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Mare mai così caldo: nuovo record globale, oceani oltre i 21°C ad agosto
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La temperatura media globale della superficie del mare ha raggiunto 21,1°C il 22 agosto, superando il precedente record di 21,09°C. Copernicus: “Un altro chiaro segnale di un oceano sottoposto a crescente stress”
La temperatura degli oceani raggiunge un nuovo record. La temperatura media giornaliera globale della superficie del mare ha toccato 21,1°C il 22 agosto, superando il precedente massimo di 21,09°C registrato nel marzo 2024. A confermare il dato è il Copernicus Climate Change Service (C3S), che evidenzia soprattutto la particolare tempistica del nuovo primato: il record è stato raggiunto ad agosto, quando normalmente le temperature oceaniche globali sono più elevate tra marzo e aprile, al termine dell’estate australe.
Il nuovo valore, secondo Copernicus, è coerente con il continuo riscaldamento a lungo termine degli oceani globali e con l’emergere di un evento El Niño estremo nel Pacifico tropicale.
“Questo record è un altro chiaro segnale di un oceano sottoposto a crescente stress”, avverte Samantha Burgess, responsabile strategica per il Clima presso l’Ecmwf. El Niño, spiega, sta aggiungendo ulteriore calore al sistema, ma si inserisce in un processo di riscaldamento che prosegue da decenni a causa delle attività umane.
Il record della temperatura del mare arriva ad agosto
La tempistica del nuovo primato è considerata particolarmente significativa da C3S. Le temperature oceaniche globali raggiungono generalmente i valori più elevati tra marzo e aprile, dopo l’estate australe. Il fatto che il massimo sia stato registrato il 22 agosto rappresenta quindi un elemento di particolare rilievo.
Il valore di 21,1°C supera anche il precedente record relativo al mese di agosto, quando nel 2023 la temperatura media globale della superficie del mare aveva raggiunto 20,98°C.
Il nuovo massimo si aggiunge inoltre a una serie di valori mensili record o prossimi ai record osservati nel corso del 2026 nell’oceano extratropicale. Il set di dati Era5 di C3S utilizzato per le rilevazioni risale al 1979.
“Sebbene i record giornalieri debbano sempre essere interpretati in un contesto climatico più ampio, questo traguardo è coerente con il continuo riscaldamento a lungo termine degli oceani globali e con l’emergere di un evento El Niño estremo nel Pacifico tropicale”, sottolinea Copernicus.
El Niño potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi
A pesare sull’evoluzione delle temperature oceaniche è anche El Niño, che secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale dovrebbe intensificarsi nei prossimi mesi.
Anche il sistema di previsione stagionale di C3S indica che il fenomeno potrebbe raggiungere livelli che non si osservano da diversi decenni.
“Con l’aumento continuo delle temperature oceaniche, aumentano anche i rischi per gli ecosistemi marini e le comunità costiere”, spiega Burgess. Le conseguenze, sottolinea, sono già visibili: il numero di giorni caratterizzati da ondate di calore marine a livello globale è più che triplicato dall’inizio degli anni Novanta.
Le conseguenze per oceani, coste ed ecosistemi
L’aumento a lungo termine delle temperature degli oceani ha conseguenze che vanno oltre il semplice incremento dei valori registrati sulla superficie del mare.
Secondo C3S, un oceano più caldo contribuisce all’innalzamento del livello del mare attraverso l’espansione termica dell’acqua, aumentando i rischi per le comunità costiere e per le nazioni insulari a bassa quota.
Temperature più elevate aumentano inoltre la probabilità e l’intensità delle ondate di calore marine, che possono danneggiare ecosistemi come le barriere coralline e le praterie di fanerogame. Le conseguenze possono estendersi alle reti trofiche marine e a settori come la pesca e l’acquacoltura.
Un oceano più caldo può favorire eventi estremi
Il riscaldamento degli oceani può avere effetti anche sull’atmosfera. Un mare più caldo trasferisce infatti maggiore quantità di calore e umidità all’aria, aumentando potenzialmente l’intensità delle precipitazioni e di alcuni sistemi temporaleschi.
C’è poi un ulteriore effetto legato alla capacità dell’oceano di assorbire anidride carbonica. Con l’aumento della temperatura, il mare diventa meno efficiente nell’assorbire CO₂ dall’atmosfera, indebolendo potenzialmente uno dei principali sistemi naturali di protezione del pianeta contro il cambiamento climatico.
Per Copernicus, dunque, il nuovo record non rappresenta soltanto un dato isolato. È un ulteriore indicatore della pressione crescente a cui sono sottoposti gli oceani e delle conseguenze che il loro progressivo riscaldamento può avere sugli ecosistemi e sulle popolazioni costiere.
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(con fonte AdnKronos)
