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Chiara Petrolini, la Procura di Parma fa appello contro la sentenza
I pm contestano l’assoluzione per l’omicidio del primo figlio e la riqualificazione in occultamento del reato relativo al secondo neonato
La Procura della Repubblica di Parma ha depositato oggi l’appello contro la sentenza pronunciata il 24 aprile dalla Corte d’Assise di Parma nei confronti di Chiara Petrolini. I magistrati contestano due punti della decisione: l’assoluzione dall’accusa di omicidio per il primo figlio, Domenico Matteo Granelli, e la riqualificazione da soppressione a occultamento di cadavere per il secondo bambino, Angelo Federico Granelli.
Petrolini era stata condannata complessivamente a 24 anni e 3 mesi di reclusione. Secondo la Procura, però, la decisione di primo grado non avrebbe adeguatamente valutato alcuni elementi relativi ai due episodi avvenuti a Traversetolo.
Il primo figlio e il dubbio sulla nascita
Per quanto riguarda il fatto del 12 maggio 2023, la Corte d’Assise aveva riconosciuto la responsabilità di Petrolini per la soppressione del cadavere del bambino, successivamente identificato come Domenico Matteo Granelli. Il corpo era stato rinvenuto soltanto nel settembre 2024, in condizioni ormai scheletriche, nell’ambito delle indagini condotte dalla Procura.
La Corte aveva invece assolto l’imputata dall’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione. Il punto decisivo era rappresentato dalla mancata certezza, secondo i giudici, che il bambino fosse nato vivo.
È proprio su questo aspetto che la Procura ha concentrato una parte dell’impugnazione. Il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, spiega che l’accusa ritiene possibile ricavare dagli elementi acquisiti la prova della vitalità del neonato al momento del parto. Da questa ricostruzione deriverebbe, secondo i pm, anche la responsabilità di Petrolini per l’omicidio aggravato e premeditato di Domenico Matteo Granelli.
Il secondo bambino
Diversa la valutazione della Corte d’Assise sul secondo episodio, avvenuto il 7 agosto 2024. In questo caso i giudici avevano ritenuto provata la responsabilità di Petrolini per la morte del piccolo Angelo Federico Granelli.
La contestazione della Procura riguarda invece ciò che accadde successivamente al corpo. Il cadavere era stato nascosto, ma era stato poi casualmente riportato alla luce da uno dei cani presenti nella zona. Per la Corte d’Assise, questo comportamento doveva essere qualificato come occultamento di cadavere, un reato meno grave rispetto alla soppressione contestata dall’accusa.
La Procura non condivide questa ricostruzione. Secondo i magistrati, il fatto che il cane abbia casualmente trovato e riportato alla luce il corpo non modifica la volontà che avrebbe guidato l’azione di Petrolini: quella di farlo sparire definitivamente.
Per l’accusa, dunque, l’esito fortuito del nascondimento non può trasformare la condotta in un semplice occultamento. La Procura sostiene inoltre che la volontà di eliminare ogni traccia del secondo cadavere sarebbe coerente con quanto avvenuto poco più di un anno prima con il primo figlio.
La vicenda passa ora al secondo grado di giudizio. A esaminare l’appello sarà la Corte d’Assise d’Appello di Bologna.
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(con fonte AdnKronos)
