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Raid Usa contro l’Iran dopo l’Apache abbattuto: Teheran reagisce con missili e droni
Gli Stati Uniti attaccano l’Iran dopo l’abbattimento di un Apache nello Stretto di Hormuz. Teheran risponde con missili e droni: nuova escalation nella regione.
Gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi contro obiettivi iraniani in risposta all’abbattimento di un elicottero Apache nello Stretto di Hormuz, innescando una reazione immediata di Teheran con missili e droni. La nuova escalation si è consumata tra il 9 e il 10 giugno, riaccendendo le tensioni in Medio Oriente.
La risposta americana: raid mirati su radar e difese aeree
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), i raid sono stati ordinati dal presidente Donald Trump come “risposta proporzionata” all’abbattimento del velivolo. Le operazioni hanno preso di mira sistemi radar e difese aeree iraniane nelle aree strategiche affacciate sullo Stretto di Hormuz.
Washington sostiene che l’azione rientri nel diritto all’autodifesa, dopo che l’Apache – impegnato in una missione di pattugliamento – sarebbe stato colpito da un drone iraniano, probabilmente un modello Shahed.
L’incidente dell’Apache e le versioni contrastanti
L’elicottero statunitense è precipitato dopo essere stato colpito durante la notte. I due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo senza ferite.
Inizialmente, Trump aveva parlato di un attacco grave, promettendo una risposta “molto forte”. Successivamente, però, aveva ridimensionato l’episodio definendolo “non particolarmente rilevante”, lasciando emergere ambiguità nella valutazione dell’accaduto.
Resta inoltre da chiarire se il velivolo sia stato colpito deliberatamente o coinvolto in uno scenario più complesso.
La reazione iraniana: missili e droni contro obiettivi Usa
La risposta di Teheran è stata immediata. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione ha annunciato il lancio di missili e droni contro obiettivi statunitensi nella regione.
Segnalazioni di esplosioni sono arrivate da diverse aree costiere iraniane, tra cui Bandar Abbas e Qeshm. Parallelamente, Paesi alleati degli Stati Uniti nella regione – tra cui Giordania e Kuwait – hanno attivato le difese aeree e intercettato parte degli attacchi.
In Giordania, l’esercito ha dichiarato di aver abbattuto cinque missili diretti verso la base di Azraq.
Il rischio escalation e il nodo diplomatico
L’azione militare arriva in un momento particolarmente delicato. Fino a poche ore prima, fonti statunitensi parlavano di negoziati avanzati con l’Iran sul dossier nucleare, con la possibilità di un accordo a breve termine.
Secondo l’amministrazione americana, i raid non dovrebbero compromettere i colloqui. Tuttavia, la reazione iraniana e il tono delle dichiarazioni ufficiali indicano un rapido deterioramento del quadro.
Teheran ha definito gli attacchi una “violazione della sovranità nazionale” e ha avvertito i Paesi del Golfo di non supportare operazioni militari statunitensi.
Una crisi aperta nello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale, torna al centro della tensione internazionale. L’episodio dell’Apache e la successiva escalation militare evidenziano la fragilità degli equilibri nella regione.
Nonostante i tentativi diplomatici ancora in corso, la sequenza di attacchi e contro-attacchi rischia di trasformarsi in una crisi più ampia, con conseguenze potenzialmente globali.
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(con fonte AdnKronos)
