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Russia, donna morta per una polmonite: Mosca esclude la peste polmonare
Rospotrebnadzor nega che Daria Shipilova, dipendente di un laboratorio, fosse stata colpita dalla peste. Trump: «Stiamo studiando la situazione»
La Russia nega che nella regione di Irkutsk sia stato registrato un caso di peste polmonare, dopo la morte di Daria Shipilova, dipendente 28enne di un laboratorio. Secondo Rospotrebnadzor, l’agenzia nazionale per la sanità pubblica, la donna è morta per «una polmonite di eziologia non accertata». La notizia ha comunque attirato l’attenzione di Washington: Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti stanno seguendo la situazione e si è detto pronto ad aiutare Mosca per impedire l’eventuale comparsa di focolai.
L’agenzia russa ha escluso che alla donna fosse stata diagnosticata la peste e ha definito «infondati» i rapporti secondo cui una dipendente dell’istituto antipulmonare di Irkutsk avrebbe contratto la malattia.
Rospotrebnadzor riferisce inoltre che tra le persone entrate in contatto con la donna, circa 200 secondo i media locali, sono stati individuati due casi di Covid e rinovirus. Il monitoraggio del 60% dei contatti è stato completato.
L’agenzia sostiene che nella regione l’incidenza delle infezioni respiratorie acute sia del 12,6% inferiore alla soglia epidemica e in linea con le medie degli anni precedenti. Ogni settimana vengono registrati circa 16mila casi di infezioni respiratorie acute e, nelle ultime due settimane, non sarebbe stata rilevata alcuna crescita.
«La situazione sanitario-epidemiologica nella regione di Irkutsk è tranquilla», afferma Rospotrebnadzor.
Il Cremlino: «Non ascoltate voci e speculazioni»
La posizione dell’agenzia sanitaria coincide con quella del Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov ha invitato a non dare credito alle ricostruzioni non confermate.
«Non si devono ascoltare voci e speculazioni. Per Rospotrebnadzor lavorano persone altamente qualificate in questo settore. Seguiamo quello che dicono loro», ha dichiarato.
Non è arrivata invece alcuna conferma ufficiale sulle circostanze che hanno alimentato le ipotesi sulla peste. Tra le versioni circolate c’è quella secondo cui una provetta contenente batteri si sarebbe rotta nel laboratorio dove lavorava Shipilova. Un’altra ricostruzione sostiene invece che la ricercatrice fosse appena rientrata da una missione in Buriatia, dove sarebbe presente un focolaio.
Trump: «Li aiuteremo»
La questione è arrivata anche alla Casa Bianca. I giornalisti hanno chiesto a Trump della situazione prima della partenza del presidente americano per un nuovo comizio in vista delle elezioni di midterm.
«Stiamo studiando la situazione con grande attenzione, ne siamo appena venuti a conoscenza», ha risposto Trump.
Il presidente americano ha quindi espresso preoccupazione per la possibile diffusione di una malattia di origine batterica.
«Odio vedere qualcuno alle prese con una malattia complicata. Parlano di polmonite, i batteri e i germi sono diventati più forte. Li aiuteremo, li aiuteremo come potremo», ha detto.
Trump ha poi aggiunto: «È una malattia che eravamo abituati a controllare. Ma in qualche modo quei microbi sono diventati più forti e più intelligenti, sono come un esercito. Aiuteremo la Russia».
Rubio: «Non ci sono motivi di allarme»
Poco prima era intervenuto il segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha invitato a non alimentare l’allarme.
«Non ci sono motivi di allarme», ha affermato Rubio, sottolineando che i viaggi tra Stati Uniti e Russia sono ormai molto limitati.
Il segretario di Stato ha comunque spiegato che Washington sta monitorando la situazione: «Come per qualsiasi altra cosa, se qualcosa del genere dovesse uscire dal laboratorio potrebbe diffondersi rapidamente. Stiamo osservando e monitorando attentamente la situazione».
«Non credo che ci siano motivi di allarme», ha ribadito Rubio, aggiungendo però che si tratta di una questione «su cui bisogna concentrarsi e che va tenuta sotto controllo». «Ed è quello che stiamo facendo», ha concluso.
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(con fonte AdnKronos)

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