Pratica Quotidiana
Pensioni, fino a 1.240 euro in meno l’anno con la stretta sulla rivalutazione
La simulazione della Uil pensionati ipotizza un’inflazione al 3% e un nuovo sistema di indicizzazione per fasce di reddito. Le perdite riguarderebbero gli assegni superiori a quattro volte il minimo Inps
Fino a 1.241 euro lordi in meno all’anno per una pensione da 6.200 euro, mentre per gli assegni da 3.000 euro la perdita sarebbe di circa 95 euro. È l’effetto che potrebbe produrre il nuovo meccanismo di rivalutazione delle pensioni, secondo una simulazione della Uil pensionati basata sulle indiscrezioni circolate nelle ultime ore. Il cambiamento riguarderebbe il metodo di calcolo degli aumenti legati all’inflazione e, in particolare, gli assegni superiori a quattro volte il trattamento minimo Inps, oggi pari a 611,85 euro.
La bozza ipotizzata prevede il riconoscimento integrale dell’inflazione soltanto alle pensioni fino a quattro volte il minimo. Per gli importi superiori, la percentuale di rivalutazione diminuirebbe progressivamente: il 90% per gli assegni fino a cinque volte il minimo, il 60% tra cinque e sei volte, il 50% tra sei e otto volte, il 40% tra otto e dieci volte e il 35% oltre questa soglia.
La Uilp ha elaborato i propri calcoli ipotizzando un’inflazione al 3%. Il sindacato precisa che si tratta di una simulazione e che per conoscere le percentuali effettive bisognerà attendere il decreto del ministero dell’Economia, che definirà l’adeguamento sulla base dei dati Istat. Le stime, inoltre, non tengono conto di eventuali clausole di salvaguardia.
Quanto perderebbero le pensioni con il nuovo sistema
Il punto centrale della modifica è il passaggio dalla rivalutazione per scaglioni a quella calcolata sull’importo complessivo della pensione. Nel sistema attuale, le percentuali ridotte si applicano soltanto alla parte dell’assegno che supera determinate soglie. Con il meccanismo ipotizzato, invece, l’aliquota prevista per la fascia di appartenenza verrebbe applicata all’intero trattamento.
Per le pensioni da 1.500 e 2.000 euro lordi mensili non emergerebbero differenze: in entrambi i sistemi sarebbe riconosciuto il 100% dell’inflazione, con aumenti rispettivamente di 45 e 60 euro al mese.
La situazione cambierebbe già a partire da un assegno da 2.500 euro. In questo caso l’incremento mensile scenderebbe da 74,84 a 67,50 euro. Per una pensione da 3.000 euro, invece, si passerebbe da 88,34 a 81 euro: in entrambi i casi la differenza sarebbe di 7,34 euro al mese, pari a 95,42 euro lordi su tredici mensilità.
La penalizzazione aumenterebbe al crescere dell’importo. Per un trattamento da 3.500 euro lordi, l’aumento passerebbe da 99,86 a 63 euro mensili, con una perdita di 36,86 euro al mese e 479,18 euro all’anno. Su una pensione da 4.000 euro, l’incremento scenderebbe invece da 111,11 a 60 euro: 51,11 euro in meno ogni mese, equivalenti a 664,43 euro annui.
Per un assegno da 5.000 euro, la rivalutazione si ridurrebbe da 133,61 a 60 euro mensili. La differenza sarebbe di 73,61 euro al mese, pari a 956,93 euro in un anno. Ancora più marcato l’effetto ipotizzato per una pensione da 6.000 euro: l’aumento passerebbe da 156,11 a 72 euro, con una perdita di 84,11 euro mensili e 1.093,43 euro annui.
Il valore più alto della simulazione riguarda un assegno da 6.200 euro lordi. In questo caso l’incremento scenderebbe da 160,61 a 65,10 euro al mese: 95,51 euro in meno ogni trenta giorni, per un totale di 1.241,63 euro su tredici mensilità.
La protesta della Uil pensionati
Il segretario generale della Uil pensionati, Carmelo Barbagallo, contesta l’ipotesi di un’ulteriore riduzione della rivalutazione. «Continuiamo a considerare assurdo un nuovo taglio della rivalutazione», afferma, aggiungendo che «non si può continuare a fare cassa sui pensionati: sono persone, non bancomat».
Barbagallo avverte che il sindacato non resterà fermo qualora la misura venisse confermata. «I pensionati sono 16 milioni, e vogliono continuare a fare il bene del Paese e delle loro famiglie», sottolinea.
Per la Uilp, dunque, la questione non riguarda soltanto le percentuali di adeguamento, ma il criterio con cui vengono applicate. La simulazione descrive un impatto crescente sugli assegni medio-alti, ma il quadro resta provvisorio: le cifre definitive dipenderanno dal decreto del Mef e dalle regole che saranno effettivamente approvate.
(con fonte AdnKronos)
