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Germania, domenica il voto che può cambiare gli equilibri della Sassonia-Anhalt
L’AfD è accreditata del 42% contro il 22% della CDU, da decenni protagonista della politica regionale. Berlino teme anche il ritorno della nostalgia per la Germania Est
È la Sassonia-Anhalt il prossimo banco di prova per la politica tedesca. Domenica 6 settembre gli elettori del Land orientale saranno chiamati a rinnovare il Landtag e, per la prima volta, l’AfD potrebbe non limitarsi a essere il primo partito: i sondaggi lasciano aperta persino la possibilità di una maggioranza assoluta.
È uno scenario che mette in allarme le forze politiche tradizionali, da sempre contrarie a qualsiasi collaborazione con l’Alternative für Deutschland. La risposta resta quella della Brandmauer, la “barriera” politica costruita per impedire all’AfD di entrare in alleanze, accordi di governo o forme di cooperazione con gli altri partiti.
Il Parlamento regionale dispone di 97 seggi. A rendere ancora più delicato il quadro sarà il comportamento delle formazioni minori, soprattutto perché in Germania è prevista una soglia di sbarramento del 5%: chi non la supera resta fuori dal Landtag. Se saranno meno i partiti capaci di entrare in Parlamento, aumenterà automaticamente il peso in termini di seggi di quelli che riusciranno a superarla. Ed è proprio questo meccanismo che potrebbe avvicinare l’AfD alla possibilità di governare da sola.
Il sorpasso dell’AfD e il crollo della CDU
La distanza tra i due principali partiti racconta meglio di qualsiasi altra cosa il cambiamento degli equilibri nella regione.
Cinque anni fa l’AfD aveva ottenuto il 20,8%. Oggi i sondaggi la collocano intorno al 42%. La CDU, che per gran parte della storia della Sassonia-Anhalt riunificata ha rappresentato la principale forza di governo, ha invece visto quasi dimezzarsi il proprio consenso: dal 37,1% del 2021 è scesa a circa il 22%.
Più indietro si trovano Die Linke, intorno all’11%, la SPD all’8% e i Verdi al 6%. Le altre forze non raggiungerebbero il 5%, compresi i liberali dell’FDP e il BSW di Sahra Wagenknecht.
Proprio il BSW ha lasciato intravedere una possibilità destinata a complicare ulteriormente il dopo-voto: consentire all’AfD di esercitare un’influenza sul futuro governo regionale. Una delle ipotesi sarebbe quella di un presidente del Land non appartenente a un partito, sostenuto di volta in volta da maggioranze variabili.
Un territorio governato per decenni dalla CDU
Il possibile successo dell’AfD arriva in una regione che, dalla riunificazione della Germania nel 1990, è stata amministrata prevalentemente dalla CDU.
Dopo le esperienze di Gerd Gohlke e Werner Münch e una breve parentesi a guida SPD, la Sassonia-Anhalt è stata guidata dal 2002 al 2011 da Wolfgang Böhmer. A lui è seguito Reiner Haseloff, rimasto alla guida del Land per un lungo periodo prima della conclusione del suo mandato, avvenuta soltanto pochi mesi fa. A gennaio ha assunto l’incarico l’attuale presidente del Land, Sven Schulze.
La CDU ha sperimentato negli anni diverse formule di governo. Prima la grande coalizione con la SPD, quindi la cosiddetta “coalizione Kenya”, composta da CDU, SPD e Verdi, e infine la “coalizione Germania”, con CDU, SPD e FDP.
La Sassonia-Anhalt conta poco più di 2,2 milioni di abitanti. Solo Halle e Magdeburgo superano i 200.000 residenti. È anche una regione dal forte peso storico e culturale: a Wittenberg Martin Lutero affisse nel 1517 le sue 95 tesi, mentre Lutherstadt Eisleben è la città in cui nacque e morì.
Dessau rappresenta invece uno dei luoghi fondamentali nella storia del Bauhaus. Fu qui che il movimento si trasferì nel 1925, sotto la guida di Walter Gropius.
