Primo Piano
Iran, Trump pensa alla fine della guerra ma Hegseth prepara il 2027
Nuovi attacchi iraniani contro le basi Usa in Kuwait mentre Washington prolunga il dispiegamento di 19 navi da guerra, caccia, difese aeree e paracadutisti
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta discutendo in privato con i suoi più stretti collaboratori della possibilità di dichiarare conclusa la guerra con l’Iran. Lo riferiscono funzionari americani al corrispondente del Wall Street Journal Alex Ward. Secondo le fonti, Trump sarebbe favorevole all’ipotesi di considerare terminato il conflitto e ritiene che la pressione economica possa costringere il regime iraniano a smantellare il proprio programma nucleare. In caso contrario, sostiene il presidente, il sistema potrebbe arrivare al collasso.
Mentre alla Casa Bianca si ragiona dunque su una possibile conclusione della guerra, sul terreno militare gli Stati Uniti si preparano però a una presenza destinata a proseguire ben oltre i prossimi mesi.
Hegseth estende il dispiegamento militare fino al 2027
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha infatti esteso il dispiegamento delle forze americane in Medio Oriente fino al 2027, prorogando le missioni già in corso nella regione.
La decisione, riferisce il Wall Street Journal, arriva sei mesi dopo l’inizio dell’offensiva americana contro l’Iran. All’epoca Washington aveva promesso un’azione rapida e decisiva, con l’obiettivo di evitare che il conflitto si trasformasse in una guerra lunga.
La proroga delle missioni racconta però uno scenario differente. Secondo fonti a conoscenza dei fatti, l’estensione del dispositivo militare risponde alla necessità di mantenere aperte diverse opzioni per Trump e sarebbe parte di una strategia pensata sul lungo periodo.
Il dispositivo comprende 19 navi da guerra, sistemi di difesa aerea, squadroni di caccia e unità di paracadutisti. Una presenza che, secondo le fonti citate dal quotidiano americano, sta aumentando la pressione sui militari e sulle loro famiglie e sta creando anche un arretrato nelle attività di manutenzione degli equipaggiamenti che potrebbe richiedere anni per essere smaltito.
L’Iran attacca le basi Usa in Kuwait
Nel frattempo, la guerra continua. L’Iran ha attaccato obiettivi militari americani in Kuwait, nonostante le minacce di nuovi bombardamenti lanciate da Trump dopo gli ultimi scambi di attacchi.
Dalle prime ore di oggi, l’esercito kuwaitiano ha segnalato sui social media di essere sotto attacco con missili e droni. Poco dopo, la televisione di Stato iraniana ha confermato l’operazione, spiegando che gli attacchi erano stati condotti contro le basi americane in Kuwait come risposta a quelli che Teheran definisce i crimini commessi dagli Stati Uniti contro il popolo iraniano.
La televisione iraniana Press Tv ha successivamente riferito che le forze di Teheran avrebbero colpito una struttura importante all’interno di una base americana in Kuwait, provocando la formazione di dense colonne di fumo.
Gli attacchi arrivano dopo un mese di relativa calma. Le ostilità sono riprese domenica, riportando il conflitto a un livello di forte intensità dopo oltre sei mesi di guerra e in assenza di una soluzione diplomatica.
La nuova escalation
Tra domenica e martedì sera, le forze americane hanno condotto due ondate di attacchi contro l’Iran. La prima aveva come obiettivo, secondo Washington, un tentativo di minare lo Stretto di Hormuz. La seconda ha colpito installazioni delle Guardie rivoluzionarie iraniane, comprese strutture radar e sistemi di difesa aerea.
Quest’ultima offensiva ha provocato 19 morti, tra militari e civili, uno dei bilanci più pesanti registrati negli ultimi mesi.
Tra le vittime ci sono anche quattro persone uccise durante un matrimonio nel distretto sud-orientale di Sirik, dove quasi altre 70 persone sono rimaste ferite.
L’esercito americano non ha commentato direttamente l’attacco che ha colpito il matrimonio, ma ha ribadito di non prendere deliberatamente di mira i civili e ha accusato le Guardie rivoluzionarie iraniane di agire diversamente.
Il quadro che emerge è quindi quello di una guerra che, da una parte, Trump vorrebbe poter dichiarare conclusa facendo leva sulla pressione economica esercitata su Teheran e, dall’altra, vede gli Stati Uniti preparare una presenza militare destinata a estendersi almeno fino al 2027.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
