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Commissione Ue, nessuna chiusura sulla lettera di Meloni
Bruxelles prenderà tempo per esaminare le richieste sulla flessibilità di bilancio. La risposta della portavoce non riguardava ancora la missiva della premier
La Commissione europea non risponde “a caldo” alle lettere dei capi di Stato o di governo. Prima le esamina, poi prepara una risposta. È questa la linea spiegata all’Adnkronos da un alto funzionario dell’Ue, con un chiarimento che riguarda direttamente la missiva inviata ieri sera dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen sulla flessibilità di bilancio.
La precisazione serve anche a chiarire le dichiarazioni pronunciate ieri dalla portavoce capo della Commissione, Paula Pinho. Alla domanda sulla posizione di Bruxelles, Pinho aveva risposto che «la flessibilità è già stata data». Quella risposta, viene sottolineato, non si riferiva alle richieste contenute nella lettera di Meloni: la missiva, infatti, non era ancora arrivata alla Commissione ed è stata ricevuta soltanto in serata.
A Bruxelles, secondo quanto si apprende, non ci sarebbe dunque una posizione di chiusura preventiva rispetto alle richieste italiane. Restano le regole di bilancio e il ruolo del Consiglio Ue, ma la Commissione non esclude in partenza la possibilità di discutere le istanze di uno Stato membro quando siano adeguatamente motivate.
Nel caso italiano, il punto indicato dal governo è l’inflazione risultata più alta rispetto alle previsioni. Un elemento che, secondo la posizione espressa da Meloni, incide sui conti pubblici e rende necessario valutare una maggiore flessibilità.
La lettera ha così aperto un confronto che, con ogni probabilità, sarà tutt’altro che rapido. Sul tavolo c’è infatti anche il livello del debito pubblico italiano rispetto al Pil, in un’economia caratterizzata da una crescita contenuta. A questo si aggiunge la posizione dei cosiddetti Paesi frugali, tradizionalmente più prudenti sulle concessioni in materia di finanza pubblica, mentre i mercati obbligazionari attraversano una fase di inquietudine.
Il confronto autunnale tra Commissione e governi nazionali, in vista delle leggi programmatiche di bilancio, non rappresenta però un’eccezione. Trattative di questo tipo si sono sviluppate più volte e, nel caso dell’Italia, hanno spesso richiesto settimane.
Un precedente ricordato è quello del primo governo Conte, quando Roma indicò un obiettivo di deficit del 2,4%. Il confronto si concluse poco prima di Natale con un accordo su un livello del 2,04%.
Oggi, inoltre, l’Italia non sarebbe l’unico Paese alle prese con questioni analoghe. Altri Stati membri hanno problemi simili e, nella ricostruzione fornita all’Adnkronos, la Commissione, in quanto custode dei trattati e delle regole sui conti pubblici, non avrebbe motivo di chiudere preventivamente il confronto con nessuno.
La partita coinvolge anche gli equilibri politici europei. L’Italia è uno dei principali Paesi dell’Unione ed è guidata da Giorgia Meloni, che ha un ruolo di primo piano nell’Ecr, gruppo che può rientrare, a seconda dei dossier, in una delle due maggioranze sulle quali la Commissione può contare in Parlamento europeo. Un elemento che, secondo la ricostruzione, rende il rapporto con l’Italia particolarmente rilevante anche per il Ppe, il partito che esprime la componente principale del collegio dei commissari.
La trattativa è quindi appena iniziata. L’esito resta da definire e i tempi potrebbero essere lunghi, ma a Bruxelles, al momento, non viene indicata una porta chiusa alle richieste italiane.
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(con fonte AdnKronos)