Il nodo economico
La crescita dell’AfD ha aperto anche una discussione sul futuro economico della regione. A lanciare l’allarme è stato Moritz Kraemer, capo economista della Landesbank Baden-Württemberg, secondo il quale un programma basato su posizioni isolazioniste potrebbe risultare particolarmente problematico per un Land fortemente dipendente dal commercio internazionale.
Tra le proposte citate da Kraemer figurano l’uscita dall’eurozona, una ristrutturazione dell’Unione europea, la reimmigrazione e un rafforzamento della difesa nazionale. Misure che, secondo l’economista, rischierebbero di provocare conseguenze pesanti su un’economia che negli ultimi anni ha aumentato la propria esposizione ai mercati esteri.
La quota dell’export della Sassonia-Anhalt è infatti passata dal 26% del 2009 al 33% del 2024. Un cambiamento radicale dell’attuale assetto, sostiene Kraemer, potrebbe destabilizzare le imprese e spingerne alcune a trasferirsi in altre regioni della Germania. Non necessariamente fuori dal Paese, ma comunque lontano da una regione che da anni deve fare i conti con il declino demografico.
Dal 2000 la popolazione della Sassonia-Anhalt è diminuita del 18%. Nello stesso periodo il numero dei lavoratori che versano contributi sociali è calato di quasi il 4%, mentre a livello nazionale è aumentato del 25%.
Particolarmente importante è il contributo dei lavoratori con background migratorio, considerati essenziali per mantenere in attività le industrie locali.
Da Leuna a Halle, la trasformazione del triangolo chimico
La storia industriale della Sassonia-Anhalt passa anche attraverso il cosiddetto triangolo chimico formato da Leuna, Bitterfeld e Halle/Merseburg.
Durante l’epoca della Germania Est, questa vasta area rappresentava uno dei motori dell’industria chimica del Paese e basava una parte importante della propria economia sull’estrazione della lignite.
L’abbandono progressivo del carbone ha imposto una trasformazione radicale. Il territorio è stato sottoposto a un vasto processo di bonifica ed è stato successivamente riconvertito in moderni parchi industriali ad alta tecnologia.
Oggi l’area continua a garantire lavoro a circa 10.000 persone, anche se nel corso della trasformazione non sono mancate perdite occupazionali. Allo stesso tempo, la regione è riuscita ad attirare nuovi investimenti.
La memoria della Germania Est torna nella campagna elettorale
Accanto alla sfida politica ed economica c’è poi un altro elemento che sta alimentando il dibattito: il ritorno di una certa nostalgia per la Germania Est.
Il tema è arrivato anche a Berlino. Durante una cerimonia dedicata al 65° anniversario della costruzione del Muro di Berlino, il ministro della Cultura Wolfram Weimer ha condannato quelli che ha definito «tentativi estremisti» di romanticizzare l’ex regime della Germania orientale.
Weimer ha ricordato la natura repressiva della dittatura della SED, citando l’assenza di elezioni e stampa libere, la mancanza di libertà di movimento e il ruolo della Stasi, con le sue camere di tortura e le squadre della morte lungo il Muro.
Dieter Dombrowski, presidente dell’Unione delle vittime della tirannia comunista, ha inoltre riferito di un episodio particolarmente significativo: alcuni sostenitori dell’AfD hanno recentemente intonato l’inno nazionale della Germania Est durante un comizio.
Anche Ulrich Siegmund, candidato dell’AfD, ha scelto di utilizzare questo immaginario. Nato tre settimane dopo la riunificazione tedesca, Siegmund ha organizzato raduni motociclistici dedicati alle Simson, moto diventate un simbolo dell’identità della Germania Est.
Domenica il voto dirà quanto questa combinazione di protesta politica, trasformazioni economiche e memoria del passato sarà riuscita a spostare ulteriormente gli equilibri di una regione che per decenni è stata un territorio della CDU e che oggi potrebbe consegnare all’AfD il risultato più importante della sua storia regionale.
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(con fonte AdnKronos)
