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Iran, Pezeshkian apre agli Usa: “Rispetteremo l’accordo se lo faranno anche loro”
Dal vertice Sco di Bishkek il presidente iraniano accusa Washington di aver abbandonato gli impegni presi a giugno. Intanto due petroliere vengono colpite nello Stretto di Hormuz
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian riapre alla possibilità di un’intesa con gli Stati Uniti, ma pone una condizione precisa: Washington dovrà tornare a rispettare gli impegni assunti nell’accordo raggiunto con Teheran a giugno. L’apertura è arrivata dal vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), in corso a Bishkek, capitale del Kirghizistan.
“Se l’America tornerà a rispettare i propri obblighi previsti nel suddetto memorandum d’intesa, la Repubblica Islamica dell’Iran lo farà immediatamente”, ha dichiarato Pezeshkian durante il vertice, secondo quanto riferito dall’agenzia iraniana Irna.
Il presidente iraniano ha ricostruito il percorso che aveva portato all’intesa provvisoria, ricordando i circa tre mesi di negoziati condotti con la mediazione di Pakistan e Qatar. Il risultato era stato il cosiddetto accordo di Islamabad.
Secondo Pezeshkian, però, gli Stati Uniti avrebbero mantenuto i propri impegni per meno di due settimane dopo la firma. Da quel momento, ha accusato il presidente iraniano, sarebbero arrivate nuove richieste da parte di Washington e sarebbe iniziato il mancato rispetto degli obblighi previsti dall’accordo.
Teheran sostiene di avere reagito a quelle che considera violazioni statunitensi del memorandum con misure proporzionate. Nel frattempo, il percorso diplomatico per arrivare alla fine della guerra e a un accordo definitivo rimane bloccato.
Il termine di 60 giorni previsto dall’intesa preliminare di giugno è scaduto il mese scorso senza che fosse raggiunto l’accordo definitivo. Tra i temi destinati a essere affrontati c’è anche il programma nucleare iraniano.
Un nuovo tentativo di rilanciare i negoziati è partito la scorsa settimana. Le delegazioni di Pakistan, Qatar e Oman, Paesi coinvolti nella mediazione, hanno raggiunto Teheran per riaprire il confronto. Restano tuttavia irrisolti alcuni nodi centrali, compresa la questione della rotta marittima attraverso lo Stretto di Hormuz.
Proprio sulla possibilità di un nuovo confronto diplomatico Pezeshkian ha lanciato un avvertimento. L’assenza di garanzie concrete sull’attuazione degli accordi e il ritorno a una politica basata su pressioni e minacce, ha affermato nel suo intervento alla Sco, rischiano di compromettere il percorso negoziale.
Nel frattempo, la tensione è tornata a concentrarsi sulle acque dello Stretto di Hormuz. Due petroliere che trasportavano greggio sarebbero state colpite da proiettili di origine sconosciuta mentre si dirigevano verso l’uscita dello Stretto.
L’agenzia marittima britannica Ukmto aveva inizialmente segnalato che una petroliera era stata raggiunta da tre proiettili sconosciuti durante il transito, senza registrare vittime né conseguenze ambientali. La società di sicurezza marittima Vanguard Tech aveva identificato la nave come la Senegal Prosperity, battente bandiera liberiana.
Successivamente, l’agenzia marittima greca Marisks ha riferito all’Afp che le navi coinvolte sarebbero state due e che gli episodi si sarebbero verificati a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro nella serata di lunedì.
Oltre alla Senegal Prosperity, sarebbe stata colpita anche la Sidr, petroliera battente bandiera saudita. Secondo Marisks, la vicinanza temporale dei due episodi rappresenterebbe un ulteriore innalzamento del livello di rischio nello Stretto di Hormuz.
Vanguard Tech ha inoltre riferito che alcuni razzi avrebbero colpito la Senegal Prosperity sul fianco sinistro, interessando anche la sala macchine e una zavorra e provocando la perdita delle comunicazioni.
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(con fonte AdnKronos)
