In Evidenza
Nato, Rutte spinge sull’Europa: più spese e meno dipendenza Usa
Il segretario generale ad Ankara rilancia il riequilibrio nella difesa. Pressione sugli alleati europei per aumentare gli investimenti militari
La Nato entra in una nuova fase strategica, segnata da un progressivo spostamento degli equilibri tra Stati Uniti ed Europa. A delineare con chiarezza questo cambio di rotta è stato il segretario generale Mark Rutte, intervenuto ad Ankara alla vigilia del vertice dell’Alleanza atlantica.
Secondo Rutte, il modello finora adottato non è più sostenibile: gli Stati Uniti, sempre più concentrati sullo scenario indo-pacifico, non intendono più sostenere in modo predominante il peso della difesa europea. Da qui la necessità di un riequilibrio che assegni agli alleati europei un ruolo più incisivo sul piano militare, pur mantenendo il supporto strategico americano, in particolare sul fronte nucleare.
Il concetto chiave è quello di una redistribuzione degli oneri, che passa da una logica di condivisione a una di trasferimento delle responsabilità. Negli ultimi mesi diversi Paesi europei hanno già aumentato la spesa per la difesa, raggiungendo o avvicinandosi alla soglia del 2 per cento del Pil indicata dall’Alleanza. Un risultato che, secondo Rutte, è legato anche alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti.
Il segretario generale ha riconosciuto esplicitamente il ruolo avuto dall’amministrazione americana nel sollecitare gli alleati ad aumentare gli investimenti, sottolineando come l’obiettivo si stia ora spostando verso livelli ancora più ambiziosi. Washington spinge infatti per portare la spesa complessiva fino al 5 per cento del Pil, includendo sicurezza e difesa, con l’obiettivo di rafforzare anche la capacità produttiva dell’industria militare.
Il tema resta però politicamente sensibile in diversi Paesi europei, tra cui Italia e Spagna, dove l’opinione pubblica mostra resistenze rispetto a un aumento consistente delle spese militari. Un nodo che emerge anche nel clima del vertice di Ankara, definito non semplice da alcuni rappresentanti dei governi.
Il summit, organizzato nel complesso presidenziale turco di Beştepe, si presenta in formato ridotto, ma con un’agenda densa di questioni strategiche. La Turchia si conferma un attore centrale nello scacchiere dell’Alleanza, nonostante i rapporti complessi con l’Unione europea. Il ruolo di Ankara resta cruciale sia per la posizione geografica sia per il peso militare all’interno della Nato.
Parallelamente, cresce l’attenzione sulla capacità industriale europea nel settore della difesa. Le istituzioni comunitarie spingono per una produzione più rapida ed efficiente, in grado di colmare il divario tecnologico con gli Stati Uniti, soprattutto nei cosiddetti sistemi strategici che consentono la proiezione militare a lunga distanza.
Il conflitto in Ucraina ha accelerato questa riflessione, evidenziando l’importanza di sistemi più agili e meno costosi rispetto alle grandi piattaforme tradizionali. Allo stesso tempo, il sostegno a Kiev resta una priorità per l’Alleanza, con l’impegno a continuare l’assistenza militare e a rafforzare la pressione sulla Russia anche sul piano economico.
Il nuovo equilibrio che si sta delineando all’interno della Nato segna dunque una trasformazione strutturale: gli Stati Uniti restano un pilastro, ma l’Europa è chiamata a farsi carico in modo più diretto della propria sicurezza.
LE ULTIME NOTIZIE
(con fonte AdnKronos)
