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Trump e l’11 settembre, i racconti del tycoon tra ricordi e smentite
A 25 anni dagli attentati, il presidente americano ha aggiunto nuovi dettagli sulla sua presenza a New York. Ma su diversi episodi non sono emerse prove a conferma
A 25 anni dagli attentati dell’11 settembre, il racconto di Donald Trump su quelle ore e sui giorni immediatamente successivi continua a intrecciare episodi documentati, ricostruzioni parziali e dettagli per i quali non sono emerse conferme indipendenti. Nel corso degli anni il presidente americano ha infatti fornito versioni differenti della propria esperienza, arrivando recentemente ad aggiungere nuovi particolari sulla sua presunta presenza nell’area di Ground Zero.
L’ultimo capitolo è arrivato martedì, durante una cerimonia dedicata alle vittime e ai soccorritori. Trump ha raccontato di essere intervenuto con la propria squadra subito dopo gli attentati: «Stavo costruendo un grande edificio a New York e portai laggiù tutta la squadra subito dopo quello che era successo». In seguito ha precisato di non essere arrivato sul luogo degli attacchi l’11 settembre, ma «poco dopo».
Il presidente ha quindi rievocato un episodio che lo avrebbe visto nei pressi di One Liberty Plaza, l’ex U.S. Steel Building, mentre si temeva che il grattacielo potesse crollare. Secondo il suo racconto, due vigili del fuoco lo avrebbero afferrato sotto le braccia e trascinato via di corsa.
Quella parte della ricostruzione, però, non trova riscontro nelle verifiche effettuate da Pbs, PolitiFact e The Atlantic. Il timore che l’edificio potesse essere instabile dopo gli attentati è documentato, ma non sono emerse prove della presenza di Trump durante quell’episodio né del fatto che fosse stato portato in salvo dai pompieri. Una versione più sintetica dello stesso racconto era già stata proposta dal tycoon nel 2016 e poi nel 2021.
La presenza a Ground Zero due giorni dopo
Una presenza di Trump nell’area di Lower Manhattan è invece documentata il 13 settembre, due giorni dopo gli attentati. In quelle immagini d’archivio, l’allora imprenditore parla con i giornalisti e afferma di avere già più di 100 uomini impegnati nell’area e altri 100-150 in arrivo.
Il riferimento era alle operazioni nella zona devastata dal crollo delle Torri Gemelle. Trump parlava di «un paio di centinaia di persone» che sarebbero state presenti o in procinto di raggiungere il luogo.
Anche su questo punto, tuttavia, non sono state trovate prove indipendenti capaci di dimostrare che centinaia di suoi dipendenti avessero effettivamente lavorato alla rimozione delle macerie. Richard Alles, all’epoca responsabile dei vigili del fuoco di New York coinvolto nelle operazioni, ha dichiarato di non avere mai avuto notizia della presenza di Trump o di una squadra di suoi operai. A suo giudizio, un contingente di quelle dimensioni avrebbe lasciato una traccia nelle registrazioni delle operazioni.
Cosa disse Trump l’11 settembre
Anche la ricostruzione delle ore degli attentati è cambiata nel tempo. L’11 settembre 2001 Trump parlò in diretta televisiva dalla sua abitazione nella Trump Tower, a circa 6,5 chilometri dal World Trade Center. Raccontò di avere una finestra con vista sulle Torri e di avere assistito a una «enorme esplosione».
Negli anni successivi avrebbe aggiunto altri particolari, sostenendo di avere visto il secondo aereo schiantarsi contro una delle torri e persino persone lanciarsi dagli edifici. Dettagli che non compaiono nell’intervista rilasciata lo stesso giorno degli attentati.
Sempre l’11 settembre, Trump fece anche un’affermazione relativa al proprio edificio di 40 Wall Street. Dopo il crollo del World Trade Center, sostenne che il suo grattacielo fosse diventato il più alto di Lower Manhattan. Il dato era però errato: il vicino 70 Pine Street era più alto.
Dalle proteste di Jersey City al caso Omar
Nel corso degli anni si sono aggiunti altri racconti controversi. Durante la campagna presidenziale del 2015, Trump sostenne di avere visto «migliaia e migliaia» di persone festeggiare a Jersey City mentre le Torri Gemelle crollavano, riferendosi a residenti musulmani. Le verifiche condotte successivamente da diversi fact-checker non hanno trovato prove a sostegno di quella ricostruzione.
Nel 2019 il presidente rilanciò inoltre un video presentandolo come una testimonianza della deputata democratica musulmana Ilhan Omar mentre ballava nell’anniversario dell’11 settembre. La verifica di Cbs News stabilì però che le immagini erano state registrate durante un evento del Congressional Black Caucus e non il giorno dell’anniversario degli attentati.
Trump ha inoltre rivendicato di avere previsto con largo anticipo il pericolo rappresentato da Osama bin Laden, citando un passaggio del proprio libro The America We Deserve, pubblicato nel 2000. Anche questa rivendicazione va però letta alla luce del fatto che bin Laden e al-Qaeda erano già figure note negli Stati Uniti: il gruppo terroristico era stato collegato agli attentati del 1998 contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania.
Il 25esimo anniversario
Nel giorno del 25esimo anniversario, Trump non ha partecipato alla cerimonia di Ground Zero. L’amministrazione americana è stata rappresentata dal vicepresidente JD Vance. Il presidente ha invece preso parte alla commemorazione al Pentagono insieme alla First Lady Melania Trump.
Nel suo intervento ha ricordato le vittime dell’11 settembre e ha parlato dell’unità degli americani di fronte alla tragedia. «Quel giorno eravamo tutti newyorkesi. Tutti quanti. Eravamo tutti newyorkesi, ma eravamo anche tutti americani. Eravamo tutti una famiglia», ha detto Trump, tornando con le parole di oggi a una giornata che, nella sua personale ricostruzione, negli anni ha assunto contorni diversi.
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(con fonte AdnKronos)
