In Evidenza
Maria Corina Machado è tornata in Venezuela dopo quasi un anno di esilio
La premio Nobel per la Pace annuncia il rientro con un messaggio su X: «Sono qui. Con voi». Edmundo Gonzalez Urrutia conferma la notizia dopo i tentativi falliti dei mesi scorsi
«Sono qui. Con voi». Con questo messaggio pubblicato in spagnolo su X, Maria Corina Machado ha annunciato il proprio ritorno in Venezuela dopo quasi un anno lontano dal Paese. La leader dell’opposizione, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2025, ha ricevuto la conferma pubblica di Edmundo Gonzalez Urrutia, l’ex candidato presidenziale che aveva sostenuto dopo essere stata esclusa dalla corsa: «Venezuela! Sono entusiasta di annunciarvi che la nostra leader, la mia cara Maria Corina, è sul suolo venezuelano».
Machado aveva lasciato il Venezuela nel dicembre dello scorso anno per raggiungere Oslo e ritirare il Nobel. Da allora, il rientro era rimasto un obiettivo mancato: a giugno e a settembre aveva provato a raggiungere il Paese, via mare o via aerea, ma le era stato impedito. Il suo ritorno arriva dopo anni di scontro con le autorità e di esclusione dalla competizione politica.
La leader è accusata in Venezuela di tradimento, terrorismo, cospirazione e omicidio. Nicolas Maduro, che l’aveva definita «una nazista criminale», è stato catturato dagli Stati Uniti il 3 gennaio e si trova ora detenuto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn.
Le primarie vinte e la candidatura bloccata
La storia politica di Machado è segnata da una serie di interdizioni che hanno progressivamente limitato la sua partecipazione alla vita pubblica. Dal 2014 le era stato vietato di lasciare il Venezuela e, dopo la vittoria di Maduro alle presidenziali, aveva vissuto in clandestinità.
Nel 2015 le era stata impedita la ricandidatura alle elezioni legislative. Nel 2024 era stata esclusa anche dalla corsa alla presidenza, nonostante avesse conquistato il 90 per cento dei tre milioni di voti espressi alle primarie dell’opposizione. Impossibilitata a presentarsi, aveva sostenuto Gonzalez Urrutia, che in seguito è stato costretto all’esilio.
Il suo percorso istituzionale era cominciato nell’Assemblea nazionale, dove era stata eletta per la legislatura 2010-2015 con il maggior numero di voti. Nel marzo 2014, dopo aver denunciato le violazioni dei diritti umani attribuite al governo venezuelano davanti al Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati americani, era stata espulsa dall’Assemblea per decisione del presidente della Camera, Diosdado Cabello.
Da Súmate a Vente, l’opposizione organizzata
Nata a Caracas nel 1967, Machado si è laureata in Ingegneria industriale all’Universidad Católica Andrés Bello e si è specializzata in finanza all’Instituto de Estudios Superiores de la Administración. Ha cominciato a dedicarsi alla politica nel 2002, quando ha fondato Súmate, un’organizzazione non governativa impegnata nel monitoraggio delle elezioni e dei diritti umani.
Poiché Súmate riceveva finanziamenti dagli Stati Uniti, Machado fu accusata di tradimento e ricevette minacce di morte. Nel 2013 ha cofondato Vente, il partito della libertà di cui è coordinatrice nazionale. Nel 2017, insieme ad Antonio Ledezma e Diego Arria, ha fondato la piattaforma SoyVenezuela, sostenuta da un Consiglio nazionale e alla quale hanno aderito diversi settori della società impegnati per riportare il Paese alla democrazia.
Nel corso della sua attività pubblica ha ricevuto il Premio Magnitsky e, nel 2024, il Premio Sakharov. Il Nobel per la Pace è arrivato nel 2025. Il soprannome di «libertadora», in riferimento a Simón Bolívar, il «libertador», accompagna la sua figura politica. Le autorità venezuelane l’hanno inoltre interdetta dai pubblici uffici per 15 anni dopo il suo sostegno all’ipotesi di sanzioni internazionali contro il Venezuela.
La proposta economica e i sette milioni di venezuelani all’estero
Machado sostiene l’economia di mercato e propone un modello liberale alternativo alla dottrina chavista, che governa il Venezuela dal 1999. Il sistema politico avviato da Hugo Chávez, presidente dal 1999 al 2013, è stato portato avanti dal suo successore Maduro.
Tra le proposte della leader dell’opposizione figura la privatizzazione di Petróleos de Venezuela (Pdvsa), la compagnia petrolifera statale che rappresenta la principale fonte di reddito del Paese. La produzione è crollata a causa della cattiva gestione e della corruzione.
La crisi economica ha spinto milioni di persone a lasciare il Venezuela. Secondo le Nazioni Unite, sono sette milioni i venezuelani che hanno abbandonato il Paese. Machado ha legato a questa diaspora una delle sue promesse più ricorrenti: «Libereremo il nostro Paese e riporteremo a casa i nostri figli».
L’esilio riguarda direttamente anche la sua famiglia: i suoi tre figli, Ana Corina, Henrique e Ricardo, vivono all’estero.
(con fonte AdnKronos)
