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Putin, nuovo avvertimento all’Europa: «L’invio di truppe in Ucraina sarebbe guerra»
Dal vertice Brics in India il presidente russo ribadisce di non considerare l’Europa un obiettivo e attribuisce all’Occidente la responsabilità dell’origine della guerra
«L’Europa sta spingendo i suoi Paesi verso la guerra con la Russia». È l’accusa rilanciata da Vladimir Putin dal vertice dei Brics in India, dove il presidente russo torna a evocare il rischio di un confronto diretto con i Paesi europei e attribuisce alle leadership occidentali la responsabilità di un’eventuale escalation.
Al centro delle sue dichiarazioni c’è soprattutto l’ipotesi di un possibile invio di militari europei in Ucraina con compiti di supervisione. Per Putin, una simile eventualità cambierebbe la natura dello scontro: «L’invio di truppe europee in Ucraina significherebbe una guerra con la Russia», ha affermato, accusando contemporaneamente le élite europee di alimentare tra i cittadini la paura di una minaccia russa che il Cremlino considera immaginaria.
Le parole arrivano a pochi giorni dai contatti diretti tra Mosca e Washington. Una settimana fa Putin aveva ricevuto nella capitale russa gli emissari del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Nel corso del successivo colloquio telefonico con Trump, il presidente russo aveva inoltre sostenuto che Mosca non avrebbe intenzione di attaccare i Paesi della Nato.
La stessa posizione viene ribadita dal vertice indiano. «La Russia non minaccia e non intende minacciare i Paesi europei», ha dichiarato Putin, sostenendo che Mosca non avrebbe alcun motivo per entrare in conflitto con l’Europa. Il presidente russo individua invece nei Paesi europei della Nato i principali responsabili dell’attuale tensione.
Putin collega questa lettura anche ai risultati delle recenti elezioni regionali in Germania, citando in particolare il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt. Secondo il presidente russo, una parte dell’elettorato europeo sarebbe sempre più consapevole del rischio di essere trascinata in un conflitto con Mosca. L’AfD, tra le proprie posizioni, sostiene lo stop al sostegno tedesco all’Ucraina.
Nel suo intervento Putin torna poi sulla sua interpretazione delle origini della guerra. Secondo il leader del Cremlino, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica l’Occidente avrebbe agito nella convinzione di poter esercitare un’influenza senza limiti. «Si sono sentiti in cima al Monte Olimpo», ha affermato, accusando i Paesi occidentali di aver accumulato errori dopo la fine della Guerra Fredda.
Nella ricostruzione proposta da Putin, un passaggio decisivo sarebbe stato il 2014, quando, secondo la sua versione, l’Occidente avrebbe iniziato a spingere l’Ucraina verso la Nato dopo quelli che definisce gli eventi di quell’anno come un «colpo di Stato». Da qui, sostiene il presidente russo, sarebbe partito il processo che ha portato alla situazione attuale.
Putin attribuisce inoltre all’Occidente l’obiettivo di «stritolare la Russia», prima attraverso i separatisti del Caucaso e successivamente attraverso il governo ucraino. È la lettura del Cremlino sull’origine del conflitto, che il presidente russo ripropone anche nel quadro più ampio dei rapporti internazionali, tornando a parlare della partecipazione russa al G8.
Nelle dichiarazioni di Putin trova spazio anche il fronte energetico. Il presidente russo sostiene che gli errori commessi dall’Europa nel settore dell’energia finiranno per produrre un ulteriore aumento dei prezzi del gas per i cittadini europei. Mosca, afferma, continua invece a vendere le proprie risorse energetiche a prezzi determinati dal mercato.
È un riferimento alla progressiva riduzione degli acquisti europei di energia russa dopo l’invasione dell’Ucraina. Secondo Putin, le materie prime che l’Europa ha smesso di acquistare come in passato continuano a trovare altri sbocchi, mentre le scelte energetiche europee avrebbero contribuito a rendere più costosa l’energia nel continente.
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(con fonte AdnKronos)
