Primo Piano
Russia, l’Ue teme vittime nelle operazioni ibride: «È pura fortuna»
Fonti diplomatiche citate da Politico.eu riferiscono di discussioni su possibili attacchi capaci di provocare vittime su larga scala
L’Unione Europea si prepara anche allo scenario più grave legato all’escalation delle operazioni ibride russe: quello in cui queste azioni provochino vittime in un Paese dell’Ue o della Nato. Lo riferisce Politico.eu, citando diverse fonti diplomatiche, secondo cui negli ultimi colloqui a Bruxelles è stato valutato anche il rischio di attacchi capaci di causare un numero elevato di vittime.
Il tema sarebbe stato affrontato in particolare durante una riunione degli ambasciatori presso l’Ue, svoltasi mercoledì scorso. Due fonti diplomatiche hanno riferito che al centro dell’incontro c’era proprio l’ipotesi di un attacco grave con conseguenze letali.
«Data la portata e la vastità dell’azione russa, è inevitabile che prima o poi vi siano delle vittime. È pura fortuna che non ce ne siano ancora state», ha dichiarato una delle fonti diplomatiche citate da Politico.eu.
Non tutti i Paesi membri, tuttavia, considerano l’Ue il luogo più adatto per affrontare questo tipo di scenario e individuare possibili risposte. Secondo diverse posizioni emerse nel confronto, la gestione di eventuali attacchi di questo genere dovrebbe spettare soprattutto alla Nato.
Il timore espresso da alcuni governi è che iniziative autonome dell’Unione possano sovrapporsi ai meccanismi già esistenti e rendere più complessa la risposta comune.
Il piano di von der Leyen divide i Paesi
Tra le proposte che suscitano perplessità c’è anche quella della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per la creazione di un protocollo di sicurezza di emergenza.
Diversi Paesi guarderebbero all’idea con scetticismo. La principale obiezione riguarda i tempi necessari per costruire un nuovo meccanismo, che secondo una fonte diplomatica potrebbero arrivare a diversi mesi.
Il rischio, inoltre, sarebbe quello di creare una struttura parallela a uno strumento già disponibile, l’Integrated Political Response. Il meccanismo, ha spiegato un diplomatico, avrebbe già funzionato «molto bene» durante la pandemia.
Il confronto tra gli Stati membri si concentra quindi non soltanto sulla crescente minaccia rappresentata dalle operazioni ibride russe, ma anche sulla sede e sugli strumenti attraverso cui l’Europa dovrebbe eventualmente reagire qualora queste attività dovessero provocare vittime.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)

You must be logged in to post a comment Login