In Evidenza
Gb sanziona gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania: Israele chiude il consolato UK
Il nuovo pacchetto britannico colpisce i beni prodotti negli insediamenti e le attività che li sostengono. Tel Aviv annuncia la ritorsione e vieta anche l’ingresso a 12 parlamentari britannici
La risposta di Israele alle nuove sanzioni britanniche contro gli insediamenti in Cisgiordania arriva con una serie di misure diplomatiche e politiche. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme e il divieto d’ingresso nel Paese per 12 parlamentari britannici, accusati di essere coinvolti in attività considerate anti-israeliane e antisemite.
La decisione di Tel Aviv segue l’annuncio di un nuovo pacchetto di misure da parte del Regno Unito contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Londra ha previsto il divieto di importazione dei beni prodotti nei territori occupati e un embargo sulle esportazioni di armi che possano sostenerli materialmente. Sono inoltre previste sanzioni mirate contro aziende e persone che finanziano o sostengono gli insediamenti attraverso infrastrutture, attività immobiliari e servizi di costruzione.
Saar ha definito il governo laburista britannico «ostile» a Israele, sostenendo che Londra agisca «costantemente contro lo Stato di Israele». Secondo il ministro, questa politica avrebbe lasciato a Tel Aviv «nessun’altra scelta» se non quella di reagire.
Dodici parlamentari britannici nel mirino
Tra le persone alle quali sarà vietato l’ingresso in Israele figura Jeremy Corbyn, ex leader del Partito Laburista. Nell’elenco sono presenti complessivamente 12 parlamentari britannici, tra i quali anche Zarah Sultana, che ha affiancato Corbyn nella formazione del partito di sinistra Your Party.
Saar ha definito la decisione britannica sulle importazioni dai territori della Cisgiordania occupata un «boicottaggio dei prodotti» che, a suo giudizio, finirebbe per danneggiare anche una parte della popolazione «rispettosa della legge e produttiva».
Il ministro degli Esteri israeliano ha inoltre definito le misure britanniche «moralmente distorte» e una «netta ingerenza nelle attività di uno Stato sovrano».
Londra, Parigi e Ottawa guidano la stretta
La crisi diplomatica si inserisce in un’iniziativa più ampia che coinvolge 12 Paesi. Francia, Regno Unito e Canada, insieme a Danimarca, Spagna, Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Polonia, Portogallo e Svezia, hanno annunciato l’intenzione di imporre restrizioni nazionali al commercio di beni provenienti dagli insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale, oppure di sostenere eventuali misure europee in questa direzione.
Alcuni dei Paesi coinvolti stanno invece valutando l’adozione di restrizioni o di altre misure attraverso le rispettive procedure nazionali.
Nel comunicato congiunto, i governi sostengono che l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e l’aumento della violenza dei coloni costituiscano una «minaccia diretta e urgente» alla soluzione dei due Stati.
Francia, Regno Unito e Canada hanno annunciato in particolare il divieto di importazione dei prodotti provenienti dagli insediamenti e sanzioni mirate contro gli insediamenti stessi. Emmanuel Macron, Andy Burnham e Mark Carney hanno inoltre indicato queste misure come una nuova fase dell’approccio dei tre Paesi per difendere la prospettiva dei due Stati e hanno annunciato che questo mese co-presiederanno una riunione sul tema durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Le altre ritorsioni annunciate da Tel Aviv
La chiusura del consolato britannico a Gerusalemme è stata motivata da Saar con il principio secondo cui la città, nella posizione del governo israeliano, è la capitale di Israele e sottoposta alla piena sovranità dello Stato.
Israele ha inoltre annunciato l’espulsione dei rappresentanti britannici dal Centro Internazionale di Assistenza (ICA) di Gaza e da Kiryat Gat.
Un’altra misura riguarda le attività di addestramento delle forze dell’Autorità Palestinese a Ramat HaSharon, in Israele, che saranno vietate.
Saar ha infine avvertito che Tel Aviv potrà adottare ulteriori misure di ritorsione. Il ministro ha rivolto un messaggio agli altri governi che, secondo Israele, intendano danneggiarlo: chi agirà contro Israele, ha affermato, dovrà aspettarsi una risposta e rischierà di perdere influenza e rilevanza nella regione.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
