politiche attuali, incluso il rafforzamento del controllo israeliano sulla Cisgiordania, “minano la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati”.
Particolare preoccupazione viene espressa per il piano E1, che prevede la costruzione di circa 3.400 unità abitative su un’area di circa 12 chilometri quadrati. Secondo i quattro Paesi, il progetto rappresenterebbe una “grave violazione del diritto internazionale”.
Nella dichiarazione si invita anche il settore privato a non partecipare ai bandi legati agli insediamenti, evidenziando i rischi legali e reputazionali connessi a eventuali coinvolgimenti.
I governi chiedono inoltre la revoca delle restrizioni finanziarie imposte all’Autorità Palestinese e all’economia dei territori, ribadendo la contrarietà a qualsiasi ipotesi di annessione o di trasferimento forzato della popolazione palestinese.
Il richiamo europeo arriva in un contesto di crescente tensione. Secondo i dati diffusi da organizzazioni che monitorano il fenomeno, il 2025 ha segnato un’accelerazione record nell’espansione degli insediamenti, con un aumento significativo sia delle nuove unità abitative sia degli avamposti.
Dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, anche la Cisgiordania è stata teatro di violenze quasi quotidiane, contribuendo a un ulteriore aggravamento del quadro di sicurezza.
La presa di posizione dei quattro Paesi segue anche le recenti frizioni diplomatiche con Israele, acuite dalla diffusione di immagini relative al trattamento di attivisti europei fermati durante una missione diretta verso Gaza.
In parallelo, nei Paesi Bassi il Parlamento ha approvato una misura per vietare l’importazione e la vendita di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani, segnale di una crescente pressione europea sul dossier.
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(con fonte AdnKronos)
