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Ex Ilva, salta l’intesa sul futuro degli stabilimenti: scatta lo sciopero
Dopo l’incontro a Palazzo Chigi, Fiom, Fim e Uilm denunciano l’assenza di risposte su decarbonizzazione, tutela dei redditi e ripartenza delle linee produttive
Ventiquattro ore di sciopero in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva, per ogni turno. È la risposta di Fiom, Fim e Uilm all’esito dell’ultimo incontro sulla vertenza, svoltosi a Palazzo Chigi. I sindacati accusano il Governo di concentrarsi sugli ammortizzatori sociali senza indicare una prospettiva concreta per il ritorno al lavoro e per il futuro industriale del gruppo.
In una nota unitaria, le tre organizzazioni spiegano di aver preso atto che, al momento, il confronto riguarda soltanto gli strumenti di sostegno ai lavoratori di tutti i siti, senza un percorso definito per il ripristino dell’attività produttiva.
«L’unico aspetto oggetto attualmente della discussione con il Governo è quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e per tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro», scrivono Fiom, Fim e Uilm.
Il piano di rilancio resta senza risposte
I sindacati ricordano di aver presentato al Governo, lo scorso luglio, un documento unitario intitolato Piano straordinario nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva. La proposta chiedeva impegni concreti su tre fronti: un piano industriale credibile per la decarbonizzazione di tutti i siti, misure sociali a tutela dei dipendenti diretti e dell’appalto, compresi i lavoratori di Ilva As, e un intervento diretto dello Stato come garante della transizione e dell’occupazione.
Secondo le organizzazioni sindacali, durante l’ultimo incontro non si è discusso di un progetto capace di tenere insieme la salvaguardia dei posti di lavoro, la tutela del reddito e il risanamento ambientale.
Nessuna risposta sarebbe arrivata neppure sulla possibilità di acquistare semilavorati per rimettere in funzione le linee a freddo di finitura negli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e negli altri siti produttivi del gruppo.
La richiesta di strumenti straordinari per i lavoratori
Nel confronto con il Governo, denunciano ancora Fiom, Fim e Uilm, non sarebbero state affrontate nemmeno le misure straordinarie necessarie ad accompagnare la fase di transizione. Tra queste, i sindacati indicano i prepensionamenti, gli incentivi all’esodo e i percorsi di riqualificazione professionale, in vista di una possibile ricollocazione nel futuro ciclo produttivo decarbonizzato.
È su queste mancate risposte che si fonda la decisione di proclamare la mobilitazione nazionale di 24 ore per lunedì 12 ottobre, estesa a tutti gli stabilimenti del gruppo e a ogni turno di lavoro.
La protesta potrebbe inoltre proseguire nei giorni successivi. Le tre sigle sindacali non escludono infatti di ampliare la mobilitazione, anche attraverso iniziative articolate a livello territoriale.
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(con fonte AdnKronos)

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