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Prezzo petrolio sale a 110 dollari, basterà il taglio accise deciso dal Governo?
Escalation tra Iran e Israele colpisce impianti energia, Brent in aumento
Il prezzo petrolio sale a 110 dollari al barile mentre l’escalation tra Iran e Israele colpisce direttamente il settore energetico, con effetti immediati sui mercati e sui prezzi alla pompa.
Gli attacchi si sono estesi agli impianti di gas e petrolio: Israele ha colpito il giacimento di South Pars in Iran, mentre Teheran ha risposto prendendo di mira un grande impianto di GNL in Qatar. La tensione crescente ha spinto il Brent fino a quota 110 dollari al barile, superando i 107-108 dollari registrati nelle ore precedenti.
L’ulteriore aumento del prezzo del greggio rischia di riflettersi rapidamente sui carburanti, con possibili rincari per consumatori e imprese, e potrebbe rendere nullo il provvedimento adottato dall’esecutivo italiano proprio nella giornata di ieri.
Negli Stati Uniti, la Casa Bianca ha deciso di sospendere per 60 giorni il Jones Act. Il presidente Donald Trump ha autorizzato petroliere straniere a trasportare greggio nei porti americani per i prossimi due mesi, nel tentativo di contenere gli effetti dell’aumento dei prezzi.
In Italia, il governo è intervenuto con un decreto che prevede, per 20 giorni, un taglio delle accise sui carburanti pari a 25 centesimi al litro. Una misura pensata per limitare l’impatto immediato dell’aumento del petrolio, mentre il conflitto continua a influenzare il mercato energetico globale.
Ma oggi alla pompa, che aumenti vedremo dopo questa serie di attacchi alle infrastrutture energetiche nel golfo Persico?
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(con fonte AdnKronos)
