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Serbia: dopo due anni di proteste, gli studenti travolgono il partito di Vucic
Il voto anticipato segna una svolta dopo le mobilitazioni nate dalla tragedia della stazione di Novi Sad, dove nel 2024 morirono 16 persone. L’opposizione tradizionale aveva invitato a sostenere la lista studentesca
Per Aleksandar Vucic la sconfitta è già una realtà politica, prima ancora che si concluda il conteggio dei voti. L’ex presidente serbo ha riconosciuto che la Lista degli Studenti è destinata a conquistare la maggioranza nel nuovo Parlamento, ammettendo davanti ai membri del suo partito che il Partito progressista serbo (SNS) si fermerà a circa 105 seggi, contro i 126 necessari per governare.
Le proiezioni diffuse da Ipsos e CeSid, riportate dall’emittente N1, delineano un risultato ancora più netto: il movimento studentesco si attesterebbe al 52% dei consensi, mentre la lista legata a Vucic raccoglierebbe il 39,3%. In termini di seggi, alla formazione degli studenti vengono attribuiti 138 parlamentari, contro i 104 assegnati al partito dell’ex presidente.
Se confermato, il risultato chiuderebbe una lunga fase di predominio politico e aprirebbe una stagione inedita per la Serbia. La Lista degli Studenti, nata dalle proteste contro la corruzione e diventata il principale punto di riferimento della sfida al governo, ha affrontato il voto senza il peso di una tradizionale organizzazione partitica. Diversi partiti d’opposizione hanno infatti rinunciato a presentarsi, invitando i propri elettori a sostenere i candidati del movimento.
Dalla tragedia di Novi Sad alle urne
La consultazione anticipata arriva al termine di quasi due anni di mobilitazioni. La scintilla fu il crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad, nel 2024: morirono 16 persone. La tragedia alimentò accuse di corruzione e di cattiva gestione delle opere pubbliche, trasformandosi in una protesta nazionale contro il sistema politico serbo.
Le manifestazioni raggiunsero dimensioni senza precedenti dalla caduta di Slobodan Milosevic, nel 2000. Gli studenti, inizialmente protagonisti delle mobilitazioni nelle università, hanno progressivamente allargato il proprio consenso, fino a diventare il fulcro di un fronte più ampio contro il governo.
La lista presenta 250 candidati, in larga parte provenienti dalle università e dal mondo delle arti. Molti hanno un’esperienza politica limitata o inesistente. Il loro programma è ampio, ma il punto centrale è la lotta alla corruzione, tema attorno al quale si è raccolta una parte consistente del malcontento maturato nel Paese.
Vucic aveva indetto le elezioni anticipate ad agosto, dopo mesi di proteste contro il governo del suo partito, motivando la decisione con le «forti turbolenze sulla scena politica interna». In campagna elettorale aveva cercato di presentarsi come una figura indispensabile per la stabilità nazionale, capace di mantenere aperti i canali sia con l’Unione europea sia con la Russia. Le proiezioni indicano però che questa strategia non sarebbe bastata a contenere la sfida degli studenti.
La parabola di Vucic, dai radicali al partito di governo
Il possibile arretramento dell’SNS mette in discussione un sistema politico che Vucic ha dominato per circa 14 anni, prima al governo e poi alla presidenza. La sua ascesa è passata attraverso una trasformazione politica che lo ha portato dalle posizioni ultranazionaliste degli anni Novanta a una formazione conservatrice formalmente favorevole all’integrazione europea.
Negli anni Novanta Vucic era alleato di Milosevic e nel 1998 ricoprì l’incarico di ministro dell’Informazione. Dopo la caduta del presidente serbo rimase nel Partito radicale serbo, formazione di estrema destra guidata da Vojislav Seselj, condannato per crimini contro l’umanità.
Il percorso cambiò nel 2008, quando lasciò i radicali e contribuì a fondare il Partito progressista serbo. Il nuovo soggetto politico, conservatore e ufficialmente pro-europeo, vinse le elezioni legislative del 2012 e da allora ha dominato la scena nazionale. Vucic ricoprì gli incarichi di vicepremier, ministro della Difesa e primo ministro, prima di diventare presidente nel 2017.
La svolta non comportò tuttavia una completa rottura con il passato. Vucic ha mantenuto rapporti con ex alleati dell’estrema destra, mentre la sua politica estera ha continuato a muoversi tra Mosca e Bruxelles. Nel testo di partenza viene inoltre ricordato che il mese scorso a Belgrado si sono svolti funerali solenni per Ratko Mladic, ai quali avrebbero partecipato diversi ministri del partito di Vucic. Mladic, ex comandante militare serbo-bosniaco, è stato condannato all’ergastolo per genocidio, come Radovan Karadzic.
Il risultato elettorale, se confermato, consegnerebbe dunque il governo a una formazione nata fuori dai tradizionali equilibri partitici, sostenuta da una mobilitazione che ha trasformato la rabbia per la tragedia di Novi Sad in una sfida nazionale al potere. Resta da vedere come una lista composta in larga parte da candidati senza esperienza istituzionale tradurrà la promessa di combattere la corruzione in azione parlamentare e di governo.
(con fonte AdnKronos)
